Dpcm, la sentenza che lo definisce illegittimo: «Uscire di casa è consentito»

Dpcm, cosa si può fare. La sentenza che lo definisce illegittimo. «Uscire di casa è consentito»
Dpcm, cosa si può fare. La sentenza che lo definisce illegittimo. «Uscire di casa è consentito»
di Riccardo Tagliapietra
4 Minuti di Lettura
Martedì 16 Marzo 2021, 13:58

«Uscire di casa in violazione di un Dpcm non costituisce reato». Non solo. Il Dpcm dell’8 marzo di un anno fa è «illegittimo». Perché - in sostanza - la «revoca della libertà di movimento al di fuori della propria abitazione è una sanzione penale restrittiva della libertà personale che viene disposta dal giudice che applica i rigidi presupposti previsti dalla legge». A stabilirlo è una sentenza del 27 gennaio del tribunale di Reggio Emilia, diventata definitiva e che, quindi, non può più essere impugnata visto che i termini per farlo sono scaduti lo scorso 4 febbraio. Ma andiamo con ordine.

SCARICA LA SENTENZA

I FATTI
La vicenda in questione risale al 13 marzo del 2020. Un uomo e una donna vengono fermati per un controllo dai carabinieri di Correggio, un paesino della Bassa Reggiana. Siamo in pieno lockdown. I due compilano l’autocertificazione. Lei dichiara di essere andata a sottoporsi ad alcuni esami clinici. Lui, di averla accompagnata. Uno spostamento motivato da una comprovata necessità di salute, tecnicamente in regola con le deroghe previste dal Dpcm. Ma i successivi controlli dei militari portano alla luce un’altra verità: i due coniugi quel giorno non avevano effettuato alcun accesso all’ospedale. Entrambi quindi vengono denunciati non solo per aver violato le restrizioni previste dal primo Dpcm dell’ex premier Giuseppe Conte, ma anche per falso ideologico visto che avevano dichiarato cose non veritiere.

Lazio zona rossa, ma dal 29 potrebbe tornare in arancione per 4 giorni

Lockdown weekend, cosa posso fare e quando scatterà? Spostamenti, ristoranti: le ipotesi al vaglio

LA PROCURA
E così il fascicolo della coppia era finito sul tavolo del magistrato. Il sostituto procuratore aveva chiesto un decreto penale di condanna, un procedimento speciale che consente (quando il magistrato ritenga possa essere applicata esclusivamente una pena pecuniaria) di saltare sia l’udienza preliminare sia il dibattimento. Ma per il giudice delle indagini preliminari, Dario De Luca, davanti al quale è stata discusso il procedimento «il fatto non costituisce reato». Ma non è tutto. Il giudice ha anche sancito di fatto l’illegittimità del Dpcm, derubricando come «un falso inutile» quello commesso dalla coppia difesa dall’avvocato Enrico Della Capanna. Perché proprio in forza del Dpcm, ciascun imputato - sempre secondo il giudice - «è stato “costretto” a sottoscrivere un’autocertificazione incompatibile con lo stato di diritto del nostro Paese e dunque illegittima».

LA MOTIVAZIONE

Nella motivazione della sentenza, inoltre, Dario De Luca, spiega il motivo per cui il Dpcm è da considerarsi illegittimo aprendo una breccia anche nei nuovi divieti disposti dal governo di Mario Draghi. «Tale disposizione - scrive nella sentenza in riferimento al Dpcm dell’8 marzo -, stabilendo un divieto generale e assoluto di spostamento al di fuori della propria abitazione, con limitate e specifiche eccezioni, configura un vero e proprio obbligo di permanenza domiciliare. Tuttavia, nel nostro ordinamento giuridico, l’obbligo di permanenza domiciliare consiste in una sanzione penale restrittiva della libertà personale che viene irrogata dal Giudice penale per alcuni reati all’esito del giudizio (ovvero, in via cautelare, in una misura di custodia cautelare disposta dal Giudice, nella ricorrenza dei rigidi presupposti di legge, all’esito di un procedimento disciplinato normativamente), in ogni caso nel rispetto del diritto di difesa. Sicuramente nella giurisprudenza è indiscusso che l’obbligo di permanenza domiciliare costituisca una misura restrittiva della libertà personale».

L'ULTIMA PAROLA
Ed è sempre il giudice a svelare perché finora - visto che l’illegittimità appare così circostanziata e banale - nessuno ha fatto ricorso alla Corte costituzionale per contestare il Dpcm. «Nella fattispecie - dice ancora la sentenza -, poiché trattasi di Dpcm, cioè di un atto amministrativo, il Giudice ordinario non deve rimettere la questione dì legittimità costituzionale alla Corte costituzionale, ma deve procedere, direttamente alla disapplicazione dell’atto amministrativo illegittimo per violazione di legge (Costituzionale)». Una sentenza, questa, che può costituire un precedente, ovviamente di merito e non di sostanza, perché l’ultima parola è della Cassazione, dato che solo alla suprema Corte spetta il sindacato di legittimità.

© RIPRODUZIONE RISERVATA