Natuzzi, incontro al Ministero per conoscere il piano industriale. A rischio 700 lavoratori

Natuzzi, incontro al Ministero per conoscere il piano industriale. A rischio 700 lavoratori
di Beppe STALLONE
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Mercoledì 2 Marzo 2022, 05:00

C’è grande attesa per l’incontro di questo pomeriggio a partire dalle ore 16, quando sindacati, azienda Natuzzi, task force per l’occupazione regionale e rappresentanti della Regione Puglia e Basilicata, si confronteranno, per via telematica, con i tecnici del Ministero per lo sviluppo economico.

Il nuovo piano industriale

Attesa e trepidazione per conoscere nei dettagli il nuovo piano industriale che il gruppo presenterà e che avrà valenza fino al 2026. Ci sono in ballo innanzitutto 700 posti di lavoro, cioè gli esuberi prospettati da tempo dal gruppo Natuzzi. È vero che a febbraio è stata firmata la cassa integrazione straordinaria, in scadenza l’11 febbraio scorso, per un altro anno. Questo rappresenta per 463 dipendenti una vitale boccata di ossigeno, ma è altrettanto vero che ce ne sono circa 1500 in contratto di solidarietà, con riduzione di orario di lavoro e di retribuzione. Insomma, per i quasi 2000 dipendenti degli stabilimenti italiani, è giunta l’ora di sapere bene cosa vuole fare Natuzzi nei prossimi anni, se e come intende riuscire a far rientrare tutti nel ciclo produttivo, dato che sono 20 anni che l’azienda fa ricorso alle politiche passive del lavoro.

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Anche se le notizie da Santeramo vengono fuori col contagocce, per correttezza nei confronti di sindacati e istituzioni che parteciperanno al tavolo, il nuovo piano industriale sicuramente prevede un rilancio del brand nelle sue varie declinazioni Natuzzi editions, Natuzzi Italia, Divani & Divani e relativo incremento delle somme destinate alla promozione. Di pari passo con la promozione crescerà la rete vendite con negozi monomarca e apertura, fino al 2026, di oltre 450 punti vendita. Altro punto di forza del gruppo è il nuovo stabilimento di contrada Graviscella ad Altamura, la fabbrica 4.0. Qui i lavoratori operano con nuovi macchinari. C’è un modo nuovo di produrre, ambiente organizzato, poco rumoroso, fondamentale per il benessere del lavoratore ma anche per il livello della produzione stessa. Tutto lascia pensare che il nuovo piano industriale del gruppo leader nella produzione e vendita di divani, poltrone, mobili e complementi d’arredo, si muoverà contemporaneamente su investimenti e lavoro, competitività e occupazione.

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La dislocazione degli stabilimenti


Quanto alla dislocazione degli stabilimenti nel mondo resteranno in gestione diretta i siti italiani e quelli di Romania, Cina e Brasile. Per Messico e Vietnam c’è l’opzione esterna. Il gruppo Natuzzi conta circa 4.300 dipendenti nel mondo ed è quotato in borsa dal 1993, unica azienda non americana del settore arredamento, quotata a Wall Street. Natuzzi esporta il 90% della produzione in 123 mercati e detiene le maggiori quote di mercato in Europa e in America. Sede centrale a Santeramo in Colle. I prodotti sono distribuiti attraverso 296 negozi monomarca in tutto il mondo. Nel 2021 il fatturato è stato pari a 450 milioni di euro, al primo posto nel settore mobili e complementi di arredo made in Italy. Degli 11 stabilimenti italiani, 2 sono in Basilicata, 4 in Puglia a Laterza, la sede centrale a Santeramo, un altro in contrada Jesce fra Santeramo e Matera e l’ultimo nato, inaugurato a novembre ad Altamura, la cosiddetta fabbrica 4.0. C’è poi un magazzino deposito a Ginosa.

La posizione dei sindacati


Tornando all’incontro di questo pomeriggio, da parte sindacale c’è da registrare un atteggiamento di cauta fiducia. «Oggi presenteranno formalmente il nuovo piano industriale e rispetto a quello – dichiara Ignazio Savino, segretario generale della Fillea Cgil Bari-Bat e Puglia - capiremo cosa ne pensano le istituzioni e quale genere di integrazioni o di suggerimenti le parti sociali possano apportare al piano, per una gestione più serena ed efficace possibile. In base al piano il delta può allargarsi o restringersi. Dobbiamo capire quali strumenti mettono in campo perché finora l’azienda non si è voluta sbottonare». Si teme che il numero degli esuberi possa essere superiore a quanto detto finora. «Gli esuberi sono 700 - risponde il segretario della Fillea Cgil - non credo possano aumentare, diminuire questo sì, ce lo auguriamo. Noi puntiamo a un piano industriale che rilanci l’azienda definitivamente e le consenta di stare sul mercato evitando di continuare a bruciare gli ammortizzatori sociali e stare in una situazione di precarietà, così come la abbiamo conosciuta negli ultimi 20 anni. D’altra parte nella speranza che la guerra sia solo una triste parentesi, vedendo gli indici di crescita del settore, del Pil e dell’economia in generale, questo dovrebbe essere il momento opportuno per fare un piano industriale di rilancio che superi l’emergenza, si tratta di capire se le condizioni di contesto lo consentiranno».

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