Notre Dame, rogo si poteva evitare: ignorato un primo allarme

«Non lo so, non lo so, non so come sia potuto succedere», Julien Le Bras quasi piange al telefono con il cronista dell'Est Républicain. Anche due anni fa riusciva a stento a trattenere le lacrime, quando, pieno di gioia, aveva annunciato a tutti che era stato lui, e la sua società familiare, Le Bras Frères, ad ottenere l'appalto per costruire i ponteggi del restauro della guglia di Notre Dame. Ieri lui e i suoi dodici operai che da luglio lavoravano sui tetti della cattedrale, sono stati tra i primi ad essere ascoltati dai cinquanta inquirenti al lavoro per stabilire come Notre Dame possa essere stata inghiottita dalle fiamme. «Non c'era nessun operaio» quando il filo di fumo ha cominciato ad alzarsi accanto alla guglia, ha detto e ripetuto Le Bras.

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«Abbiamo rispettato tutti i dispositivi e le procedure di sicurezza», ha continuato a ripetere: «Noi vogliamo più di tutti che sia fatta luce sulle cause di quanto accaduto». D'altra parte i Le Bras sono una media azienda (200 operai nel piccolo comune di Jarny, nella Meurthe et Moselle) ma conoscono il loro lavoro: li chiamano i restauratori di cattedrali. Sono intervenuti a Reims, Strasburgo, Amiens. Anche al Pantheon di Parigi. Cosa è andato storto a Notre Dame? Perché il procuratore di Parigi Rémy Heiz sembra già quasi sicuro: è stato un incidente ed è cominciato al livello del cantiere di restauro. Dove si lavorava ancora soltanto all'allestimento dei ponteggi. In tutto, cinque imprese stavano intervenendo nel progetto di restauro.
 

IL RITARDO
Il fuoco potrebbe aver covato tra le querce delle capriate trecentesche a lungo prima di esplodere con una ferocia distruttiva. «Anche per ore», dice una fonte vicina all'inchiesta. Questo potrebbe significare che un sistema di allarme più efficace, più sensibile, avrebbe potuto prevenire la tragedia. Un primo allarme è scattato alle 18,20. Quando è partito il fischio dell'allerta antincendio, i turisti hanno cominciato ad essere evacuati ma i pompieri subito arrivati sul posto non hanno trovato niente. Un sacerdote stava celebrando una messa in una cappella laterale: ha continuato. Poi il secondo allarme, alle 18,43: questa volta le fiamme già si vedevano sopra il tetto, gli ultimi fedeli sono stati fatti uscire di corsa, e sono cominciate le disperate operazioni di soccorso. «Niente può farci pensare che si sia trattato di un atto volontario», ha detto ieri Heiz.

LA SALDATURA
L'ipotesi che circola di più, ma non confermata da nessuno, parla di un problema nato al livello della saldatura di un ponteggio (metallico) ad una trave di legno. Da verificare anche lo stato degli ascensori: ne erano stati allestiti ben due per consentire agli operai di arrivare fino ai 97 metri della guglia. Ieri gli agenti della Brigata criminale hanno interrogato anche tutto il personale della sicurezza. Trenta i testimoni ascoltati, ha precisato la procura. «L'obiettivo è capire cosa sia accaduto e stabilire eventuali responsabilità o mancamenti» ha detto al sito 20Minutes una fonte vicino all'inchiesta, secondo la quale «i lavori d'indagine saranno lunghi e molto complessi».

Al lavoro c'è già la squadra speciale dei pompieri che si dedica alla «ricerca delle cause». I tecnici del laboratorio centrale della prefettura hanno già effettuato i primi prelievi per determinare l'origine delle fiamme. A causa della pericolosità della struttura (in alcuni punti anche le volte sono state danneggiate) gli inquirenti hanno previsto di utilizzare dei droni. Già cominciata anche l'analisi delle immagini di diverse telecamere di videosorveglianza, tutte quelle esterne ed anche alcune ancora funzionanti poste all'interno della cattedrale.
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Mercoledì 17 Aprile 2019 - Ultimo aggiornamento: 19:09