Putin dittatore debole, perché la chiamata dei riservisti apre una falla nel suo regime

Il Paese con una tra le popolazioni più numerose al mondo e la maggiore scorta di armi nucleari si trova impantanato il una guerra dal futuro incerto

Putin dittatore debole, perché la chiamata dei riservisti è un errore: in 70 mila fuggiti dalla Russia
Putin dittatore debole, perché la chiamata dei riservisti è un errore: in 70 mila fuggiti dalla Russia
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Lunedì 26 Settembre 2022, 21:59

Il prezzo che Vladimir Putin paga per l’escalation in Ucraina è già chiaro. Ha scoperto che il suo popolo vuole assicurarsi una vita migliore e non combattere per gli obiettivi astratti di un dittatore. Lo dimostra la grande fuga innescata dalla chiamata dei riservisti, disposti a tutto pur di non combattere: «Scappiamo dalla guerra fratricida», dicono.

LUNGHE CODE

E così sarebbero almeno 70 mila gli uomini già fuggiti dalla Russia o che stanno escogitando un piano per andarsene: è la stima dell’organizzazione non governativa Guide to the Free World che aiuta i russi che si oppongono alla guerra a lasciare il Paese. La presidente Ira Lobanovskaya ha spiegato in un’intervista al Guardian che il sito web dell’ong è stato visitato più di 1,5 milioni di volte dal momento del discorso di Putin sulla mobilitazione parziale. Chi non può andarsene si rifugia nei boschi e c’è chi prova a raggiungere il confine a piedi. Da quando mercoledì scorso il presidente ha annunciato la mobilitazione di almeno 300.000 riservisti, l’onda dei cittadini che cercano di lasciare la Russia cresce e preme sulle frontiere. Lunghissime le code per entrare in Finlandia, Kazakistan e Georgia, dove chi è riuscito a passare racconta di avere impiegato più di venti ore. File interminabili di auto con a bordo soprattutto uomini determinati a sfuggire all’arruolamento forzato per la guerra in Ucraina. Ma il Cremlino, in chiave propagandistica, minimizza il fenomeno e assicura che le notizie sulla fuga di uomini in età da coscrizione sono esagerate.

 

VITA MIGLIORE

Il Paese con una tra le popolazioni più numerose al mondo e la maggiore scorta di armi nucleari si trova impantanato il una guerra dal futuro incerto e gli analisti di Bloomberg approfondiscono le conseguenze. Che cosa succederà adesso? Di certo, spiegano, una prima risposta è arrivata dai russi, pronti a lasciare la loro terra anche pagando biglietti aerei salatissimi e affrontando un futuro incerto: «Si è scoperto che le persone vogliono una vita migliore per se stesse e non sono disposte a mettere la propria vita in pericolo per far cadere qualcosa di astratto come l’”Occidente globalista”», sottolineano gli osservatori di Bloomberg. Il fatto che la gente stia scappando mette in evidenza le falle nel regime di Putin, rileva Leonid Bershidsky editorialista russo con sede a Berlino per Bloomberg View: «Le dittature del recente passato non hanno avuto problemi a trovare centinaia di migliaia di volontari per le loro campagne». Ora l’ideologia non conta, ad attirare i volontari nei battaglioni è semmai lo stipendio stabile, non gli afflati patriotici. «Questo perché, oltre a essere ben lungi dall’odiare gli ucraini, la maggior parte dei russi considera la crescita economica come l’obiettivo più importante del Paese». La mobilitazione - la prima in Russia dalla seconda Guerra mondiale - arriva dopo una serie di controffensive ucraine di successo. Nelle intenzioni di Putin dovrebbe dimostrare forza e l’inizio di un’escalation militare, per gli analisti è invece il segnale «che lui e la sua invasione sono nei guai, e il presidente lo sa». Il comitato editoriale di Bloomberg sottolinea che, negli ultimi sette mesi, ai russi è stato detto che l’”operazione militare speciale” sarebbe stata rapida e indolore, niente di cui preoccuparsi. «La chiamata alle armi è un’ammissione da parte del Cremlino che si trattava di una fiaba».

MINACCIA NUCLEARE

La questione militare ora è se i 300.000 riservisti faranno una differenza significativa nella guerra. L’ammiraglio James Stavridis è dubbioso. L’onere del reclutamento è stato affidato a vari governatori delle regioni russe, suggerendo che non esiste una riserva ampia e strutturata a cui attingere. Questo prima dello sforzo di fornire loro uniformi, addestramento, leader qualificati e attrezzature efficaci. Ci vorranno mesi prima che arrivino sul campo di battaglia come - queste le parole dell’ammiraglio - «carne da cannone». Ciò riconduce all’altra parte del discorso di Putin, la minaccia nucleare. Secondo Bloomberg sono molteplici le ragioni per le quali non la metterebbe in pratica. «Un attacco nucleare tattico non servirebbe per far avanzare il suo sforzo bellico; annettersi un territorio appena bombardato non è un’ipotesi allettante; le ricadute potrebbero ripercuotersi sulla Russia». Eppure Hal Brands, studioso americano di politica estera statunitense, ritiene che sarebbe saggio prendere sul serio l’intimidazione. «Lo spettro dell’uso della bomba atomica potrebbe in realtà non ritorcersi contro Putin - riflette - Coloro che cercano disperatamente di porre fine immediatamente ai combattimenti potrebbero essere disposti a fare concessioni a Putin». Quanto alle decisioni che dovrà prendere il presidente Usa Joe Biden, nessuna è priva di rischi che potrebbero precipitare il mondo in un’Armageddon. Ma per gli opinionisti di Bloomberg «c’è una possibilità che potrebbe funzionare: Putin non vuole ricorrere a un’arma di distruzione di massa, ma lo farà per sopravvivere. La minaccia dell’atomica potrebbe essere la rampa di lancio per un accordo che permetta al presidente di trasformare una sconfitta in una vittoria da vendere alla Russia». Al momento non è chiaro quale metodo di de-escalation porterebbe al miglior risultato. Di certo il mondo si ritrova sul baratro. Anche se Putin sta bluffando, le sue minacce ricordano che il mondo non è veramente sicuro finché le armi nucleari sono in agguato. «Abbiamo detto molto chiaramente ai russi sia pubblicamente che privatamente di smettere di parlare alla leggera di armi nucleari», ha ribadito il segretario di Stato americano Antony Blinken, confermando quanto dichiarato dal consigliere per la sicurezza nazionale della Casa Bianca Jake Sullivan il quale ha informato che «ci sono state comunicazioni ad altissimo livello con il Cremlino». Ha detto Blinken: «È molto importante che Mosca ci ascolti e sappia che le conseguenze sarebbero orribili».

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