Stupra la fidanzata che vuole lasciarlo: poi litiga in auto, provoca incidente e uccide una donna

Un rapporto in crisi, mesi di insistenze che sconfinano nello stalking, il consenso a un incontro chiarificatore dentro l'auto di lui, che si conclude nel peggiore dei modi. A farne le spese questa volta, di un potenziale femminicidio, è stata una signora del tutto estranea alla coppia: la donna era a bordo di un'automobile condotta dal marito che per pura combinazione si trovava a transitare nella direzione opposta e contro la quale il ragazzo, per rappresaglia contro la fidanzata che lo voleva lasciare, si è andato a schiantare consapevolmente.

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La tragedia si consuma nella tarda serata di venerdì 7 giugno sulla strada provinciale che attraversa il comune di Povegliano, nell'hinterland di Treviso. Lui, Christian Barzan, studente universitario di 22 anni di Quinto di Treviso, non accetta la decisione della fidanzata 21enne di lasciarlo. Litigano violentemente e lei subisce un rapporto sessuale tanto che lui viene accusato di violenza sessuale. Ma lui è ancora accecato dall'ira, la discussione si riaccende, lei non ritorna sulla decisione di lasciarlo. Lui allora spende la carta disperata dell'autodistruzione, sterza all'improvviso a sinistra, la sua Alfa Romeo «Mito» centra un'utilitaria condotta da un sessantenne al cui fianco viaggia la moglie, di ritorno da una cena in un ristorante in collina.

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Barzan vuole uccidere la fidanzata, incurante della concreta possibilità di morire con lei, ma a perdere la vita all'istante è Giuseppina Lo Bruto, 62 anni, passeggera della vettura-bersaglio catapultata nel fosso. Per oscura ironia le ferite più leggere, fra i sopravvissuti, le riporta la giovane che, una volta al Pronto Soccorso, racconta tutto alla polizia dell'ospedale. Il marito della vittima ha fratture multiple ed è sotto choc. Barzan ha un femore rotto e dovrà essere operato. Quello dello studente è tuttavia uno stato che non ha impedito oggi alla magistratura, dopo avere riascoltato a distanza di qualche giorno il resoconto della ragazza, di decidere di arrestarlo e di piantonarlo all'ospedale.

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L'omicidio stradale si trasforma in omicidio volontario, le lesioni alla fidanzata in tentato omicidio. Capi d'accusa ai quali si aggiunge quello di violenza sessuale e di stalking, il meno grave ma capace da solo di spiegare il senso di una storia non diversa da troppe altre. L'unica differenza è che questa volta l'arma per uccidere non è stata una pistola, un coltello o un bastone ma un'automobile, e a morire è stata una donna a caso che con le tensioni nella giovane coppia non aveva nulla a che vedere. «Nonostante tutto quello che si scrive e tutte le volte in cui si è discusso di questo in televisione - è il commento del Procuratore della Repubblica di Treviso, Michele Dalla Costa - alla richiesta di un ultimo 'incontro chiarificatorè sembra che non si riesca mai a dire di no».
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Mercoledì 12 Giugno 2019 - Ultimo aggiornamento: 13-06-2019 08:50
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