Un Manifesto per il futuro del Mezzogiorno: Comuni e Università insieme per lo sviluppo del Sud

Lunedì 9 Settembre 2019
Ridare fiducia ai giovani del Sud. Questo dovrebbe essere uno dei primi punti di ogni agenda politica. Ed è obiettivo che si potrà perseguire soprattutto con il lavoro delle Università e dei centri di ricerca del Meridione. La Svimez ha lanciato nei suoi ultimi rapporti l’allarme sul rapido allargarsi del divario tra il Mezzogiorno e il resto del Paese, tanto da prospettare uno scenario apocalittico: la “questione meridionale”, così come l’abbiamo storicamente conosciuta, andrà risolvendosi da sola per inerzia con la progressiva desertificazione del Sud Italia, abbandonato da un numero sempre crescente di giovani sfiduciati in cerca di opportunità di lavoro e di vita nel Nord o all’estero. Già da tempo vediamo i Comuni delle aree interne del Mezzogiorno ridotti (per parafrasare il romanzo famoso di Cormac McCarthy) a “paesi per vecchi”, rivitalizzati solo nei periodi estivi, con il ritorno per le vacanze di molti di coloro che hanno costruito altrove la propria esistenza e, in qualche caso, la propria fortuna. In uno di questi Comuni, Accadia, in provincia di Foggia, al confine tra Puglia, Campania e Molise, su iniziativa della Fondazione Salvatore e del pensatoio de “Il Sabato delle Idee” si tiene da quindici anni una giornata di riflessione sui temi della ricerca scientifica ispirata al ricordo di un grande scienziato meridionale: Gaetano Salvatore. Soprattutto, alcuni giovani del Sud vengono premiati con borse di studio per il talento mostrato nelle loro ricerche e nelle loro iniziative progettuali. Perché il problema vero è cercare di convincere i migliori esponenti delle giovani generazioni che non debbono, come per una legge fatale e inesorabile, andare a cercare fortuna altrove, ma che possono sviluppare i loro talenti anche nella terra in cui sono nati. È la prospettiva costruttiva che ad Accadia ha animato il confronto tra una ventina di Sindaci delle aree a cavallo tra la Campania e la Puglia sulle più idonee strategie di sviluppo e di riscatto per i territori che rappresentano. Un confronto che ha dato vita al “Manifesto di Accadia”, un decalogo di idee e proposte per il futuro del Mezzogiorno da sottoporre al presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, che, per altro, nella formazione della nuova compagine di governo ha dimostrato una più spiccata attenzione al Mezzogiorno e ad i suoi rappresentanti. La convinzione di chi scrive è da molti anni che la base più solida per costruire il futuro sia l’economia della conoscenza, e che dunque si debba puntare sulle Università e sui centri di ricerca del Sud se si vuole invertire finalmente la rotta. Come dimostra il successo che conseguono altrove, i laureati formati nel Mezzogiorno sono di grande qualità, ma non riescono a trovare sbocchi lavorativi in loco per la povertà del contesto economico. È, quindi, in direzione dello sviluppo locale che bisogna moltiplicare gli sforzi ed elaborare strategie. Creare una rete di competenze attraverso le Università può essere la via attraverso la quale gli stessi giovani, sotto la guida di esperti, possano contribuire a individuare le iniziative più adatte al loro territorio e, al tempo stesso, fornire le energie necessarie a realizzarle, affiancati da risorse finanziarie e anche patrimoniali fornite dall’azione pubblica. Occorre dunque potenziare l’intero sistema formativo delle Scuole, delle Università e dei centri di ricerca prevedendo anche Summer Schools e master specificamente diretti ad accrescere le competenze di coloro che vogliono rimanere nella loro terra e finalizzati alla formazione di nuove classi dirigenti locali. È per concorrere a questo obiettivo vitale che anche l’Università degli Studi “Suor Orsola Benincasa”, l’unica Università non statale del Sud, da tempo si impegna per promuovere in tutto il Mezzogiorno iniziative che contribuiscano a sviluppare le competenze delle nuove generazioni. Si tratta di un progetto ambizioso, che le nuove tecnologie potrebbero però ora agevolare, perché lo sviluppo delle reti informatiche può vincere l’isolamento delle aree interne, immettendole in una rete in cui ciascuno è un centro. Ancora essenziale per il Mezzogiorno resta, infatti, il problema delle infrastrutture materiali e immateriali: senza lo sviluppo, congiunto, delle reti tecnologiche e delle spesso disastrate reti di trasporto; senza l’implementazione di servizi essenziali come asili nido, scuole, ospedali, di cui è ancora carente, sarà infatti difficile, se non impossibile, trattenere al Sud i giovani più capaci e motivati. Nonostante la riflessione secolare sul Mezzogiorno e sulla sua storia, si può dire che la vera arretratezza della cultura italiana consista ancora oggi nel non capire che il Meridione non è una “palla al piede”, bensì - non solo per i grandi attrattori culturali e paesaggistici, ma per il suo capitale umano - la vera risorsa da cui può ripartire lo sviluppo italiano.




Lucio d’Alessandro

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