Pace fiscale, duello tra Lega e M5S. Siri: «Tre scaglioni al 6-10-25%». Vertice lunedì

Siri: pace fiscale con tre scaglioni: si pagherà il 6, 10 e 25%
Non c'è accordo sulla pace fiscale. Le posizioni di Lega e Movimento 5 Stelle continuano ad essere distanti su uno dei punti cardine della manovra 2019, quello cioè a cui dovrebbe essere affidata una fetta determinante delle coperture finanziarie. Anche perché, nella stesura dell'operazione, comincerebbero a venire a galla incongruenze che rischierebbero di mettere in discussione il gettito atteso dalla sanatoria, imprescindibile per far fronte alle misure di spesa previste per il prossimo anno, dal reddito di cittadinanza a quota 100.

Il governo cercherà di tirare le somme lunedì, in un vertice organizzato appositamente per trovare una soluzione prima del consiglio dei ministri che, nel pomeriggio, dovrà esaminare le linee guida della legge di bilancio da inviare in Europa con il Draft Budgetary Plan ed approvare proprio il decreto fiscale. Dopo il tavolo con i sottosegretari all'Economia Massimo Garavaglia e Laura Castelli convocato da Giuseppe Conte a Palazzo Chigi al ritorno dal viaggio in Etiopia, gli esponenti del governo sembrano però essersi trincerati dietro un impenetrabile no comment. Il lavoro al Mef sta andando avanti, ma il silenzio lascia intuire un probabile stallo nella messa a punto del decreto e probabilmente anche del Dbp.

L'unico ad intervenire è stato Armando Siri, tra i più decisi fautori della pace con il fisco. Il sottosegretario ai Trasporti ha ribadito la linea del «saldo e stralcio», rispetto alla quale la Lega non ha intenzione di fare passi indietro, e ha rilanciato la sua idea di tre scaglioni per il pagamento dei debiti - al 6%, al 10% e al 25% - a seconda della posizione patrimoniale e reddituale del contribuente. Ad usufruire dello sconto non saranno gli evasori ma solo coloro che sono in regola con le dichiarazioni dei redditi ma che «per difficoltà economiche non hanno le risorse per pagare». A questi contribuenti, ha assicurato, il Movimento 5 Stelle vorrà certamente «dare una mano». Il problema non è dunque politico, ma tecnico, ha puntualizzato, svelando un nodo fondamentale. «Qualcuno dei tecnici dice che il saldo e stralcio crea un buco nel bilancio dello Stato, ma la si sta facendo più complicata di quella che è».

Eppure il problema incassi esiste, così come esiste la differenza di vedute tra Lega e 5S sulla portata della misura. La posizione di partenza del Movimento è quella di escludere dai pagamenti solo interessi e sanzioni, limitando la misura esclusivamente a chi è in regola con le dichiarazioni, la Lega punta invece ad uno sconto consistente anche sull'ammontare del debito e non disdegna l'idea di rispolverare la dichiarazione integrativa di tremontiana memoria, allargando quindi la platea dei destinatari. Il nodo è sicuramente politico ma dal punto di vista finanziario è addirittura duplice: assicurando alle casse dello Stato tutto l'ammontare del debito (come vorrebbero i 5S) gli incassi potrebbero essere potenzialmente alti, ma l'operazione potrebbe avere scarso appeal, rivelandosi un flop; facendo invece pagare solo una percentuale sull'importo dovuto, i contribuenti sarebbero più invogliati ad aderire ma il gettito potrebbe essere comunque non sufficiente a far quadrare i conti della manovra.

Sul piatto ci sono reddito di cittadinanza e riforma delle pensioni, quotate 16 miliardi, da raggiungere con tagli di spesa, ma anche con maggiori entrate, che la pace fiscale potrebbe non assicurare. Anche per questo l'idea di far slittare entrambe le misure ad aprile sembra ormai una conditio sine qua non. Solo arginando l'applicazione ad un periodo dell'anno più limitato si potrà infatti rientrare negli obiettivi, già considerati eccessivi dalla comunità internazionale, del deficit al 2,4%. Sulle pensioni, a salire è anche l'ipotesi di tre finestre per il pensionamento a quota 100 (una ogni 4 mesi), con la prima da aprire appunto il primo aprile.
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Sabato 13 Ottobre 2018 - Ultimo aggiornamento: 14-10-2018 09:19
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