Pensioni, spunta quota 102: addio al lavoro a 64 anni con 38 di contributi

Venerdì 10 Gennaio 2020 di Andrea Bassi
Pensioni, spunta quota 102: addio al lavoro a 64 anni con 38 di contributi

Il cantiere delle pensioni, mai chiuso, ha già ricominciato il suo lavoro in vista di una nuova possibile riforma. Il problema da affrontare è la scadenza di Quota 100, il pensionamento con 62 anni di età e 38 anni di contributi introdotto dal primo governo Conte, quello sostenuto dalla Lega e dal Movimento Cinque Stelle. Quota 100 è nata come una misura sperimentale, a tempo. La possibilità di anticipare il pensionamento vale soltanto fino al 31 dicembre del 2021.

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Questa scadenza crea un problema. Una persona che matura i requisiti di Quota 100 a gennaio del 2022, non potrà più usufruire dello scivolo e dovrà aspettare altri 5 anni per la pensione ordinaria. Un suo quasi coetaneo che matura i requisiti solo un mese prima, invece, potrà ancora utilizzare Quota 100. I tecnici lo chiamano "scalone". 

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All'interno del governo è iniziato un dibattito su come abbattere questo scalone che si presenterà tra due anni. Il Sole24Ore di oggi ha riportato l'ipotesi proposta da una parte dei tecnici del Partito Democratico e dall'esperto di previdenza di Centrodestra (vicino alla Lega), Alberto Brambilla. L'idea sarebbe quella di sostituire Quota 100 con Quota 102. Significa che dal 2022 e fino al 2028, si potrebbe lasciare il lavoro con 64 anni di età e 38 di contributi. Questo in pratica ridurrebbe lo "scalone" che diventerebbe uno "scalino".

C'è però una condizione. Chi volesse utilizzare questo nuovo scivolo dovrebbe accettare un ricalcolo contributivo della propria pensione. Quello che accade già oggi, per esempio, alle lavoratrici che scelgono di andare in pensione a 58 anni utilizzando Opzione donna. Il ricalcolo contributivo comporta una riduzione della pensione rilevante, che può arrivare al 20-30 per cento dell'assegno. 

La proposta dei tecnici del Partito democratico e di Brambilla, tuttavia, non è l'unica. In una recente intervista a Il Messaggero, il presidente dell'Inps, Pasquale Tridico, molto ascoltato dal Movimento Cinque Stelle, aveva messo sul tappeto un'altra ipotesi. Quella di non fissare una età di uscita dal lavoro unica, ma di legare l'età di uscita al tipo di lavoro svolto. Un magistrato o un professore universitario, solo per fare un esempio, possono lavorare fino ad un'età maggiore di un saldatore impiegato su una linea di montaggio. 

Il ministro del Lavoro, Nunzia Catalfo, ha già avviato un tavolo tecnico per approfondire questa ipotesi. L'impressione, per ora, è che siamo solo all'inizio del percorso.
 

Ultimo aggiornamento: 11 Gennaio, 00:07 © RIPRODUZIONE RISERVATA