Resta a Lecce il processo a Savasta: «Nessuna connessione con Capristo»

L'ex pm Antonio Savasta
L'ex pm Antonio Savasta
di Roberta GRASSI
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Martedì 31 Maggio 2022, 16:18 - Ultimo aggiornamento: 19:27

Il processo di secondo grado all'ex pm di Trani, Antonio Savasta, resta a Lecce. Al contrario di quanto è avvenuto per il coimputato (ma in un giudizio con rito ordinario) Michele Nardi, per cui è stata annullata la condanna a 16 anni e 9 mesi e gli atti sono stati trasmessi ai pm Potenza per "competenza funzionale". Si parla di "giustizia e svenduta": favori e denaro in cambio di sentenze pilotate. 

La decisione del collegio 

Secondo il collegio (diversamente composto) della stessa Corte d'Appello a cui era stata rappresentata la questione dalla difesa del magistrato Luigi Scimè (assistito da Mario Malcangi e Viola Messa), non vi è connessione tra le posizioni dei due togati con i fatti contestati nel capoluogo lucano a Carlo Maria Capristo, ex capo delle procure di Trani e Taranto. Il processo proseguirà a Lecce , nonostante sia nato dalla stessa inchiesta. Si riprende il 10 ottobre. Savasta (difeso dagli avvocati Massimo e Riccardo Manfreda) è stato condannato a 10 anni, in primo grado. 

I giudici (presidente Nicola Lariccia, a latere e relatori Antonia Martalò e Domenico Toni) hanno ritenuto non sussistente «la necessità che i due procedimenti vengano trattati unitariamente, in deroga al principio generale della competenza territoriale». 

Perché se è vero che «Scimè come altri imputati viene più volte menzionato nella rubrica» tuttavia ciò comporta «la ravvisabilità di un collegamento probatorio e non di una delle ipotesi di connessione, con radicamento del presente processo innnzi all'autorità giudiziaria di Potenza». 

Il processo e le condanne

Alla sbarra, oltre a Savasta e Scimè, condannato con rito abbreviato a 4 anni ci sono: Giacomo Ragno e Ruggiero Sfrecola - 2 anni ed 8 mesi il primo, 4 anni e 4 mesi il secondo - e l’immobiliarista Gigi Dagostino, 4 anni.
La vicenda è quella dei procedimenti penali “truccati” secondo l’accusa tra il 2014 e il 2018 nel Tribunale di Trani con al centro l’imprenditore di Corato Flavio D’Introno nella veste di corruttore dei giudici: soldi, viaggi e regali per ottenere favori giudiziari dai magistrati.

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