Tennis: ecco l'app per giocare ovunque. Ma a vincere ora pensateci voi

Tennis: ecco l'app per giocare ovunque. Ma a vincere ora pensateci voi
Il punto di arrivo è una formula liturgica distillata in tre parole. Gioco partita incontro. Pronunciate così, una appresso all’altra, rituale mistico e forse magico, tutte d’un fiato, la fine della sofferenza, sportivamente parlando, la conclusione di una maratona sul campo e sotto il sole, una fitta trama di scambi ricamata a colpi di dritto, rovescio, lungolinea, smash, lob, drop-shot, demi-volée, volée e veronica (ma sì, facciamo vedere che abbondiamo), tutti giocati in topspin o backspin, per andare lisci anche di piatto, senza timore del braccino, quella paura improvvisa che ti prende quando sei a un passo dalla meta e magari proprio per questo. Gioco partita incontro. E cioè match concluso. Uno il vincitore, uno lo sconfitto. Non sono ammesse le mezze misure. Questo sport, il tennis, è pratica feroce. Da giocare prima con la testa e poi col resto del corpo. Gambe e braccia, intanto. Ma chi sa, della disciplina e della vita, suggerisce anche altro. Serve. Sorvoliamo.

Arrivarci, però. Insomma: non è che giocare sia così semplice. Se hai tempo, non hai il compagno. Se hai il compagno, non hai il campo. Se hai compagno e campo, e per eccesso di fortuna anche il tempo, magari non ci sei tu. Perché sei fuori, sei altrove, e vorresti pure divertirti ma non sai come. Il colpo di genio, quello che aiuta sul terreno di gioco, dà una mano anche prima di impugnare la racchetta: combina tutti i fattori, incrocia le variabili e traccia il percorso più breve e rapido che va da te al vicino impianto sportivo, dove qualcuno è lì ad aspettarti. Ovunque sia. Ecco. “Trova incontra gioca”: non è una formula, né mistica né magica. È un’applicazione. Un’app, insomma. Si chiama JoinSet: opera su smartphone e mette in contatto tra loro tennisti dilettanti, agonisti e professionisti. Dice: facile, no? Sarà. Ma in questi casi vince chi pensa prima. E agisce subito. Riccardo Tomassetti ha declinato in pratica l’ispirazione. Le fortune iniziano dalle intuizioni felici. Questa si annuncia felicissima.

Ha 39 anni, lui. Romano de Roma felicemente trapiantato a Lecce. Ah, l’amore... Ha sposato una salentina. Ma quando parla dà l’impressione di essersi ammogliato con l’intera penisola di noialtri. «Terra straordinaria, ricca di talenti e vivacità. Se ci fossero fondi e strumenti a sufficienza, questo sarebbe l’Eldorado...». Mai mettere limiti alla provvidenza. E comunque, detto da lui, il complimento regge alla prova piaggeria: è un ingegnere gestionale, laurea con lode, ed è direttore di banca, filiale di Galatina della Bnl. Competenza e osservatorio privilegiato. In più, grande passione per il tennis (ovvio) e poco tempo a disposizione (chiaro). Il sabato fa storia a sé: lo chiami alle 18,10 e lui ti risponde gentile: ci possiamo risentire tra 50 minuti? Sta giocando, è evidente. Come fa a saperlo?, chiede stupito. Capirai... Al secondo tentativo la frittata è fatta: ha perso il match. L’app garantisce gli incontri, non l’esito favorevole. Ci sarà modo per migliorare anche su questo.

Ricominciamo. L’approdo a Lecce, nel 2014, dopo un transito professionale da Milano, coincide con la voglia di rimettersi in gioco. Tennisticamente parlando. Operazione non semplicissima. Trovare un partner con cui incrociare le racchette non è facile: se hai il compagno eccetera, se hai il tempo eccetera. Così ha pensato a un approccio soft. Una chat. Azione innocua ma subdola, spesso apre le porte al caos e quindi all’inferno. L’idea malsana due anni fa. «Siamo partiti in pochi con l’impegno di agganciare altri come noi. In poco tempo il sistema è diventato ingestibile: impossibile seguire lo sviluppo logico delle conversazioni e collegare le disponibilità. Per non parlare delle divagazioni sul tema. Alla fine si discute di tutto tranne che dello scopo funzionale». Non gli è rimasto altro: fare di necessità virtù. La passione ha messo a frutto gli studi, insieme con le competenze informatiche acquisite dall’infanzia. Il primo computer a cinque anni. Timidi approcci. Da allora, un crescendo. Mescolate tutto, servite fresco ed ecco JoinSet.

