Governo appeso al voto M5S su Rousseau. Di Maio convoca i ministri

Una domenica di silenzio, per preparare il “lunedì della resistenza”: questa mattina alle 10 Luigi Di Maio ha convocato a Palazzo Chigi, negli uffici che da vicepremier non vuole lasciare costi che quel costi, tutti i ministri e i sottosegretari del M5S. Una prova di forza nei confronti del premier Conte. Ma soprattutto un messaggio da inviare all’interno del mondo pentastellato, a partire da Beppe Grillo, per ribadire che il Movimento c’est moi. Sottolineatura non banale in vista della resa dei conti di domani: il voto sulla piattaforma Rousseau. Non a caso in queste ore gli uomini più vicini al Capo politico ricordano un dato: «Lo scorso 30 maggio dopo la sconfitta delle europee, l’80% degli iscritti riconfermò Luigi leader. La piattaforma lo seguirà sempre».

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Tradotto: senza le rassicurazioni sul ruolo di vicepremier, il voto «è più che a rischio», come d’altronde ripetono da giorni i colonnelli del vicepremier. E dunque potrebbe saltare il banco, costringendo il premier Conte a rinunciare all’incarico, altro che sciogliere la riserva come da cronoprogramma quirinalizio. Una guerra di nervi. E la democrazia diretta rischia di trasformarsi nel detonatore della creatura di Grillo e Casaleggio. Per tutta la giornata di ieri sono circolate voci impazzite di un passo indietro di Di Maio come vicepremier: «Non esiste, la nostra posizione non cambia: questo è il Pd che sta alzando la tensione».

I FEDELISSIMI
Nei vertici del Movimento e tra i consiglieri politici più fidati di Di Maio circola però tanta amarezza per l’interventismo spietato di Grillo: «Beppe - ragiona un importante esponente del mondo istituzionale pentastellato - non capisce che se uccide politicamente Luigi, alla fine questo governo non nascerà». Ecco perché, sempre ad ascoltare le parole dei pochi che ieri hanno scambiato due chiacchiere con il giovane leader, «Conte deve imporsi a tutti i costi e pretendere di avere due vice».

I rapporti tra Palazzo Chigi e Di Maio sono tesi e densi di dietrologie. Il sospetto che il premier «del nuovo umanesimo» agisca d’intesa con Grillo e il Pd sono altissimi. Tanto che dall’entourage del capo del governo trapela l’interesse di far sapere al mondo intero che lui sta ancora «lavorando per avere due vice». Allo stesso tempo, però, Conte sa benissimo che il voto su Rousseau potrebbe sbarrargli la strada: ecco perché ha fatto presente di voler leggere il quesito prima che venga messo sulla piattaforma.

Tutto ruota intorno al «sì» o «no» all’alleanza con il Pd. In una giornata di muro contro muro come quella di ieri, non è un caso che la comunicazione di capo politico grillino abbia sottolineato alla stampa questo post su Facebook del senatore Gianluigi Paragone: «Di Maio resti centrale, anche a Chigi». Parentesi: Paragone è tra i più strenui oppositori all’accordo con il Pd, seppur in maniera contradditoria ha detto che qualora passasse si dimetterebbe da Palazzo Madama. Non solo. Sempre Paragone da giorni sui social sta facendo una campagna affinché Rousseau bocci il quesito, proponendo anche un sondaggio artigianale. Le chat dei parlamentari ribollono. C’è una maggioranza rumorosa dell’ala ortodossa che spinge affinché «Luigi faccia un passo di lato, lasciando a Conte mani libere per la trattativa». 

IL CAOS
Ma c’è anche chi, tra i deputati, soffre a vedersi a braccetto con il Pd, dopo gli insulti e le querele andati di paripasso in questi 14 mesi alle cene organizzate con i leghisti. Nostalgia? «Sì». E sarà un caso che tutta la comunicazione della «bestia» di Salvini anche ieri si sia concentrata solo su Conte e sul Pd, senza mai affondare il colpo sui pentastellati, al centro della «solidarietà» del leader della Lega. L’uscita di Beppe Grillo di sabato sera (l’appello ai giovani Pd e il suo essere esausto per la lotta delle poltrone) ha diviso le acque. L’ala di Roberto Fico non ha dubbi: «Le parole di Beppe Grillo come sempre guardano lontano e ci chiedono di ritrovare l’entusiasmo. Quell’entusiasmo nel viaggiare insieme per abbracciare non una lista della spesa da spuntare», dice il deputato Luigi Gallo. Ma il tempo scorre: meno 24 ore al voto on line più importante della storia del Movimento 5 Stelle.
 
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Lunedì 2 Settembre 2019 - Ultimo aggiornamento: 10:04
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