Zona gialla in Italia, Toti a Draghi: «Una fascia unica nazionale e maggiori aperture». Lunedì Cdm su decreto Covid

Sabato 20 Febbraio 2021
Zona gialla in Italia, la proposta di Toti a Draghi: «Fascia gialla nazionale»

Una zona gialla in tutta Italia. Istituire «una zona gialla nazionale, che preveda maggiori aperture, come ad esempio sport, palestre e piscine, spettacolo, consentendo ai ristoranti di scegliere se aprire a pranzo o a cena». È la proposta al governo Draghi del presidente della Regione Liguria Giovanni Toti stasera dopo una riunione con i colleghi presidenti di Regione.

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Nel contempo il governatore propone di «regolamentare i passaggi di colore non solo su base regionale, ma soprattutto provinciale e comunale in modo da isolare le situazioni di rischio». Sollecita ad «anticipare la comunicazione del cambio di zona in modo da consentire ai cittadini di programmare la propria vita» e a «cambiare alcuni parametri di valutazione del rischio passando ad esempio dall'Rt sintomi all'Rt ospedalizzazioni, che tiene conto dei letti occupati negli ospedali» allargando la cabina di regia ai Ministeri che valutano il danno economico e sociale delle misure prese.

«È necessario rivedere l'elenco delle attività economiche che mettono a rischio la tenuta sistema sanitario perché possono agevolare la diffusione del virus, le quali non possono riprendere e vanno indennizzate, dando invece alle altre la possibilità di riaprire in sicurezza. Questa valutazione deve però avvenire sulla base di criteri e studi scientifici che tengano conto della situazione attuale e non solo sulla scorta di quanto già attuato nelle prime fasi della pandemia». È questa la posizione espressa invece dal governatore del Friuli Venezia Giulia Massimiliano Fedriga che, intervenendo sul tema del rischio di diffusione del virus in ambito scolastico durante la riunione odierna della Conferenza delle Regioni e Province Autonome, ha ribadito la necessità di «valutare con attenzione le azioni di contrasto al Covid-19 evitando battaglie puramente ideologiche che spostano l'attenzione dalla drammatica situazione in cui versano le attività economiche». Il governatore ha inoltre rimarcato che «a tutela della salute dei cittadini e della tenuta economica del servizio sanitario regionale del Friuli Venezia Giulia e delle altre Regioni e Province a statuto speciale è importante che si concretizzino le rassicurazioni ricevute sull'assegnazione di fondi da parte del Governo alle Speciali per l'esecuzione dei vaccini per il Covid-19 da parte dei medici di medicina generale. Se le dotazioni economiche per quest'azione, fondamentale per il contrasto del coronavirus, avvenissero solo attraverso un aumento della dotazione del Fondo sanitario nazionale si creerebbero danni e squilibri intollerabili nei confronti delle Regioni che non aderiscono a quel fondo ma finanziano la sanità con risorse proprie» ha concluso.

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«Lavoro comune ed intesa fra tutte le Regioni che nelle prossime ore presenteranno al governo una piattaforma di proposte in vista del prossimo Dpcm, nella convinzione che occorra un deciso cambio di passo nella campagna vaccinale e per la ripresa economica. Anche per questo abbiamo chiesto al governo un incontro urgente», lo ha dichiarato - riferisce una nota - il presidente Stefano Bonaccini al termine della odierna Conferenza delle Regioni. «La priorità adesso - ha proseguito Bonaccini - è la campagna vaccinale. Sta andando a rilento. E questo non per disguidi organizzativi, per carenza di personale o indisponibilità della popolazione. Il problema è nell'approvvigionamento. Per questo chiediamo al governo di intraprendere ogni sforzo per reperire più dosi. Le Regioni sono a disposizione nelle forme e nei modi utili e possibili, a partire dal coinvolgimento diretto di aziende e filiere nazionali. È poi necessaria anche una verifica sul personale che occorrerà coinvolgere e stiamo già collaborando attivamente con il governo per arrivare ad un accordo quadro con i medici di medicina generale». «Oggi abbiamo anche affrontato - ha proseguito Bonaccini - tutte le questioni che riguardano la revisione dell'attuale sistema di regole che definisce l'entrata e l'uscita dalle diverse zone. È necessaria una revisione ed una semplificazione con la contestuale revisione dei criteri e dei parametri di classificazione. Serve un respiro più lungo ed un'analisi approfondita dei luoghi e delle attività, anche in base ai dati di rischio già accertati. Non solo. Occorre che le misure siano conosciute con congruo anticipo e tempestività dai cittadini e dalle imprese. Tutte le Regioni hanno poi richiesto che per i provvedimenti che introducono restrizioni particolari per singoli territori si attivino anche contestualmente gli indennizzi per le categorie coinvolte. E a questo scopo - ha concluso Bonaccini - è anche necessario che i provvedimenti restrittivi regionali siano adottati con l'intesa del ministro della Salute».

E ancora. «Lavoro comune ed intesa fra tutte le Regioni che nelle prossime ore presenteranno al governo una piattaforma di proposte in vista del prossimo Dpcm, nella convinzione che occorra un deciso cambio di passo nella campagna vaccinale e per la ripresa economica. Anche per questo abbiamo chiesto al Governo un incontro urgente». Lo ha dichiarato il presidente Stefano Bonaccini al termine della odierna Conferenza delle Regioni.

Lunedì il Cdm

Intanto il Consiglio dei ministri è convocato per lunedì alle 9.30 a Palazzo Chigi per l'esame del seguente ordine del giorno: ulteriori disposizioni urgenti in materia di contenimento dell'emergenza epidemiologica da COVID-19; e esame di leggi regionali.

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