Tar: ricorsi in calo, cittadini in fuga «Segno della sfiducia nella giustizia»

Il presidente del Tar, Antonio Pasca
Diminuiscono i ricorsi. Ma cala anche la fiducia nella magistratura. E le due cose non possono che essere collegate, secondo il presidente del Tar Lecce Antonio Pasca, che ieri, nel corso della cerimonia per l'inaugurazione dell'anno giudiziario ha snocciolato cifre ma soprattutto ha espresso valutazioni importanti sullo stato di salute della giustizia amministrativa salentina. Uno stato di salute buono, tutto sommato; questo non vuol dire, tuttavia, che le criticità non manchino.
E una di queste, appunto, è il rapporto con il cittadino. Pasca sottolinea una «confermata tendenza ad una complessiva diminuzione del contenzioso, essendo passati dai 1.889 ricorsi del 2016 ai 1.598 del 2017 ai 1.516 del 2018. Sarebbe a questo punto riduttivo - osserva il magistrato - individuare come causa della diminuita domanda di giustizia unicamente l'elevato costo del contributo unificato. Si deve invece prendere atto, a mio avviso, di un crescente atteggiamento di sfiducia da parte dei cittadini nei confronti della funzione giustizia complessivamente considerata. Tra le cause di siffatto rating negativo della funzione giustizia - spiega Pasca - possono individuarsi a mio parere non solo i tempi lunghi di definizione delle controversie, ma anche una certa diffidenza nei confronti dell'esercizio delle funzioni giudiziarie, sempre complessivamente considerate, che a volte rischia di apparire politicamente orientato o comunque non coerente con i principi di terzietà ed imparzialità».
 
È un tema delicato, soprattutto alla luce delle ultime vicende che hanno travolto la giustizia salentina, con l'arresto del pubblico ministero Emilio Arnesano e con l'inchiesta che ne è seguita. Si riferisce indubbiamente a questo - ma non solo - Pasca quando parla di comportamenti «non coerenti con i principi di terzietà e imparzialità».
Anche perché più avanti, nella relazione, affronta ulteriormente la questione: «Nuocciono non poco - dice - alla complessiva credibilità della funzione giustizia vicende giudiziarie penali a carico di magistrati per ipotesi di corruzione in atti giudiziari, ovvero relative al conferimento di incarichi particolarmente remunerativi, ovvero inchieste connotate da intenti di condizionamento della funzione politica».
Insomma, i cittadini si fidano poco dei complessi e - in alcuni sporadici casi - poco chiari meccanismi che stanno alla base di una decisione del giudice. È una valutazione che c'è sempre stata ma che oggi, aggiunge Pasca, è amplificata dai nuovi mezzi di comunicazione: «Lo strumento di rating della funzione giudiziaria è costituito in prevalenza dai social e dal web, nonché dagli organi di stampa. Il giudice ovviamente non ha bisogno del consenso popolare, ma il rating deve essere oggetto di attenta valutazione, soprattutto da parte degli organi di autogoverno delle magistrature, ai fini del monitoraggio della qualità del servizio giustizia offerto, in funzione di una verifica e della eliminazione delle eventuali criticità».
Il presidente Pasca conclude con un pensiero ai giovani, «che si vedono rubare il futuro, che vedono innanzi a sé molta nebbia e poche certezze. Quei giovani ai quali purtroppo stiamo consegnando un contesto socio-economico degradato peggiore di quello che la nostra generazione ha conosciuto. Affinché i nostri giovani, i nostri figli - chiude così il suo intervento Pasca - possano sperare in un futuro migliore è assolutamente necessario un comune rigoroso impegno di legalità e di rispetto delle regole, da parte di tutti: politici, amministratori della cosa pubblica, magistrati, forze dell'ordine, nessuno escluso».
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Domenica 17 Marzo 2019 - Ultimo aggiornamento: 12:43