Superenalotto, stangata sul jackpot: arriva la tassa sulle vincite

Venerdì 11 Ottobre 2019
Superenalotto, arriva la tassa

Superenalotto, stangata sul jackpot: arriva la tassa sulle vincite. Fosse già in vigore il fortunatissimo vincitore del super-premio da 209 milioni di euro del Superenalotto, sarebbe un po', ma solo un po', meno fortunato. L'intenzione del governo, come riporta un articolo di Andrea Bassi su Il Messaggero, alla affannosa ricerca di risorse per la prossima manovra di bilancio, è quella di introdurre una maxi-tassa sulle super-vincite. Un prelievo del 23 per cento contro l'attuale 12 per cento. L'anonimo fortunato di Lodi, che solo qualche giorno fa ha mandato all'incasso presso Sisal la sua schedina con i sei numeri vincenti, avrebbe dovuto lasciare allo Stato ben 48 dei 209 milioni vinti.

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SuperEnalotto, il vincitore dei 209 milioni ritira il premio: dopo due mesi domanda presentata Il pericolo, almeno per lui, per il momento è scampato. Le tasse non possono essere retroattive e, quindi, pagherà poco più della metà di quella cifra. Ma in futuro chiunque vincerà più di 100 milioni di euro, se la norma allo studio del governo andrà in porto, si vedrà immediatamente tagliato l'assegno del 23 per cento.

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IL CAMBIO
La verità però, è un'altra. Dietro la foglia di fico della maxi-tassa sulle super-vincite, si celerebbe altro: l'applicazione della tassa sui giochi anche alle micro-vincite, quelle sotto i 500 euro, oggi esenti da qualsiasi prelievo da parte dello Stato. In questo caso l'erario incasserebbe pochi euro ma su milioni e milioni di vincite degli italiani. Per comprendere l'eventuale portata della misura, bastano pochi dati. In Italia ogni anno vengono giocati circa 100 miliardi di euro. I soldi che però, materialmente escono dalle tasche dei cittadini sono solo circa 20 miliardi. Gli altri 80 miliardi sono vincite che vengono poi rigiocate. Il caso, per fare un esempio, di una vincita di 5 euro al Gratta & Vinci che viene incassata comprando un altro tagliandino. Insomma, il giocatore ha giocato per 10 euro, ma in realtà ne ha spesi solo 5. E qui sta il primo problema della tassazione delle micro-vincite. Con la tassa al 12 per cento, la vincita scenderebbe da 5 a 4,4 euro. A quel punto il giocatore, invece di spendere altri 60 centesimi, potrebbe decidere di incassare la vincita. In realtà, sulla rigiocata, lo Stato incassa di più, oltre il 16%. E lo stesso meccanismo vale sostanzialmente per tutti i giochi, dal Superenalotto alle scommesse sportive. Il rischio, insomma, è che la misura dal lato dei conti pubblici possa avere un effetto contrario a quello desiderato. Minori problemi presenta invece la tassazione delle vincite più alte, anche perché in questo caso il prelievo avrebbe un minore effetto di scoraggiamento. L'intenzione del governo, comunque, sembrerebbe di procedere con delle tasse per «scaglioni», un po' come avviene con l'Irpef, partendo da un'aliquota minima del 12% per arrivare fino al 23%. In questa sorta di armonizzazione, verrebbe ricompreso anche il gioco del Lotto, che oggi sconta una tassazione inferiore (l'8%).

LA SUGAR TAX
Sempre sul fronte tasse continua poi a far discutere l'intenzione di introdurre un prelievo dello 0,25% sulle bevande zuccherate come la Coca Cola. Ieri Assobibite è salita sulle barricate. «Leggiamo con stupore», ha fatto sapere l'Associazione, «che un aumento di 10 centesimi sul prezzo medio di un litro di bevanda sarebbe ininfluente, secondo i promotori di una sugar tax da inserire nella prossima manovra finanziaria. Aranciate, cedrate, chinotti, cole e gassose subirebbero un aumento del 10% sul prezzo medio al litro. Una penalizzazione di molto superiore all'aumento dell'Iva (dal 22 al 25.2%) che è sembrato assodato che fosse una misura da evitare stante gli effetti depressivi».

Ultimo aggiornamento: 21:09 © RIPRODUZIONE RISERVATA