Reddito di cittadinanza, premio a chi lavora ma sussidio ridotto a 18 mesi

Mercoledì 24 Febbraio 2021 di Francesco Bisozzi

Reddito di cittadinanza più breve per chi è in condizione di lavorare. Tra le ipotesi al vaglio del governo, chiamato a ricalibrare il sussidio, c’è quella di non concedere più il rinnovo ai cosiddetti occupabili dopo i primi diciotto mesi di assegnazione del reddito. Ma i tecnici del ministero del Lavoro guidato da Andrea Orlando ragionano anche sulla possibilità d’introdurre un sistema premiante, una sorta di bonus, a favore dei percettori che trovano lavoro. 

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Come? Oggi, in caso di variazione della condizione occupazionale, il maggior reddito da lavoro concorre alla rideterminazione del beneficio economico nella misura dell’80 per cento a decorrere dal mese successivo alla variazione: in questo modo, in pratica, chi accetta un’offerta va incontro alla perdita quasi totale del sussidio. L’idea quindi è di calcolare la quota di assegno che spetta al beneficiario che trova un’occupazione conteggiando il maggior reddito da lavoro nella misura del 50 per cento anziché dell’80 per cento, perlomeno relativamente ai primi sei mesi. Per chi invece non è considerato attivabile non dovrebbe cambiare nulla.

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Il piano a cui sta lavorando il neo ministro Orlando, e che il Pd sponsorizza da tempo, prevede in sostanza di sdoppiare il sussidio. I non occupabili continueranno a ricevere il caro vecchio Reddito di cittadinanza, mentre chi è tenuto a sottoscrivere un patto per il lavoro prenderà un sussidio su misura. L’aiuto durante l’emergenza si è rivelato una valida indennità anti-Covid e la platea dei beneficiari è cresciuta al punto che la spesa quest’anno sfiorerà dieci miliardi di euro, circa tre in più rispetto a quanto era stato previsto prima della pandemia. 

TRE MILIONI DI BENEFICIATI

Tuttavia sul fronte occupazionale, complice il virus e le chiusure ma anche l’impreparazione dei centri per l’impiego e le lacune dei navigator, il flop del reddito di cittadinanza è stato fragoroso. A due anni dal varo della misura, che a marzo festeggerà il suo secondo compleanno, i numeri parlano chiaro. Oggi a bordo del sussidio ci sono circa 1,3 milioni di nuclei famigliari. Su quasi tre milioni di persone coinvolte in totale, oltre un terzo è considerato attivabile. Ma quelli che avevano un contratto di lavoro alla fine del 2020 erano attorno a 200 mila.

Le modifiche in arrivo rispondono anche all’esigenza di rendere il beneficio sostenibile sotto il profilo finanziario: i mancati inserimenti nel mondo professionale dei percettori hanno contribuito a rendere il reddito di cittadinanza una pericolosa zavorra per le casse dello Stato. Togliendo agli occupabili la possibilità di rinnovare il sussidio dopo diciotto mesi (cosa che oggi è possibile fare a patto che poi si accetti la prima offerta di lavoro congrua) il numero dei percettori complessivi dovrebbe rimanere sotto la soglia di guardia e non si renderanno necessari tagli alle ricariche (ipotesi prevista nel caso in cui le risorse stanziate non dovessero più bastare per tutti gli aventi diritto). 

Inoltre dopo diciotto mesi di sussidio gli occupabili espulsi dal Reddito di cittadinanza potranno contare comunque su un maggiore livello di formazione, raggiunto con l’aiuto dei centri per l’impiego. Ma per facilitare il lavoro dei Cpi si pensa anche ad altri ritocchi che riguarderanno per esempio la congruità delle offerte di lavoro. Oggi un beneficiario che sottoscrive il patto per il lavoro è chiamato ad accettare nei primi diciotto mesi almeno un’offerta di lavoro congrua su tre.

La congruità dell’offerta viene definita sulla base di tre principi: le competenze maturate, la distanza del luogo di lavoro dal domicilio, la durata dello stato di disoccupazione.
Più nel dettaglio, nei primi dodici mesi di fruizione del beneficio è congrua un’offerta entro cento chilometri di distanza, dopo un anno invece è congrua un’offerta entro 250 chilometri e in seguito al rinnovo il principio della distanza decade. Questi limiti con ogni probabilità verranno rivisti e le offerte entro 250 chilometri potrebbero essere considerate congrue fin da subito.

Scontato infine l’addio ai navigator, il cui contratto scade dopo Pasqua. Hanno supportato gli operatori dei Cpi nell’accoglienza di 882 mila beneficiari del reddito di cittadinanza e contribuito alla presa in carico di 430 mila percettori per la stipula dei patti per il lavoro, stando ai dati aggiornati alla fine di ottobre. Nelle regioni che autorizzano i navigator a operare direttamente, questi ultimi hanno seguito 179 mila piani personalizzati di accompagnamento al lavoro. Ci sono risorse sufficienti per prorogare loro il contratto fino a dicembre, ma non di più.

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