Bari, il cinema Jolly pronto a rinascere. Diventerà uno studio di registrazione e un’arena cinematografica all’aperto da 99 posti

Bari, il cinema Jolly pronto a rinascere. Diventerà uno studio di registrazione e un’arena cinematografica all’aperto da 99 posti
di Luciana CICERONE
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Sabato 29 Gennaio 2022, 05:00 - Ultimo aggiornamento: 07:10

Di solito ogni quartiere ha il proprio cinema di riferimento. Molti anni fa, si poteva dire lo stesso per la città di Bari, ma la crisi e la diffusione dei multisala hanno decretato la chiusura di circa 16 piccoli cinema. Icone baresi, luoghi di ritrovo per i nostri nonni e i nostri genitori, che chiudono definitivamente i battenti, portandosi con sé ricordi indelebili. 

Il rione Libertà


Pensiamo al rione Libertà. Qui, sorgeva il Jolly in un cortile di via Sagarriga Visconti; l’arena Giardino, oggi trasformata in un parcheggio nell’ex Manifattura; il cinema Redentore, che sorgeva alle spalle dell’omonima chiesa; il Supercinema, tra via Bovio e via Ravanas, che durò poco meno di dieci anni. De Andrè cantava che “dal letame nascono i fior”, quei fiori – che con ogni probabilità – rivedremo finalmente sbocciare nel capoluogo pugliese. Qualcosa bolle già in pentola e stiamo parlando del grande progetto dell’AncheCinema per restituire ai cittadini proprio uno dei gioielli del rione Libertà: l’ex cinema Jolly, tempio dei film in terza visione, abbandonato dagli anni ‘80.

Nascosto in fondo a un cortile di via Sagarriga Visconti, di fronte ai caseggiati dell’edilizia popolare fascista per i lavoratori delle ferrovie, era di proprietà del Dopolavoro Poste e Telegrafi, gestito dalla famiglia Petruzzelli. 

Il recupero dell'ex cinema


Un lodevole progetto per il territorio candidato al bando della Regione Puglia “Radici e Ali” e promosso dall’ex assessora Loredana Capone e dal direttore generale turismo e cultura, Aldo Patruno. L’idea è nata nel 2018 e, dopo un percorso tortuoso che ha portato alla firma del contratto di locazione nel 2020, prevede di trasformare un luogo storico della città in un vero e proprio centro di produzione artistica, puntando alla multidisciplinarietà e all’innovazione. Il centro consterà di uno studio di registrazione, di un’arena cinematografica silent all’aperto da 99 posti (i fruitori indosseranno cuffie interconnesse per rispettare le regole relative all’inquinamento acustico) e di un atelier all’avanguardia per la realizzazione di opere di grandi dimensioni da esporre nel sottovia Quintino Sella sulla facciata dell’ex Royal. Il tutto, ovviamente, all’insegna della sostenibilità. La Delegazione Fai Bari, inoltre, supporterà il progetto con l’organizzazione nei prossimi mesi di visite guidate presso la struttura.

Interessante anche la proposta del direttore dell’AncheCinema, Andrea Costantini, che ha lanciato sulla sua pagina Facebook, una sorta di contest per far decidere ai baresi stessi l’arte che in futuro decorerà le facciate del cinema. Tra le raffigurazioni più votate, non poteva non esserci quella dei due pilastri della comicità barese: Toti e Tata (Emilio Solfrizzi e Antonio Stornaiolo) nella veste degli Oesais. Per chi vorrà, c’è ancora la possibilità di avanzare altre idee originali. Nonostante le difficoltà causate dalla pandemia l’AncheCinema, come tutti i cittadini, spera di poter riportare il vecchio cinema a nuovi splendori.

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L’intervento di riqualificazione coinvolgerà l’esterno e l’interno della struttura con l’obiettivo di creare un centro culturale, specializzato nella produzione musicale, teatrale e coreutica. Lo spazio sarà a disposizione per un’orchestra, tra i candidati la Sinfonica Metropolitana della Città di Bari e numerose compagnie di danza, attori e musicisti che hanno partecipato al progetto nella sua prima fase.

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L’obiettivo è anche quello di creare un presidio culturale per avvicinare sia i giovani a rischio, sottraendoli dalle zone di degrado, sia le persone disabili, coinvolgendoli nella realizzazione di eventi culturali attraverso strumentazioni adeguate. Una grande opportunità per tutto il territorio, ma soprattutto per riconferire prestigio ad una struttura, emblema degli anni ’70.

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