Allarme criminalità giovanile a Bari, parla De Salvatore: «I numeri sono preoccupanti. Il Covid ha peggiorato tutto».

«La povertà economica e il malessere spingono i ragazzi verso strade pericolose»

Allarme criminalità giovanile a Bari, parla De Salvatore: «I numeri sono preoccupanti. Il Covid ha peggiorato tutto».
di Elga MONTANI
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Giovedì 10 Febbraio 2022, 05:00 - Ultimo aggiornamento: 11:05

La città di Bari e i suoi giovani sembrano vivere un brutto periodo. Diversi gli atti di vandalismo, senza considerare le aggressioni ai giovanissimi. Abbiamo cercato di capire quale sia la situazione insieme al procuratore presso il Tribunale per i minorenni di Bari Ferruccio De Salvatore.

Dottor De Salvatore negli ultimi mesi a Bari sono diverse le situazioni che hanno visto protagonisti in negativo i più giovani, dall’incendio al giardino di via Siponto, alle aggressioni al parco, fino alle scritte sulla colonna infame e sulle mura del Castello. Qual è la situazione in città?

«Qualcosa nel mondo dei giovani a Bari sta cambiando, purtroppo in senso peggiorativo. Se è vero che i dati in nostro possesso, relativi al 2021, con riferimento ad alcuni reati tipici degli adolescenti, non sono ancora particolarmente allarmanti, dobbiamo tener conto che negli ultimi 4-5 mesi si stanno verificando diversi episodi che devono farci “raddrizzare le antenne”. Per quanto riguarda le rapine in danno di adolescenti, posso dire che due di queste sono state consumate il 31 ottobre i due luoghi poco distanti l’uno dall’altro, e per le modalità e i tempi si potrebbe pensare che i soggetti siano gli stessi. Inoltre, da alcuni dettagli, non possiamo escludere che le stesse persone siano responsabili anche di un’altra rapina. Per stabilire se si tratta della stessa banda occorre avere la certezza che un gruppo di adolescenti operi stabilmente, e con continuità. Al momento, tenendo conto dei dati, ho qualche difficoltà a parlare di baby gang. È importante, quindi, evitare l’enfatizzazione mediatica, che potrebbe creare una percezione di diffusa insicurezza, senza alcuna base concreta. Non possiamo comunque ancora parlare, per Bari e provincia, di emergenza criminalità minorile».

Il comandante della polizia locale, in merito alle aggressioni ai minori al parco, ha sottolineato come sia fondamentale che tali atti vengano denunciati, e non solo via social.

«Questi atti non devono essere sottovalutati e non devono essere evitati per paura di reazioni. Spesso non si denuncia perché si ritiene siano ragazzate. Le denunce o le eventuali querele sono fondamentali per poter procedere, tenendo conto del fatto che poi, nel momento in cui un minore entra nel circuito penale, viene preso in carico dal sistema giustizia minorile. Questo sistema mira non solo e non tanto alla repressione, ma a sostenere il minore che ha sbagliato puntando, attraverso gli istituti che gli sono propri, al recupero dello stesso alla collettività». 

Cosa può esserci alla base di tali comportamenti dei giovani? L’emergenza epidemiologica e le restrizioni dovute al Covid possono aver inciso in qualche modo nel comportamento dei ragazzi?

«Questa situazione ha inciso molto. Per quanto riguarda i ragazzi ci troviamo di fronte ad un malessere diffuso, che ha molte facce ed è radicato in una situazione di povertà, non solo materiale. La povertà economica, acuita dal Covid, incide nella crescita e spesso si risolve anche in povertà educativa. Ma parliamo anche di povertà di relazioni affettive e delle emozioni. La povertà materiale determina la sofferenza di tantissimi bambini, che trascorrono la propria infanzia in famiglie in cui è misconosciuta e avversata la cultura della legalità. Vivono in situazioni di promiscuità morale e materiale che spesso si risolvono in violenze fisiche e sessuali tra le pareti domestiche. Ci sono famiglie in cui i genitori non si dimostrano all’altezza del proprio ruolo, e spesso sollecitano i figli a trasgredire le regole. Questa povertà materiale produce quella devianza che si sostanzia nella commissione dei reati di cui parlavamo. Per quanto riguarda, invece, la povertà delle relazioni affettive, essa trae origine nella crisi della famiglia, e nella solitudine dei bambini e degli adolescenti. Questo tipo di povertà si traduce nell’abuso di alcol e di sostanze stupefacenti, e prescinde dalla fascia sociale e dal livello culturale del nucleo di appartenenza. Inoltre, c’è la povertà delle emozioni legata alla difficoltà dei giovani di distinguere tra mondo reale e mondo virtuale. I ragazzi, causa lockdown, sono diventati passivi e distaccati osservatori del mondo, e percepiscono vita e morte come dimensioni virtuali».

In diretta Facebook, dopo l’incendio in via Siponto, il sindaco ha puntato il dito contro i giovani che, compiendo certi gesti, vogliono farsi notare da un certo mondo criminale. Cosa ne pensa?

«Dalla povertà materiale va ad attingere la criminalità organizzata. Spesso i ragazzini subiscono il fascino della criminalità e vengono usati per questo. In procura, nel 2020-2021, non abbiamo iscritto ancora nessun procedimento riguardante l’associazione di tipo mafioso che riguardi minorenni baresi, ma ci sono segnali ed elementi di preoccupazione. Questa azione di cooptazione della criminalità organizzata nei confronti di ragazzi che vivono questo tipo di malessere lo desumiamo da come vengono commessi alcuni reati contro il patrimonio». 

In questo quadro come si inseriscono i fenomeni di bullismo e cyberbullismo, che sempre più fanno parte della vita dei giovani?

«Sono fenomeni che si stanno diffondendo sempre di più. Quando parliamo di bullismo, parliamo di una serie di reati che sono caratterizzati da una attività di prevaricazione di una persona sull’altra, mentre il cyberbullismo avviene attraverso l’uso delle tecnologie. Anche questo fenomeno va monitorato, inquadrato e combattuto in modo adeguato attraverso l’educazione. C’è un gap enorme tra adulti e ragazzi, che fanno un uso spregiudicato delle nuove tecnologie senza alcun controllo, e formazione. La polizia postale sta lavorando in tal senso, anche andando nelle scuole, ma bisogna lavorare per educare sia i ragazzi che i loro genitori».

Quali possono essere le soluzioni? L’educazione è il primo passo, che altro bisognerebbe fare per prevenire questi fenomeni?

«La scuola è fondamentale dato che educa al rispetto del prossimo e di sé stessi. È necessario inoltre creare forme di collaborazione nuove, che siano mirate ed efficienti, tra scuola, servizi, comunità, autorità giudiziaria minorile. Ad esempio, a Bari abbiamo creato il Pronto Intervento Minori, che interviene tempestivamente e preventivamente sulle situazioni».

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