Crisi governo, il Pd e i 5Stelle a Conte: prima le dimissioni, poi il ter

Venerdì 22 Gennaio 2021
Crisi governo: Iv apre, i centristi chiedono un Conte ter per sbloccare lo stallo

È sempre più in salita la strada per aggregare un nuovo gruppo politico alla maggioranza Pd-M5S. Torna dunque, dividendo trasversalmente dem e grillini, l’idea che la sola via d’uscita da questa impasse siano le dimissioni di Giuseppe Conte per poi dar vita a una compagine nuova, sempre guidata dall’avvocato, ricostituendo anche un rapporto di collaborazione con i renziani di Italia Viva.

Di certo il tempo stringe: tra mercoledì e giovedì l’esecutivo rischia di andare sotto a Palazzo Madama sul voto nei confronti del Guardasigilli Alfonso Bonafede, di cui Forza Italia torna a chiedere la testa.

Il puzzle di questa complicatissima crisi si arricchisce di nuovi tasselli mentre le incognite rimangono tutte sul tavolo. La giornata di ieri è iniziata con una nuova mossa di «apertura» del partito di Matteo Renzi. I deputati e i senatori di Italia Viva hanno lanciato un appello perchè, a fronte della «difficile situazione sanitaria e dei drammatici dati economici», ci sia «una soluzione politica che abbia il respiro della legislatura e offra una visione dell’Italia per i prossimi anni». Un patto di legislatura per ricomporre la frattura al quale il premier sceglie di non rispondere. 

 

 

 

 

Contrario a ogni ripensamento è però Vito Crimi: «Non ci sono margini - osserva il capo politico M5s - per ricucire con Renzi, la porta è definitivamente chiusa». Anche Alessandro Di Battista usa toni da anatema: «Allontanare il renzismo dalla politica è un dovere morale». Ma sul fronte pentastellato va segnalato il tweet del deputato Giorgio Trizzino, molto ascoltato da Beppe Grillo (oltre che il pentastellato più vicino a Mattarella), che invita a creare le condizioni affinché «si riaprano le condizioni di un dialogo con i renziani».

E dal Pd? Il capogruppo a Montecitorio, Graziano Delrio, parla chiaro: «Il Pd ha sempre detto no a una crisi al buio, no a elezioni e dunque serve un allargamento vero perché con questi numeri è già complicato solo gestire l’ordinario». Escono allo scoperto anche quattro senatori, Gianni Pittella, Dario Stefano, Tommaso Nannicini e Francesco Verducci che dicono:«Nessun ammiccamento alle elezioni» e «il Pd rilanci le ragioni di un esecutivo all’altezza, parlando con tutti». Non tutto il partito la pensa così perché più di un esponente vicino a Zingaretti ha dichiarato alla stampa che il «Pd non teme elezioni». Il che, tradotto, è un segnale di freddezza verso Italia Viva. Comunque sembra emergere, almeno nella maggioranza di Pd e M5s, un chiaro suggerimento a Conte: dimissioni in vista di un Conte Ter rilanciato su basi nuove e con un accordo con i renziani.

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Nel frattempo si lavora alla creazione del gruppo dei «costruttori» anche se la senatrice Lonardo Mastella ha ribadito che non voterà a favore di Bonafede. Bruno Tabacci per ben due volte è entrato a Palazzo Chigi, dove ha incontrato anche Luigi Di Maio. Quindi, lasciando Piazza Colonna, ha illustrato ai cronisti la sua road map per uscire dallo stallo attuale: «La possibilità di rafforzare la maggioranza c’è, ma serve un governo nuovo, non basta un rimpasto. Io penso che Conte sia l’unico punto di equilibrio di questa legislatura. Per concludere la crisi - osserva il Presidente di Centro Democratico - è necessario aprire a un ventaglio di forze più ampio. Renzi al Senato ha fatto un discorso di rottura, ma credo che in Iv ci siano posizioni più concilianti. E poi c’è l’area dei liberal-democratici di FI». Ancora una volta la soluzione sarebbe il ter, appunto. Che azzerando la squadra consentirebbe a nuove forze di trovare spazio nel governo. 

Ultimo aggiornamento: 23 Gennaio, 14:31 © RIPRODUZIONE RISERVATA