Sparatoria a Napoli, così è stata ferita Noemi: il killer scavalca il corpo in un video

Un tipo impacciato, un mezzo imbranato, quello che ha ridotto in fin di vita un uomo e ha gravemente ferito una bambina entrata nel suo quarto anno di vita. Farebbero ridere, se non prevalessero rabbia e sgomento, le mosse di quella specie di energumeno che si agita in via Acquaviva, a due passi da piazza Nazionale, prima di fare fuoco contro Salvatore Nurcaro, il 31enne che lotta contro la morte dopo essere stato raggiunto da colpi al torace e alla gola.È lì, lo sparatore, al centro di un video recuperato da un negozio della zona. Dura dodici secondi e racconta un bel po’ di cose: l’approssimazione dell’aspirante killer isolato, lo scatto di paura della vittima dell’agguato, la cieca sfortuna della piccola Noemi, che si trova assieme alla nonna all’angolo del bar Elite, inconsapevoli e ignare per quanto sta per accadere.

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 Eccolo di spalle, stazza larga e goffa, vestito di nero, un casco nero. È da poco sceso dal sellino di una moto Benelli, un mezzo che è stato rubato qualche giorno fa e usato prima di mettere a segno l’assalto armato. Fa qualche passo in direzione di Nurcaro, che sta al centro del marciapiede, a pochi passi da un negozio di parrucchieri, da un negozio di casalinghi e dal bar Elite che fa angolo con piazza Nazionale. Lui, il target, sta consultando il cellulare, quando si vede arrivare contro lo sparatore. Che fa il killer? Spara e ammazza? Niente di tutto questo. Dalle immagini dall’alto, che inquadrano il killer di spalle e la vittima di faccia, si capisce che quello con la pistola prova a «scarrellare». 

Un tentativo maldestro, che allerta Nurcaro, lo scuote all’improvviso. La vittima fugge, mentre - in piena corsa - il tizio con l’arma dà inizio al fuoco. Ci è riuscito, anche se ora il bersaglio è mobile. Scappa e gira l’angolo, la vittima, mentre quello che sta alle spalle continua a sparare. E finisce con il colpire anche una bambina di quattro anni - che Dio lo maledica - esito inevitabile quando si spara a raffica, in corsa, alle cinque del pomeriggio in una delle piazze più trafficate del mondo.

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Ma restiamo alle indagini, proviamo a capire su cosa puntano gli inquirenti, coordinati dal pm Gloria Sanseverino e dal capo del pool anticamorra Giuseppe Borrelli.  C’è un numero di targa al centro del fascicolo. Grazie alle telecamere di alcuni negozi, secondo quanto raccolto sul territorio, sono emersi dei dati ritenuti significati: nelle mani degli inquirenti il numero di targa della Benelli usata dallo sparatore, ma anche parte del tragitto prima e dopo l’agguato. Questa volta le telecamere hanno «rubato la targa», consentendo agli inquirenti di immagazzinare dati decisivi per ricostruire le mosse dei complici dell’attentatore di piazza Nazionale. Quali sono i circuiti della ricettazione della Benelli? Chi ha usato la moto prima del delitto? E chi l’ha fornita a quello che ha materialmente premuto il grilletto? Comincia da qui - e non è poco - la caccia all’uomo che ha sparato alla piccola Noemi. 

Strana dinamica per un delitto di camorra, quello consumato due giorni fa in piazza Nazionale. Era da solo, quello che ha fatto fuoco. Una corporatura robusta, anche se dal volto completamente travisato. 
Non era in sella agli scooteroni che solitamente vengono usati dai killer, ma inforcava un mezzo diverso, atipico, meno scattante come una Benelli. Ed era solo, almeno secondo quanto emerge dalle immagini a disposizione degli inquirenti. Una inchiesta che fa i conti doverosamente con il cognome della vittima, quel Salvatore Nurcaro, che viene ricondotto ancora una volta ai Rinaldi del rione Villa.

Faida di Napoli est trasferita al centro? Un’ipotesi che non viene scartata dagli inquirenti, anche a partire da un dato di fatto: il luogo della sparatoria, lì in piazza Nazionale, è notoriamente una zona di confine, da sempre contesa sia dai Mazzarella, sia dai Contini (questi ultimi egemoni nella zona del Vasto-Arenaccia), a loro volta alleati con i Rinaldi. Inevitabile tenere in considerazione una possibile regia camorristica dietro l’assalto in piazza Dante, anche alla luce delle modalità con cui ha agito quello con il volto travisato dal casco.
Un numero di targa, un mezzo rubato, moto usata anche nei giorni precedenti l’agguato. Stranezze, anomalie per un delitto di camorra che spingono a tenere in considerazione anche una seconda pista. 

Quella di un litigio, di un travaso di violenza estemporaneo, di un fatto riconducibile a questioni personali e non necessariamente da collocare nello scontro tra i Rinaldi e i Mazzarella. Inchiesta in corso, che prende le mosse anche dal telefonino cellulare dell’uomo ferito. Era impalato a consultare il telefonino, lì sul marciapiede di via Acquaviva, come dimostrano le immagini del video acquisito agli atti. Un filmato di una dozzina di secondi ricavato dal sistema di protezione in zona, che mostra la parte conclusiva del delitto. Probabile che Nurcaro avesse un appuntamento, che fosse lì al centro del marciapiede ad aspettare qualcuno, che non pensasse comunque che la propria vita potesse risultare a rischio.

Era impossibile pensare che qualcuno potesse premere il grilletto in una zona tanto trafficata, nell’ingorgo perenne di auto in doppia fila all’esterno del bar che fa angolo con piazza Nazionale. Eppure è accaduto, facendo precipitare l’intera zona nel terrore, come raccontano le immagini finite al centro del fascicolo di inchiesta. Basta guardare la sagoma della persona che assiste immobile alla rincorsa del killer e agli spari, che fa poi uno scatto verso la strada, che fugge impaurito dopo aver capito di aver assistito a una scena stile gomorra.

Inchiesta affidata agli uomini della Mobile del primo dirigente Luigi Rinella, proprio nel giorno in cui viene annunciato l’avvicendamento al terzo piano di via Medina con l’ormai ex capo della Mobile di Catania, il primo dirigente Antonio Salvago. È da qui che prendono le mosse verifiche e accertamenti di polizia giudiziaria, da un video e da un numero di targa. Dalla storia di una moto rubata, usata, assegnata a quella persona goffa che si impaccia nell’impugnare l’arma e che scappa a gambe levate dopo aver avuto la certezza di aver messo a segno l’agguato. Scappa il killer imbranato, difficile capire se ha avuto modo di notare il corpo di quella bambina riverso sull’asfalto, dopo una assurda missione di morte. 
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Domenica 5 Maggio 2019 - Ultimo aggiornamento: 06-05-2019 13:26
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