Liste d'attesa, legge Amati stravolta. Vincono gli emendamenti bipartisan

La sede del Consiglio regionale
Dopo quasi 10 ore di discussione, ieri alle 20.30 la seduta del Consiglio regionale sulle liste di attesa si è conclusa tra le polemiche, con l'ideatore e il primo firmatario della proposta di legge, Fabiano Amati (Pd), che ha votato contro, assieme agli altri che avevano sottoscritto il documento nel gennaio del 2018 (Sergio Blasi, Donato Pentassuglia, Ruggiero Mennea, Gianni Liviano, Enzo Colonna). La Puglia, con soli 20 voti a favore e 12 contrari, ha una nuova legge per l'abbattimento delle liste di attesa, ma il documento originario - depositato un anno e tre mesi fa da Amati - è stato rivoltato come un calzino, stravolto da due emendamenti bipartisan presentati dai consiglieri Paolo Pellegrino (La Puglia con Emiliano) e Ignazio Zullo (Direzione Italia) e che hanno trovato l'appoggio del presidente Michele Emiliano e della sua giunta. «Nella migliore delle ipotesi abbiamo approvato una norma che non servirà a nulla, speriamo almeno non faccia danni», è stato il commento finale di Colonna (Noi a sinistra per la Puglia). Nelle file della maggioranza non hanno votato Michele Mazzarano e Domenico Santorsola (ha abbandonato l'aula stizzito).
Un tema delicato come quello delle liste di attesa si è trasformato in terreno fertile per lo scontro interno alla maggioranza di centrosinistra, tra il gruppo Emiliano e quello capeggiato da Amati. Il rischio, però, è che adesso i pugliesi possano ritrovarsi a fare i conti con una legge pastrocchio, timore evidenziato in più passaggi dal presidente del Consiglio regionale Mario Loizzo che, durante la discussione, si è lasciato andare ad un commento emblematico: «Chissà cosa ne verrà fuori». La discussione in Aula si è accesa su un punto in particolare, sull'articolo tre della originaria proposta di legge che prevedeva la sospensione momentanea dell'attività libero professionale dei medici in caso di disallineamento superiore a 5 giorni tra i tempi di attesa nel pubblico e quelli nel privato. L'articolo è stato completamente riscritto dagli emendamenti presentati da Zullo e Pellegrino ed è stata eliminata la sospensione dell'attività Alpi. La legge, adesso, prevede che in caso di superamento dei tempi il direttore generale possa autorizzare l'acquisto di esami e visite da operatori accreditati, sforando anche il budget; oppure possa decidere di incrementare le ore ai medici specialisti interni. Ogni due mesi i manager delle Asl dovranno pubblicare sul sito internet le liste di attesa, che saranno monitorate dalla giunta regionale. Le prenotazioni dovranno passare solamente attraverso i Cup ed è previsto un sistema di recall per avere la conferma dal paziente della prenotazione. Chi non si presenterà nel giorno previsto, senza aver dato disdetta almeno 48 ore prima, sarà obbligato a pagare lo stesso l'esame o la visita, anche se esente dal pagamento del ticket. I direttori generali che non riusciranno a centrare l'obiettivo della riduzione delle liste di attesa potranno anche essere licenziati. Insomma, niente sospensione dell'attività privata dei medici, ma ad essere sanzionati potranno essere i pazienti, qualora non dovessero presentarsi alla visita, e i direttori generali.
«Cose mai viste è il commento amaro di Amati - rinviare e tergiversare per più di un anno per poi dire che i voti di alcuni medici valgono più delle persone in fila al Cup. E la cosa più grave è che si è approfittato della nostra proposta di legge per introdurre un aumento di budget in favore dei privati, come se fossimo procacciatori d'affari per l'attività privata. Che peccato. Ma noi non ci fermeremo nel denunciare lo scempio dell'attesa in sanità. Una legge che alla fine non tiene conto della legge statale, del Piano nazionale e del contratto dei medici. Una legge trasformata in un mostro giuridico».
A replicare ad Amati è Pellegrino: «Nelle premesse era una legge superflua alla luce dell'intesta Stato-Regioni, in ogni caso, con alcuni miei emendamenti concordati con il collega Zullo, abbiamo evitato un'assurda previsione normativa: la sospensione automatica dell'attività libero professionale rispetto a un allungamento delle liste attesa. Liste di attesa che combatteremo, ma non con una mera furia punitiva nei confronti dei medici». Per Direzione Italia «la legge non risolve il problema ma è un buon inizio». Deluso il M5S: Dopo una discussione di oltre 10 ore e un'attesa di oltre 15 mesi, la montagna ha partorito il topolino: una legge svilita rispetto al testo originario, non votata neanche dal proponente, che non contribuirà in alcun modo ad abbattere le liste d'attesa. Anzi, ci ritroviamo con un testo che privilegia l'attività intramoenia», è la critica. «Il no alla legge Amati sulle liste d'attesa dettato da Emiliano assesta un colpo durissimo al servizio sanitario gratuito, e blinda invece la casta del servizio a pagamento», chiosa Francesca Franzoso (Forza Italia).
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Giovedì 21 Marzo 2019 - Ultimo aggiornamento: 08:52