Varianti Covid, a tavola «2 metri di distanza». Le nuove regole, quarantena anche per chi è vaccinato

Varianti Covid, a tavola «2 metri di distanza». Le nuove regole, quarantena anche per chi è vaccinato
Varianti Covid, a tavola «2 metri di distanza». Le nuove regole, quarantena anche per chi è vaccinato
di Cristiana Mangani
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Mercoledì 17 Marzo 2021, 06:21 - Ultimo aggiornamento: 16:48

Quei tavoli, appena distanziati l'uno dall'altro mentre si sta al ristorante, non sono affatto sufficienti, perché con la mascherina abbassata, per mangiare e bere, servono più di due metri di distanziamento. Così come è necessario sottoporsi a quarantena anche se si è stati vaccinati, nel caso in cui la persona abbia avuto un contatto stretto con un positivo al coronavirus. Sono queste alcune delle raccomandazioni che arrivano dall'Inail, dall'Iss, dal ministero della Salute e dall'Aifa con un documento intitolato: Indicazioni ad interim sulle misure di prevenzione e controllo delle infezioni da SARS-CoV-2 in tema di varianti e vaccinazione. Stabiliscono che, chi ha contratto il Covid, debba essere vaccinato con una sola dose per un periodo variabile tra i 3 e i 6 mesi dalla malattia, a meno che non sia immunodepresso: a quel punto si accorceranno i tempi e aumenteranno a due le iniezioni.

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LE VARIANTI
Gli esperti chiariscono pure che la scelta di tenere almeno due metri di distanza in caso di mascherina abbassata, è fondamentale per la circolazione delle varianti che stanno diffondendosi in tutto il Paese. Il distanziamento fisico di un metro rimane la misura minima da adottare, anche se - si legge nel rapporto - sarebbe opportuno aumentarla «fino a due metri, laddove possibile e specie in tutte le situazioni in cui venga rimossa la protezione respiratoria come, ad esempio, in occasione del consumo di bevande e cibo». Questo vorrà dire che, non appena i locali riapriranno, dovranno rivedere la mappa dei tavoli proprio per prevedere spazi più ampi. Soprattutto perché, in questi ultimi mesi, in più occasioni anche il metro è stato trascurato.

C'è poi un dato che è contenuto nello studio ed è riferito a come viene assorbito il vaccino e con quali conseguenze, a seconda se la persona abbia già avuto il Covid oppure no. «Non sembrano esserci differenze significative tra i soggetti positivi per Sars-CoV-2, che hanno già avuto Covid-19, e quelli negativi - spiegano - anche se qualche recente segnalazione mostra reazioni avverse attese di natura sistemica, come febbre, brividi debolezza, mal di testa, più frequenti nei soggetti con pregressa infezione rispetto a coloro che sono risultati sieronegativi». Che vuol dire in sostanza: sintomi più accentuati dopo la somministrazione del vaccino per chi è già stato malato.
Nel caso in cui la persona che deve vaccinarsi abbia avuto contatti stretti con un malato di Covid, dovrà aspettare che termini la quarantena di 10-14 giorni, prima di poter ricevere la somministrazione. E per contatto stretto si intende «l'esposizione ad alto rischio a un caso probabile o confermato». Una condizione che viene definita, in linea generale, dalle seguenti situazioni: «Una persona che vive nella stessa casa di un caso Covid, una persona che ha avuto un contatto fisico diretto (per esempio la stretta di mano), una persona che ha avuto un contatto diretto (faccia a faccia), a distanza minore di 2 metri e di almeno 15 minuti, una persona che si è trovata in un ambiente chiuso (a esempio una aula, una sala riunioni, la sala d'attesa dell'ospedale) con un caso Covid-19 in assenza di dispositivi di protezione come le mascherine Ffp2 e Ffp3 e i guanti o di mascherine chirurgiche».


LE PROTEZIONI
Il report evidenzia la necessità di comportarsi sempre rispettando le regole di protezione anche se si è stati vaccinati. La spiegazione che viene data è che «la vaccinazione è efficace nella prevenzione della malattia sintomatica, ma la protezione non raggiunge mai il 100% e può variare da persona a persona». Inoltre, «non è ancora noto se le persone vaccinate possano comunque acquisire l'infezione ed eventualmente trasmetterla ad altri soggetti». Si sottolinea, poi, che alcune varianti potrebbero eludere la risposta immunitaria data dai vaccini. Anche perché «la durata della protezione non è stata ancora definita». In ogni caso, da uno studio condotto su oltre 6.600 operatori sanitari nel Regno Unito, citato dall'Inail, viene evidenziato come nei soggetti con pregressa infezione da Covid «la durata dell'effetto protettivo dell'infezione precedente ha una mediana di 5 mesi».

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