Morto il boss Raffaele Cutolo. Esportò la camorra nel Salento, prima che nascesse la Scu

Mercoledì 17 Febbraio 2021

È morto Raffaele Cutolo, il professore di Ottaviano storico boss della camorra napoletana. 

'O professore nonostante abbia solo una licenza elementare, figlio di un mezzadro e di una lavandaia di Ottaviano, paesino alle falde del Vesuvio, Cutolo ha costruito la sua carriera criminale nella cornice di avventure romanzesche e forse romanzate.

Poeta e duellante con la molletta dentro un carcere; pazzo per finta o per davvero; evaso dal manicomio giudiziario di Aversa; latitante, padre che vede l'unico figlio maschio ed erede ucciso dalla 'ndrangheta; l'uomo che forse ha ispirato il celebre professore di Fabrizio De Andrè e probabilmente ha urinato sulle scarpe di Totò Riina come racconta un pentito; il boss che ha sposato nel carcere dell'Asinara una donna molto giovane e che poi l'ha resa madre con l'inseminazione artificiale, è morto a 79 anni con quattro ergastoli sulle spalle. 

Tra la fine degli anni Settanta e gli Ottanta, Raffaele Cutolo rivolse la sua attenzione anche verso la Puglia, in particolare il Brindisino e il Leccese, attirato dagli affari che si potevano fare col traffico delle sigarette di contrabbando e col traffico di droga. La Nuova Camorra Organizzata si spinse fino a Lecce, scegliendo alcune masserie isolate in cui tenere i summit e facendo proseliti nella malavita locale. A Lecce, in un appartamento situato nelle vicinanze di Porta Napoli, fu scovato e arrestato il luogotenente di Cutolo, Giuseppe Puca, latitante. Fu anche per contrastare il potere della camorra che nelle carceri pugliesi nacque la Sacra corona unita. Gli "uomini invisibili" che facevano capo al mesagnese Guseppe Rogoli diedero vita ad un'associazione, mutuando dalla 'ndrangheta il rituale dell'affiliazione, che in breve valicò i confini delle carceri per conquistare il territorio, grazie anche a giovani criminali emergenti che furono in grado di affrontare ed eliminare i boss della vecchia guardia.

 

La leggenda di Cutolo nacque il 24 settembre 1963, quando il capoclan allora 22enne uccise durante una rissa Mario Viscito per un apprezzamento di troppo alla sorella Rosetta, la donna che lo ha affiancato anche anni dopo nella gestione del potere criminale. Prima fuggì, poi si costituì dopo due giorni e venne condannato all'ergastolo nel carcere di Napoli Poggioreale. Qui, in questo istituto di pena, emersero la sua personalità e il suo carisma, quando, nelle dinamiche di relazione dei detenuti, sfidò  duello il boss Antonio Spavone diventando il protettore di tutti i detenuti. 

Nel 1970 tornò libero per decorrenza termini ma venne di nuovo arrestato nel 1971 e di nuovo a Poggioreale fondò la Nuova camorra organizzata, un modello nuovo di clan, basato sui meccanismi piramidali (picciotto, camorrista, sgarrista, capozona e santista) della mafia siciliana e della 'ndrangheta, con affiliazione attraverso rituali di ispirazione massonica e culto della personalità del capo. Soprattuttoo la Nco fu una concezione della criminalità organizzata ideologizzata, con un'ispirazione meridionalista e ribellista, dotata però anche di una capacità economica, tanto che Cutolo vuole accanto a sé un imprenditore, Alfonso Rosanova, capace di moltiplicare il denaro che proviene dagli affari illeciti. 

Nel 1977 la Corte di Appello gli riconobbe l'infermità mentale che lo porterà nell'ospedale psichiatrico giudiziario di Aversa da cui evase l'anno dopo con una carica di nitroglicerina piazzata a squarciare le mura dell'edificio.

Forte di rapporti con la malavita lombarda di Renato Vallanzasca e Francis Turatello e con la banda della Magliana, 'O professore invase la Campania con fiumi di cocaina penetrando tutti i settori dell'economia regionale con la benedizione della politica ma la fu contrastato dal cartello della Nuova famiglia, alleanza messa in piedi dal clan Nuvoletta di Marano, in una faida che vide le strade del Napoletano bagnarsi dal sangue di decine di morti e feriti in agguati a ridosso degli anni Ottanta.

Nel 1980 Cutolo acquistò un castello, quello Mediceo di Ottaviano, pagato 270 milioni di lire alle vedova del principe Lancelotti di Lauro, confiscato nel 1991 e ora del Comune. Tre anni dopo sposò Immacolata Iannaccone nella chiesa di cala d'Oliva del carcere dell'Asinara. 

Dal 1995 era al regime del carcere duro. 

Ultimo aggiornamento: 18 Febbraio, 07:16 © RIPRODUZIONE RISERVATA