Covid, infarti aumentati del 25%, il cardiologo Cernetti: «Incremento infiammazioni al cuore»

Vaccino scagionato, prepara l’organismo a "un impatto meno violento con il virus"

Covid, infarti aumentati del 25%, il cardiologo Cernetti: «Incremento infiammazioni al cuore»
Covid, infarti aumentati del 25%, il cardiologo Cernetti: «Incremento infiammazioni al cuore»
di Mauro Favaro
5 Minuti di Lettura
Venerdì 1 Aprile 2022, 19:26

TREVISO - I contagi da Covid hanno portato a un aumento generale delle infiammazioni. E questo sta sfociando in un’altra emergenza che riguarda direttamente il cuore. Negli ultimi mesi sono aumentati i malori nella Marca. E purtroppo anche le giovani vite spezzate. Non è solo una sensazione. «Tra febbraio e marzo i ricoveri per infarto e scompenso cardiaco sono aumentati del 25% rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso – rivela Carlo Cernetti, 54 anni, direttore delle unità di Cardiologia di Treviso e Castelfranco – le recrudescenza di eventi di questo tipo segue una certa stagionalità. Ma quella attuale sembra essere davvero molto forte e violenta». Tanto che ora sarà al centro di uno studio specifico tra la stessa Cardiologia e l’Università di Padova.

Covid, curva in discesa ma torna la pressione sugli ospedali

Omicron, cresce l'Rt ma cala l'incidenza (4 Regioni ad alto rischio)

Carlo Cernetti, 54 anni, direttore delle unità di Cardiologia di Treviso e Castelfranco


Dottor Cernetti, da dove nasce l’attuale aumento di infarti e scompensi? 
«La recrudescenza di eventi acuti anche in persone giovani ci ha già portato ad avanzare delle ipotesi. La prima è che l’epidemia da Covid abbia causato un enorme incremento delle infiammazioni. E queste rappresentano una pre-condizione che favorisce gli infarti e gli eventi cardiovascolari acuti». 


Proprio mentre si spera di riuscire a rendere stabile la convivenza con il virus? Ad oggi più di 271mila trevigiani hanno già preso il Covid. Oltre il 30% della popolazione della Marca. 
«Queste sono le persone che hanno avuto un tampone positivo. Ma in realtà non sappiamo quante siano davvero entrate in contatto con il virus. Di certo il numero è gigantesco. Il Covid sta diventando endemico proprio perché ha toccato una larghissima fascia di popolazione. Anche se la certezza della possibile convivenza la si avrà solo il prossimo autunno». 


Con i dovuti scongiuri, sembra una cosa positiva. 
«Lo è. Però questo andamento ha anche acceso una fase di infiammazione che potrebbe avere una stretta relazione con eventi cardiaci, cardiovascolari e cerebrali acuti. La relazione tra infiammazione e infarto è assodata. Non a caso nei mesi invernali, con la circolazione dei virus, si vede un aumento degli infarti. E oggi l’infezione da Covid ha scatenato una risposta infiammatoria enorme nella popolazione generale». 


Qual è lo schema? 
«Il virus porta a un aumento delle infiammazioni. Le placche di colesterolo sottoposte a stress infiammatorio tendono a ulcerarsi. A rompersi. E così può esserci l’infarto. Il Covid sta continuando a girare, fermo restando che al momento non sembra dare un drammatico problema di ospedalizzazioni. Nei grandi numeri vengono colpite anche persone vulnerabili. Questo può generare l’evento acuto. E non è tutto».


Che altro? 
«Dopo l’emergenza Covid, la nostra vita ha subito una ri-accelerazione. I livelli degli ormoni che regolano le nostre giornate sono molto più elevati. Non va nemmeno tralasciata la preoccupazione per la guerra. Mettendo assieme infiammazioni, stress legato alla ripresa e al recupero delle attività lavorative e timori generali, è facile pensare che il risultato determini un aumento degli eventi cardiovascolari acuti». 


Come affronterete il problema? 
«Oltre alla risposta sul campo, senza sosta, lo indagheremo in collaborazione con l’Università di Padova. La Cardiologia è parte integrata nel percorso di formazione di specialisti. Nei prossimi mesi lavoreremo proprio su questo». 


Qualcuno guarda all’aumento dei malori puntando il dito contro la vaccinazione anti-Covid. Soprattutto nell’ambito della galassia no vax. 
«Non ci sono relazioni. Il vaccino prepara l’organismo a un impatto meno violento con il virus. Chiariamo: i danni da Covid non sono legati tanto al virus quanto a una iper-reazione del sistema immunitario. Non a caso si danno farmaci per ridurre la risposta infiammatoria. I vaccini, invece, non innescano questo meccanismo. La differenza della risposta infiammatoria generata dal contatto con il virus rispetto al contatto con il vaccino è enorme. E anche chi si è contagiato dopo essersi vaccinato non ha avuto una reazione infiammatoria così violenta come chi non si era vaccinato».

Omicron, test Covid anche a pesci e suini al mercato di Shanghai


Il rinvio di alcune prestazioni sanitarie proprio a causa dell’emergenza Covid, infine, potrebbe aver in qualche modo inciso negativamente su infarti e scompensi? 
«No. Perché noi non abbiamo mai rallentato la macchina degli interventi. Anzi, ne abbiamo eseguiti anche di più del 2019, epoca pre-pandemia, crescendo tra il 15 e il 18%. L’anno scorso sono stati 1.150 a Treviso e 800 a Castelfranco, solo nel campo dell’emodinamica. Tra tutti questi, 1.500 angioplastiche, 208 impianti di valvole coronariche, 50 per la chiusura di difetti congeniti, oltre 100 non coronarici e così via. Più l’impianto di 750 pacemaker: 450 a Treviso e 300 a Castelfranco. L’assenza di ritardi negli interventi, al contrario, dà forza proprio all’ipotesi del problema legato all’aumento delle infiammazioni». 

Omicron, test Covid anche a pesci e suini al mercato di Shanghai
 

© RIPRODUZIONE RISERVATA