Variante brasiliana Covid, vaccino inutile? «Così viene elusa la risposta degli anticorpi»

Mercoledì 24 Febbraio 2021 di Graziella Melina
Variante brasiliana Covid, vaccino inutile? «Così viene elusa la risposta degli anticorpi»

Quanto sia diffusa la variante brasiliana del Sars Cov 2 è ancora troppo presto per dirlo. La scoperta di un contagio anche in una scuola di Roma non fa stare tranquilli. Anche perché il nuovo ceppo potrebbe essere estremamente pericoloso e arrivare a mettere fuori gioco il vaccino eludendo la risposta degli anticorpi.
L'Istituto Superiore di Sanità non si sbilancia: maggiori certezze si avranno alla fine dell'indagine che verrà condotta su un totale di 1.058 campioni positivi al Sars Cov 2. Per rilevare l'eventuale presenza delle varianti si studieranno 4 macro-aree: Nord-Ovest, Nord-Est, Centro, Sud e Isole.
Finora, spiega l'Iss, gli studi hanno dimostrato «una potenziale maggiore trasmissibilità o propensione alla reinfezione. Non sono disponibili evidenze sulla gravità della malattia. Sono in corso studi per confermare l'efficacia dei vaccini sulle tre principali varianti».

 

 

 

 


Intanto gli esperti continuano a monitorare la situazione, confrontando i pochi dati disponibili in Italia con quelli di altri Paesi. «Se i soggetti vaccinati abbiano la capacità di neutralizzare anche la variante brasiliana - premette Claudio Mastroianni, direttore della clinica malattie infettive del Policlinico Umberto I di Roma e vice presidente della Simit (Società italiana di malattie infettive e tropicali) - lo vedremo nei prossimi mesi. Il lavoro che ci aspetta è proprio quello di osservare se avrà un impatto sulla diffusione, al di fuori di alcune zone circoscritte».

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IL NODO
Di certo non c'è un modo per difendersi, visto che «le misure di precauzione sono ovviamente le stesse. Speriamo che non aumentino i numeri, sennò è chiaro che aumentano anche le ospedalizzazioni, possono aumentare i ricoveri, i pazienti in terapia intensiva e anche i decessi. Ecco perché bisogna vaccinare il più possibile».
Anche secondo Sergio Abrignani, ordinario di immunologia e patologia generale dell'Università Statale di Milano, non si può perdere tempo. «Ancora non c'è un dato certo pubblicato - ribadisce - ma si è visto che le persone vaccinate sono più infettabili, in percentuale maggiore, con la nuova variante. Dal punto di vista immunologico, in laboratorio i sieri dei soggetti vaccinati neutralizzano poco la variante brasiliana. Da questo arguiamo che è molto probabile che chi è vaccinato oggi probabilmente ha una chance buona di infettarsi con la variante, l'immunizzazione dei vaccinati cala infatti di due terzi. Non sappiamo però se poi sviluppano una malattia grave».
Il problema di fondo è che la variante brasiliana, così come quella sudafricana, come sottolinea Francesco Menichetti, ordinario di malattie infettive dell'Università di Pisa «ha tre mutazioni molto importanti, vicine tra loro, che alterano la conformazione della proteina. Questo significa che la variante può eludere la risposta anticorpale e quindi i vaccini in uso possono non provvedere un'efficacia massimale del 90 per cento, anche se si spera possano avere una qualche efficacia, sia pure ridotta. Se la variante brasiliana sia maggiormente infettiva è possibile, non sappiamo nulla invece della gravità della forma della malattia che si può sviluppare. Ricordiamo che questa variante è stata la protagonista' dell'epidemia ospedaliera a Perugia che ha colpito quasi 200 operatori».
Federico Perno, direttore di Microbiologia dell'ospedale pediatrico Bambino Gesù di Roma, preferisce attenersi ai dati. «Non abbiamo evidenze che la variante brasiliana possa essere più letale delle altre - rimarca - e non c'è evidenza che qualche vaccino funzioni meno bene».
Non si sa ancora, inoltre, la reale diffusione in Italia. «I test che vengono usati ipotizzano la presenza di una variante, ma se poi non si fa il sequenziamento il dubbio rimane. In Italia sono circa 10-15 i laboratori in grado di sequenziare. Ma se si vuole combattere l'epidemia - sottolinea Perno - non si può non avere un programma di caratterizzazione genetica, e quindi una rete capillare che permetta di coprire tutto il territorio nazionale».

Ultimo aggiornamento: 18:31 © RIPRODUZIONE RISERVATA