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Mafia nigeriana, chieste 24 condanne per tratta e riduzione in schiavitù

L'attività di arricchimento dei due clan si basava sulla regola delle "tre d", donne-denaro-droga

Mafia nigeriana, chieste 24 condanne per tratta e riduzione in schiavitù
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Sabato 11 Giugno 2022, 18:18 - Ultimo aggiornamento: 20:06

Mafia nigeriana, chieste 24 condanne per tratta e riduzione in schiavitù. La Dda di Bari ha chiesto 24 condanne a pene fino a 27 anni di reclusione nei confronti di altrettanti presunti componenti di due gang nigeriane organizzate come «sette segrete dalla struttura militare e dalla inaudita ferocia», accusate di aver gestito per anni, all'interno del Centro di accoglienza per richiedenti asilo di Bari, il racket della prostituzione di donne connazionali vittime di tratta e l'accattonaggio di mendicanti, utilizzando riti voodoo, pestaggi e accoltellamenti.

I due gruppi criminali, ritenuti mafiosi, denominati Vikings e Eiye, ma più noti come "Rossì e Blu" dai colori dell'abbigliamento scelto in occasione dei summit, secondo l'accusa avevano stabilito la loro base operativa nel Cara e operavano soprattutto nel quartiere Libertà. L'indagine della Squadra Mobile di Bari, coordinata dalle ex pm Antimafia Simona Filoni e Lidia Giorgio e poi dalla collega Daniela Chimienti, partirono nel 2016 dalla denuncia anonima di alcune presunte vittime, accertando che lo sfruttamento della prostituzione sarebbe stato la principale attività di arricchimento dei due clan, sulla base della regola delle 'tre d', donne-denaro-droga, con le donne costrette a sottomettersi con violenza fisica e psicologica, in quanto considerate «oggetti fabbricasoldi».

Stessa violenza sarebbe stata riservata ai mendicanti, costretti a pagare il pizzo sull'elemosina per garantirsi una postazione davanti ai supermercati di Bari e provincia. Per arruolarsi nelle gang, gli aspiranti adepti - hanno documentato gli investigatori - dovevano sottoporsi a «prove di coraggio» con le mani legate e incappucciati, picchiati dagli affiliati anziani e, nell'atto di giurare, «costretti a bere una bevanda composta da sangue umano e alcol quale segno di fedeltà sino alla morte», con punizioni corporali nei confronti di chi rifiutava di affiliarsi o di pagare la periodica retta di appartenenza e di prostituirsi.

Gli imputati, tutti arrestati nel dicembre 2019, erano stati ospiti del Cara fino a un anno prima. Le condanne più elevate, a 27 e 26 anni di reclusione, sono state chieste per i due presunti capi dei rispettivi gruppi, il 32enne Osas O Ighoruty e il 26enne Gbidi Trinity. Il processo si celebra dinanzi al Tribunale di Bari (presidente Rosa Calia Di Pinto, giudice a latere Giovanni Abbattista e Antonio Coscia).

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