Covid, ci si può fidare del vaccino russo? Putin: «Ecco gli effetti collaterali su mia figlia»

Mercoledì 12 Agosto 2020 di Giuseppe Scarpa

Sputnik V. È il nome del vaccino anti-Covid 19 che gli scienziati russi hanno scoperto. Parola di Vladimir Putin. Presidente della Federazione che ha aggiunto: «A mia figlia è stato somministrato». Insomma un certificato di garanzia, questo il messaggio sottotraccia dell'inquilino del Cremlino, sulla validità del prodotto. A ciò si aggiunga la scelta del nome, che non nasconde affatto le ambizioni da superpotenza di Mosca. Dal momento che gli Sputnik furono i primi satelliti artificiali inviati dall'Urss in orbita, battendo la concorrenza Usa e incassando un primato mondiale nella corsa allo spazio. In questo caso si sarebbe vinta la corsa al vaccino. Il condizionale è d'obbligo.
E infatti al di là degli obiettivi strategici perseguiti da Putin, ciò che rileva per la comunità scientifica internazionale e se il vaccino, realizzato dall'istituto Gamaleya, sia realmente efficace: Funziona o non funziona? Nessuna via di mezzo. L'Oms ha sollevato i primi interrogativi: «Dovrà essere sottoposto a rigorosi esami e valutazioni, richiesti per la sicurezza e l'efficacia prima di ottenere la nostra approvazione», ha spiegato il portavoce dell'Oms, Tarik Jasarevic.
Più severa la valutazione di Walter Ricciardi consulente del ministero della Salute e professore ordinario d'Igiene e medicina preventiva.
«Non è una notizia che può essere presa in considerazione dalla comunità scientifica», taglia corto.

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GLI SCIENZIATI ITALIANI
Il motivo Ricciardi lo spiega subito: «non è stata realizzata una pubblicazione, non sappiamo i nomi dei ricercatori, non sono stati consegnati dei dati concreti che attestino lo stato dell'arte di questa sperimentazione». Ma c'è di più, perché secondo il consulente del Ministro Roberto Speranza lo stesso presunto vaccino russo non avrebbe superato, nemmeno in Patria, le tre fasi che poi lo rendono sicuro e quindi commercializzabile. «Penso abbia superato la fase 2, non credo ancora la fase 3. Ovvero quella in cui si attesta che non sia nocivo alla salute».
Meno severo nell'analisi è invece Roberto Cauda ordinario di Malattie infettive all'Università Cattolica e direttore dell'Unità di malattie infettive del Policlinico Gemelli di Roma. Con Ricciardi condividono la stima per i colleghi russi «di valore assoluto, non c'è dubbio». Poi Caudo precisa: «Si potrà avere una risposta definitiva solo dopo che il vaccino verrà approvato da enti regolatori internazionali e di altri Paesi, e non solo da quello russo anche se questo è già un primo passo». Il medico e professore indica poi quelli che possono essere i problemi teorici, ne individua tre, a cui può andare incontro un qualsiasi nuovo vaccino in fase di studio. In primo luogo «dal momento che la Sars-CoV-2 è un nuovo virus non sappiamo quale potrà essere la durata dell'immunità garantita dal vaccino. Quanto dureranno questi anticorpi 1, 2, o 5 anni?». E ancora: «bisogna verificare che gli anticorpi prodotti siano veramente proteggenti». L'ultimo aspetto: «questo virus finora non è mutato ma potrebbe andare incontro a mutazioni, tutto ciò potrebbe rappresentare un problema, gli anticorpi prodotti non sarebbero più efficaci».
 
 

CORSA ALLA CURA
Insomma la comunità scientifica attende di avere informazioni chiare. Di certo il fatto che lo abbia testato la figlia di Putin non è per forza sinonimo di garanzia.
Anche perché il presidente russo non ha mai confermato i nomi delle due figlie, né la loro età, o il loro lavoro. Ad ogni modo dovrebbe trattarsi di Maria Vorontsova, una endocrinologa. «La temperatura dopo la prima dose è salita a mia figlia a 38 gradi per un giorno - ha spiegato Putin - poi è tornata a 37». Questo sarebbe l'unico effetto collaterale. Il ministero della Salute russo ha fatto sapere che a settembre verrà realizzata, in Patria, la «distribuzione a medici, infermieri e insegnanti, e al resto del Paese dal 1 gennaio».
Intanto «oltre un miliardo di dosi» sono state pre-ordinate da 20 governi stranieri fanno sapere da Mosca. Per adesso solo 4/5 i vaccini al mondo, su 160, sono entrati o stanno entrando nella fase finale di sperimentazione, la terza: AstraZeneca (azienda svedese con progetto realizzato all'Università di Oxford e il vettore virale prodotto all'Irbm di Pomezia), Moderna (che collabora con i National Institutes of Health Usa), BioNTech/Pfizer (accordo industriale Usa-Germania), CanSino (società cinese) e il Reithera (azienda biotecnologica italiana) in sperimentazione all'Istituto nazionale di malattie infettive Lazzaro Spallanzani di Roma, dove il 24 agosto partiranno i primi test dal momento che sono stati selezionati 90 volontari. In 3000 si sono candidati. Il rush finale è appena iniziato.

Ultimo aggiornamento: 14:34 © RIPRODUZIONE RISERVATA