Nuova Zelanda, confermati viaggi del killer in Croazia e Bosnia. Quel segno dell'ok rovesciato: cosa significa

Sabato 16 Marzo 2019
Nuova Zelanda, il ghigno del killer in tribunale. Poi fa il segno di un ok rovesciato

Brenton Tarrant, il 28enne australiano accusato della strage nelle due moschee in Nuova Zelanda, si è presentato in tribunale - tra due guardie armate - con un ghigno stampato sulla faccia, una delle due mani che, nonostante le manette, fa il segno di un ok rovesciato, marchio di identificazione utilizzato in rete da suprematisti bianchi e troll razzisti. Intanto è stato confermato che alla fine del 2016 e all'inizio del 2017 Tarrant è stato in Croazia e in Bosnia-Erzegovina per visitare località storiche legate in particolare alle battaglie tra cristiani e ottomani.

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I piedi nudi e il camicione bianco da detenuto non hanno fatto sentire meno spavaldo il killer che ha ucciso a sangue freddo almeno 49 persone nelle due moschee Al Noor e Linwood di Christchurch e ne ha ferite decine in una folle diretta streaming su Facebook grazie alla videocamera 'go pro' che aveva montata sull'elmetto.

Sprezzante come Anders Behring Breivik, l'autore del massacro del 2011 in Norvegia al quale ha detto di essersi ispirato, Tarrant è rimasto pochi minuti davanti al giudice, che ha deciso il rinvio dell'udienza al 5 aprile e secondo cui «è ragionevole presumere che ci saranno altri» imputati. Ma il lucido protagonista di quei 17 minuti di terrore che hanno stroncato le vite di chi stava pregando è lui, come testimoniano i nuovi particolari che emergono il giorno dopo la strage.

Pochi minuti prima del duplice attacco, Tarrant aveva inviato via mail il suo delirante manifesto anti-islamico di 74 pagine a tv, giornali e anche all'ufficio della premier neozelandese Jacinda Ardern. Tuttavia, ha rivelato alla Cnn il capo ufficio stampa della primo ministro, Andrew Campbell, l'indirizzo di posta è un indirizzo generico gestito dallo staff e la Ardern non ha visto la mail. Se la polizia non avesse fermato il killer, il bilancio della carneficina sarebbe stato ancora peggiore. A rivelarlo è stata la stessa premier, precisando che Tarrant è stato arrestato 36 minuti dopo la prima chiamata di emergenza, che c'erano altre armi da fuoco nell'auto in cui il killer si trovava e che «la sua intenzione era senza dubbio quella di continuare l'attacco».

Oltre all'arma che aveva in mano, altri due mitragliatori li teneva accanto a sé nell'auto, e altri due nel bagagliaio, come si vede dal video che, prima di essere rimosso, è rimbalzato da Facebook a Twitter a YouTube. E si attende per lunedì una prima decisione della premier per limitare la possibilità di entrare in possesso di fucili semiautomatici che possono facilmente essere modificati e trasformati in armi d'assalto di tipo militare. Un sfida alla lobby delle armi che ha finora avuto mano libera. «Posso dirvi una cosa: la nostra legge sulle armi cambierà», ha promesso la premier in conferenza stampa. Subito dopo Ardern ha incontrato esponenti delle comunità musulmane, con il velo islamico a coprirle i capelli in segno di rispetto.

Si moltiplicano intanto in tutta la Nuova Zelanda le iniziative di solidarietà nei confronti delle famiglie delle vittime e davanti alle moschee teatro delle stragi le candele ardono tra i mazzi di fiori. Tra le vite spezzate dalla follia terrorista c'è anche quella di Neem Rashid, 'l'eroe' pachistano che aveva tentato senza successo di disarmare il killer a mani nude: è spirato ieri sera in ospedale per le ferite riportate, dopo aver visto il figlio 21enne Talha morire sotto i colpi del terrorista.
 


Ma la guerra al terrorismo islamofobo si è aperta anche su altri fronti. Lo scrittore britannico di estrema destra Milo Yiannopoulos non potrà entrare in Australia per un tour programmato nei prossimi mesi. Lo ha deciso il ministro per l'Immigrazione australiano David Coleman - sottolineando che l'Australia è accanto alla Nuova Zelanda e alla comunità musulmana - dopo che l'autore ha incolpato l'Islam per l'attentato di Christchurch definendolo «una cultura religiosa barbara e aliena».

Intanto Ankara ha aperto un'indagine «su movimenti e contatti» di Tarrant sul territorio turco. Fonti ufficiali hanno rivelato che il killer delle moschee aveva trascorso «un lungo periodo di tempo» in Turchia. E al presidente turco Recep Tayyip Erdogan Tarrant aveva augurato la morte nel 'manifestò razzista diffuso su internet prima della strage. Mentre l'Iran, per bocca del ministro degli Esteri Zarif, ha sollecitato una riunione urgente dell'Organizzazione della cooperazione islamica.

Da Zagabria e da Sarajevo è stato confermato ufficialmente che Brenton Tarrant è stato alla fine del 2016 e all'inizio del 2017 in Croazia e in Bosnia-Erzegovina. Il primo ministro croato Andrej Plenkovic ha riferito che dal ministero degli Interni di Zagabria è stato confermato che Tarrant è stato in Croazia tra la fine del dicembre 2016 e l'inizio del 2017.

«All'epoca non era una persona di interesse per le nostre istituzioni», ha aggiunto Plenkovic. Secondo la stampa, Tarrant si sarebbe fermato in Croazia per circa due settimane e avrebbe visitato Zagabria e varie città della costa adriatica, inclusa Dubrovnik. La polizia di confine bosniaca ha da parte sua confermato alla stampa che Tarrant è entrato in Bosnia il 2 gennaio del 2017. Ieri il procuratore generale bulgaro Sotir Tsatsarov aveva reso noto che Tarrant aveva visitato vari Paesi balcanici fra il 2016 e il 2018, fermandosi in varie località storiche legate in particolare alle battaglie tra cristiani e ottomani.

Ultimo aggiornamento: 17 Marzo, 09:40 © RIPRODUZIONE RISERVATA