Funziona così: un algoritmo di “matching” suggerisce all’utente dell’app le partite di possibile interesse, i tennisti di pari livello, i campi nelle vicinanze compatibili con orari e giorni disponibili. Ciascuno può creare un proprio network di giocatori, organizzare sfide e darne comunicazioni a tutti aggirando chiamate, sms e chat molto poco produttive e decisamente dispersive. «Ho analizzato il mercato, tracciato il business plan, valutato la platea dei potenziali destinatari. Il tennis è lo sport individuale più seguito al mondo. E in Italia è in fortissima ascesa, grazie a un canale digitale dedicato e soprattutto ai successi degli ultimi anni, delle donne in particolare: Flavia Pennetta, Roberta Vinci, Francesca Schiavone... L’app nasce da qui. Ed è un prodotto interamente salentino».

Tre soci, un amministratore, due programmatori e quattro fornitori marketing. Dieci persone in tutto. Tomassetti li cercava altrove, li ha trovati vicino casa. «Sviluppare un’app non è facile. Sembra semplice, perché ormai ne siamo immersi, ma è una procedura estremamente complessa». Bisogna pensarla come progetto informatico e come prodotto pratico: perseguire tutte le potenzialità, intuire i bisogni dei fruitori, accompagnarli per mano. Semplicità è la parola chiave. «Perché l’idea può essere buona, ma se non funziona nessuno la userà. L’utente è il miglior promoter della novità». L’app è gratuita per i tennisti. I costi? «Importanti. E però ridotti per le competenze che abbiamo messo in campo: lo sviluppo del prodotto multimediale e ingegneristico è mio. Ce l’avevo in testa. E ho tradotto in app quelle che erano le mie esigenze di tennista». E i ricavi? «Legati alle sponsorizzazioni e ai banner pubblicitari».

Le prime tre settimane di vita dell’applicazione, perché tante sono, hanno prodotto numeri più che promettenti: «Riscontri superiori alle aspettative. Un’ora fa abbiamo superato la quota dei trecento iscritti. A fine mese potremmo essere a quattrocento». La proiezione su base annuale spalanca le porte all’immaginazione. In questo campo le progressioni sono esponenziali: «Se pure mantenessimo questo ritmo, potremmo arrivare a superare la soglia dei cinquemila iscritti». Il prodotto comincerebbe a essere interessante anche per gli investitori istituzionali: business angel, venture capital... Insomma, gruppi con i soldi pronti a trasformare una start up - e questa lo è - in una macchina da soldi. «A quel punto si potrebbe pensare di esportare il prodotto. L’Italia ha tremila circoli, dodicimila campi, un milione di giocatori. E in Europa i tennisti sono venticinque milioni...». Intanto si mira a obiettivi più immediati: entro il 2018 potrebbero entrare in rete società sportive e maestri ed essere attivate nuove funzionalità, alcune a pagamento. Il finanziamento regionale con TecnoNidi agevola il compito. Si cresce a vista d’occhio. Domanda: timori di scippi al volo? L’idea promette molto bene... «È il rischio di tutte le app. Per questo, se funziona, meglio cercare subito un investitore. Quando le start up diventano importanti i team crescono e le competenze si allargano: per la potenziale concorrenza diventa difficile avventurarsi in una sfida».

Il futuro è ora. «Posso dire una cosa senza sembrare ruffiano?». Vediamo. «Tutto questo è stato possibile solo perché mi trovo qui. Dico sul serio. Il Salento è una regione piena di stimoli». Passi per la regione, ma perché? «Ho trovato un’energia positiva difficilmente replicabile altrove. Quando sento parlare di un Sud piagnone trovo l’analisi fuori bersaglio se rapportata a quest’area. Ci sono molte menti creative e voglia di fare. Ben oltre quello che qualsiasi imprenditore potrebbe immaginare. Faccio un esempio per tutti: qui operano programmatori che lavorano a diretto contatto con la Silicon Valley. Vendono all’estero, scavalcando il mercato nazionale. Dico la verità: con delle risorse disponibili si potrebbero realizzare iniziative davvero molto interessanti». E se lo dice Tomassetti, che dirige una filiale di banca...

Allora: trova incontra gioca. Adesso è molto più facile. JoinSet ha un programma in cinque punti: suggerisce tennisti del tuo stesso livello, propone partite compatibili con le tue disponibilità, organizza le partite con un click, crea chat in tempo reale e sistema la lista degli amici preferiti. Ha solo quel difettuccio: non garantisce la vittoria. Non ancora, almeno. In compenso, non esclude sorprese. Tipo che a rispondere possano essere Federer o Nadal. Chissà. Magari. Un giorno... Gioco partita incontro. Per ora l’importante è arrivarci.



 
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Domenica 27 Maggio 2018 - Ultimo aggiornamento: 19:08