Marchionne e la Fca in Puglia: «Eccellenza da difendere»

Sergio Marchionne nella Cnh di Lecce, nel settembre scorso
Spesso bersaglio mobile dei sindacati, ma anche due passi oltre Confindustria. Di certo, nel giorno del lutto, è difficile non riconoscere a Sergio Marchionne di aver cambiato volto e pelle alla Casa automobilistica di Torino, salvandola dal declino e proiettandola su scala mondiale, pur conservando una presenza molto forte in Italia, Mezzogiorno e Puglia e compresi, dove il Gruppo Fiat Chrysler Automobiles e altre società della sua galassia rappresentano l’importante eredità lasciata dal super manager, morto ieri a Zurigo, all’età di 66 anni, nella clinica dove era ricoverato da fine giugno. Dall’Abruzzo al Molise, dalla Campania alla Basilicata sino alla Puglia: undici gli stabilimenti di grandi e medie dimensioni in attività, in quattro dei quali si assemblano vetture e macchine movimento terra (a Pomigliano d’Arco, San Nicola di Melfi, Atessa e Lecce), mentre negli altri sette (Sulmona, Termoli, Napoli, Pratola Serra, Foggia, Bari e San Nicola di Melfi) si producono motori e altra componentistica. Poli industriali che guardano alla fase di transizione del gruppo con qualche preoccupazione.

Nel giorno della morte del suo predecessore, il debutto del nuovo ceo del gruppo Fiat Chrysler, Mike Manley, con la conferma degli obiettivi al 2022. «Oggi mentre permangono molte incognite sul futuro delle produzioni e dei livelli occupazionali in Italia, ci attendiamo da Fca l’adozione di un piano industriale che confermi gli investimenti nel Mezzogiorno, a partire dallo stabilimento di Melfi, polo cruciale per la crescita e lo sviluppo dell’indotto pugliese, dove certo non mancano i nodi», afferma Pino Gesmundo (Cgil Puglia). Le incognite restano, dunque. Ma all’interno di un contesto comunque più robusto rispetto al passato. Grazie anche agli investimenti di Fca e all’indotto che attorno al gruppo ha ritrovato negli anni nuovo smalto. «Marchionne è stato un antesignano della quarta rivoluzione industriale, praticamente ha anticipato quella interlocuzione che la Cisl ha sempre chiesto in nome e per conto dei lavoratori della Fca. Se il nuovo amministratore delegato seguirà i suoi passi non siamo preoccupati del futuro dei lavoratori di Fca di Melfi e di quelli dell’indotto che sono, in parte, anche pugliesi. L’importante è che il dialogo con le parti sociali sia alla base delle strategie della nuova dirigenza», spiega Daniela Fumarola (Cisl Puglia). Avanti a fari accesi, dunque. Anche in Puglia. Bari, nel comparto dell’automotive che nell’agglomerato industriale al confine con Modugno vede in attività le fabbriche di Tdit-Bosch, Getrag, Graziano Trasmissioni, Skf e Bridgestone, vanta la presenza di uno stabilimento della Magneti Marelli con oltre 950 lavoratori, che ha recentemente avviato nuove assunzioni a tempo determinato, e in cui si stanno producendo fra gli altri motori elettrici e ibridi, insieme ad altra componentistica.

Altrettanto significativi gli investimenti nel Salento. La zona industriale di Lecce-Surbo ospita il grande sito della Cnh, definito “di eccellenza” dallo stesso Marchionne, dove si montano alcuni modelli di macchine movimento terra, impiegando circa 500 addetti e alimentando un vasto indotto. In tale fabbrica pertanto sono state trasferite produzioni dallo stabilimento di Imola in Emilia e da un altro impianto della stesso Gruppo in Germania. Nella stessa area industriale salentina è operativa con due stabilimenti anche Lasim spa (oltre 340 dipendenti e un fatturato di circa 80 milioni di euro): azienda che fornisce particolari stampati allo stabilimento Fca di Melfi. Numeri che testimoniano come anche la holding Fca, con gli impianti della galassia societaria e le loro attività indotte, abbia contribuito, sotto la gestione Melchiorre, a conferire spessore all’apparato di produzione industriale dell’Italia meridionale, facendo sì che Ii Mezzogiorno non sia un territorio industrialmente debole. «I risultati ottenuti da un manager moderno e lungimirante come Marchionne sono enormi. Una garanzia. Oggi guardiamo con rinnovata attenzione alle scelte della società, con particolare riferimento al polo di Melfi, punto di riferimento per tutto l’indotto del Mezzogiorno. Così pure volgiamo lo sguardo al futuro di Cnh Industrial, con le sue realtà a Foggia e Lecce. Gli investimenti e il lavoro svolto negli anni da Marchionne, ci consentono però di essere ottimisti», afferma Domenico De Bartolomeo (Confindustria Puglia).

«I risultati aziendali sono lì a testimoniare che la Fiat globale, del nuovo millennio, ha salvato migliaia di posti di lavoro moltiplicandoli per altrettante migliaia attuali», sottolinea Antonio Gabellone (Upi Puglia).
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Giovedì 26 Luglio 2018 - Ultimo aggiornamento: 16:04