Bari, effetto grandi cantieri: oltre 10mila posti di lavoro

Bari, effetto grandi cantieri: oltre 10mila posti di lavoro
di Samantha DELL'EDERA
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Domenica 26 Giugno 2022, 05:15

Diecimila posti di lavoro e due punti in più di Pil. Tanto influirà il miliardo di euro di opere pubbliche, previsto nel piano triennale approvato venerdì in Consiglio comunale, sull’economia della città. L’analisi, fondata su studi statistici, è riportata da Ugo Patroni Griffi, presidente dell’Autorità portuale e professore universitario. «Ci sono degli studi statistici – spiega – che traducono l’investimento infrastrutturale in punti Pil e posti di lavoro. Si parte da un appalto da 100 milioni che potrebbe generare 1000 posti di lavoro. Un miliardo genera 10mila posti di lavoro». Si tratta di impieghi di diverso tipo, ovviamente: non solo assunzioni, ma anche incarichi a progettisti o contratti a tempo determinato. «Non significa che ci saranno 10mila persone che lavoreranno ogni giorno – conclude il professore - ma che ci saranno 10mila occasioni di lavoro ed è un dato importantissimo in un periodo post pandemia, colpito dai rincari». 

361 interventi per un investimento di oltre un miliardo


Il piano triennale delle opere pubbliche del Comune di Bari riporta 361 interventi per un investimento complessivo di un miliardo e 129mila euro, di cui circa 351 milioni previsti per gli interventi del 2022 (31%), 700 milioni di euro nel 2023 (62%) e 77 milioni di euro nel 2024 (7%). La parte predominante dei finanziamenti deriva dal Pnrr ed ammonta complessivamente a circa 509 milioni di euro (il 46% della dimensione economica complessiva del piano), di cui 72 milioni di euro nel 2022 e 437 milioni di euro nel 2023.
«E’ indiscutibile – spiega l’assessore ai Lavori pubblici, Giuseppe Galasso – che una proliferazione di lavori pubblici all’interno di un territorio produca un miglioramento dell’economia. Questi cantieri non potranno essere realizzati solo da imprese locali, considerando il fatto che sono davvero tanti, e quindi verosimilmente arriveranno imprese anche da fuori che useranno maestranze di qui e di altre zone». 
Si prevede una saturazione dell’offerta di lavoro sul territorio. «Chi verrà da fuori avrà poi necessità di vitto, alloggio – continua Galasso - poi ci sono gli approvvigionamenti dei materiali che in molti casi devono essere necessariamente locali per esigenze di contenimento dei costi di trasporto. Stiamo parlando di un indotto davvero enorme, tra posti i lavoro, incentivazione di produzioni e utilizzo dei servizi offerti dalla città». 
Sei le grandi opere inserite nel piano: il Nodo verde, ossia la realizzazione di un parco da 70 ettari a copertura dei binari, per ricucire la frattura tra i quartieri, con un finanziamento di quasi 100 milioni di euro, il sistema Brt, (Bus rapid transit) da 159 milioni di euro che porterà a realizzare quattro linee dirette con bus elettrici collegando quattro punti della città, la riqualificazione di Costa Sud per 75 milioni di euro che mira a ridare nuova vita al lungomare tra Torre Quetta e San Giorgio con opere di urbanizzazione primaria e secondaria, il parco del Castello con 53 milioni di euro e i piani di riqualificazione a San Pio per 16 milioni di euro e Santa Rita per 10 milioni. A queste si aggiungono centinaia di interventi attesi in tutti i quartieri. Il restauro di piazza Umberto, il parco della rinascita nell’ex Fibronit a Japigia, i 28 milioni di euro stanziati per il restyling degli alloggi popolari. Ed ancora parchi, giardini, rotatorie, nuove strade, i waterfront di Santo Spirito, Bari Vecchia e del Faro, le nuove fogne al San Paolo e a Carbonara, la spiaggia tra Torre Quetta e Pane e pomodoro, i 10 milioni di euro per il parcheggio a Lamasinata, i nove asili nido nei quartieri ancora sprovvisti, la realizzazione di scuole ex novo come l’Anna Frank, abbattendo il prefabbricato che tanti problemi causa ad alunni e famiglie.
«Stiamo parlando – spiega l’assessore al Bilancio del Comune di Bari, Alessandro D’Adamo – di cantieri che verranno aperti in tutta la città. Senza dimenticare che il piano triennale non è un piano “chiuso”: ci potranno anche essere ulteriori interventi inseriti negli anni in seguito ad esempio ad altri finanziamenti»

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