Ucraina, allarme di Kiev: «Armi quasi finite, stiamo perdendo». E i Russi si consolidano nel Donbass

L'amara constatazione arriva direttamente dall'intelligence ucraina, che rilancia l'appello agli occidentali a fornire le armi necessarie a fermare Putin

L'allarme di Kev: «Armi quasi finite, stiamo perdendo». E i Russi si consolidano nel Donbass
L'allarme di Kev: «Armi quasi finite, stiamo perdendo». E i Russi ​si consolidano nel Donbass
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Sabato 11 Giugno 2022, 08:48 - Ultimo aggiornamento: 08:49

Le forze russe si consolidano nel Donbass. E sebbene «Severodonetsk, Lysychansk e altre città dell'est stiano ancora in piedi» e le truppe di Kiev abbiano contrattaccato a Kherson, nel sud, l'Ucraina sta perdendo la prima linea contro la Russia per mancanza di armi. L'amara constatazione arriva direttamente dall'intelligence ucraina, che rilancia l'appello - peraltro mai cessato - agli occidentali a fornire le armi necessarie a Kiev per respingere l'invasione di Vladimir Putin. Appello al quale - a detta del governo di Volodymyr Zelensky - gli alleati rispondono sempre più lentamente e con minore generosità di quanto si aspettasse all'inizio. «Questa è ormai una guerra di artiglieria. I fronti sono ora il luogo in cui si deciderà il futuro e noi stiamo perdendo», ha ammesso il vicecapo dell'intelligence di Kiev, Vadym Skibitsky, spiegando che «l'Ucraina ha un pezzo di artiglieria contro 10-15 pezzi russi».

Guerra, l'Ucraina sta perdendo?

«I nostri partner occidentali ci hanno dato circa il 10% di quello che hanno loro. Noi utilizziamo da 5.000 a 6.000 proiettili al giorno - ha aggiunto, numeri alla mano -. Abbiamo quasi esaurito le nostre munizioni e ora stiamo usando proiettili standard Nato da 155 calibri. Anche l'Europa sta fornendo proiettili di calibro inferiore, ma man mano che li esaurisce la quantità si riduce». L'allarme di Skibitsky conferma di fatto le informazioni degli 007 militari americani secondo i quali l'Ucraina ha esaurito gli armamenti di progettazione sovietica e russa e ora dipende completamente dall'Occidente. E mentre Kiev aspetta i missili a media gittata Himars promessi da Joe Biden a patto che non vengano usati per colpire il territorio russo, Zelensky guarda al Regno Unito e al suo «ruolo di primo piano» nel sostenere l'Ucraina con ciò che le serve: «armi, finanze, sanzioni».

L'appello di Kiev

Approfittando della visita del ministro della Difesa britannico, Ben Wallace, che ha evocato il possibile invio di «nuove armi», il leader ucraino ha sottolineato «la leadership» di Londra su questi dossier: «Le parole si trasformano in fatti. Questo è ciò che fa la differenza tra i rapporti tra Ucraina e Gran Bretagna e quelli tra l'Ucraina e altri Paesi», ha dichiarato Zelensky che non manca mai di sottolineare il disappunto nei confronti di mancanze o ritardi nelle forniture in quella che considera una guerra a difesa della libertà non solo del suo Paese ma dell'intero Occidente. Nuove armi potrebbero arrivare a breve anche dalla Francia. Dopo una telefonata tra Zelensky e il presidente Emmanuel Macron che ha assicurato il sostegno all'Ucraina «anche con armi pesanti», fonti di stampa francesi fanno sapere che Parigi potrebbe inviare altri cannoni semoventi Ceasar, dopo i 6 forniti ad aprile.

I russi avanzano nel Donbass

Nel frattempo, l'esercito russo ne approfitta per cercare punti deboli nella difesa ucraina vicino al fiume Siverskyi Donets, che attraversa la parte orientale del Paese, per stabilizzare le sue conquiste nel Donbass, ha dichiarato il portavoce del ministero della Difesa ucraino Oleksandr Motuzyanyk. Secondo il capo dell'amministrazione militare regionale del Lugansk, Sergiy Gaidai, Mosca punta a prendersi l'intero oblast entro il 12 giugno, data della celebrazione del Giorno della Russia. Voleva conquistare Severodonetsk entro il 10 ma «non ci è riuscita», si è tuttavia rallegrato su Telegram.

Nella città ancora sotto pesante fuoco nemico, i bombardamenti russi hanno distrutto il Palazzo di ghiaccio: «Quasi 50 anni di storia dello sport e dello sviluppo culturale sono andati in fumo», ha commentato ancora Gaidai. Rifugiate nell'impuntato chimico Azot ci sono ancora circa 800 persone, tra militari e civili. Secondo i separatisti di Lugansk, gli ucraini hanno cercato un contatto per avviare dei negoziati. «Devono deporre le armi e arrendersi, non si accettano altre condizioni», sarebbe stato detto loro, in uno scenario che ricorda sempre di più l'agonia dell'acciaieria Azovstal di Mariupol.

 

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