Papa Francesco ai fedeli: «Oggi, all'inizio di un nuovo governo, preghiamo per l'unità e la pace dell'Italia»

Papa Francesco ai fedeli: «Oggi, all'inizio di un nuovo governo, preghiamo per l'unità e la pace dell'Italia»
di Franca Giansoldati
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Domenica 23 Ottobre 2022, 16:26

Città del Vaticano – «Oggi, all'inizio di un nuovo governo, preghiamo per l'unità e la pace dell'Italia». E' l'augurio che Papa Francesco ha formulato subito dopo la preghiera dell'Angelus domenicale, affacciandosi dalla finestra del palazzo apostolico. “Unità e pace”. Su queste due parole ha calcato in modo particolare perchè sembrano fare riferimento alla situazione del Paese che si osserva al di là del Tevere, complessa e preoccupante nel suo insieme. Quel che preoccupa maggiormente la Chiesa sono i segnali che arrivano e che parlano di una inquietudine crescente proveniente dalle periferie e dalle province colpite dalla crisi.

La scorsa settimana la Caritas ha fotografato molto bene il fenomeno dell'impoverimento che si passa di generazione in generazione poiché è saltato l'ascensore sociale ed è aumentato ulteriormente il divario tra ricchi e poveri. L'augurio del pontefice a Giorgia Meloni e al suo governo ha come sfondo questo scenario ben descritto anche dal presidente dei vescovi italiani, nel messaggio di felicitazioni alla neo premier di due giorni fa. Il cardinale Zuppi elencava le «grandi sfide», iniziando dalle povertà, la protezione degli anziani, i divari tra i territori, la transizione ecologica, la crisi energetica, il lavoro, soprattutto per i giovani, l’accoglienza e l’integrazione dei migranti, la crescita demografica a zero. Zuppi aggiungeva anche che nel rispetto e nella distinzione dei ruoli non avrebbe mai fatto mancare una «interlocuzione costruttiva ispirata unicamente dalla volontà di contribuire al perseguimento del bene comune del Paese e alla tutela dei diritti inviolabili della persona e della comunità». Papa Francesco con una telefonata ha anche dato il benvenuto al neo premier della Camera Fontana, un cattolico praticante su posizioni quasi tradizionaliste. 

All'Angelus il Papa ha poi bacchettato tutti quei preti narcisisti e autocentrati, partendo dalla parabola del fariseo e del pubblicano. «Pensando a loro, guardiamo a noi stessi: verifichiamo se in noi, come nel fariseo, c'e' l'intima presunzione di essere giusti che ci porta a disprezzare gli altri. Succede, ad esempio, quando cerchiamo i complimenti e facciamo sempre l'elenco dei nostri meriti e delle l'elenco nostre buone opere, quando ci preoccupiamo dell'apparire anziche' dell'essere, quando ci lasciamo intrappolare dal narcisismo e dall'esibizionismo. Vigiliamo, fratelli e sorelle, sul narcisismo e sull'esibizionismo, fondati sulla vanagloria, che portano anche noi cristiani, noi preti, noi vescovi ad avere sempre una parola sulle labbra: 'io', 'io', 'io', 'io ho fatto questo, io ho scritto quest'altro, io l'avevo detto, io l'avevo capito prima di voi', e cosi' via. Dove c'e' troppo io, c'e' poco Dio». 

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