Governo, Calenda si dimette dal Pd: «Con M5S rapporto nasce male»

Mercoledì 28 Agosto 2019
Governo, Calenda sulla trattativa: «Se ci sarà l'accordo col M5S lascerò il PD»

È durata quindici mesi l'adesione di Carlo Calenda al Pd. L'ex ministro dello Sviluppo aveva infatti preso la tessera dei Dem il giorno dopo la sconfitta elettorale del 4 marzo 2018, per restituirla oggi, nel giorno in cui il Pd ha dato il via libera al governo con M5s. Il segretario del Pd Nicola Zingaretti ha invitato Calenda a ripensarci, ma se ciò non accadesse si aprirebbe una prospettiva politica nuova perché secondo alcuni osservatori il movimento di Calenda, Siamo Europei, potrebbe essere il nucleo di un contenitore liberal-riformista nell'ambito del centrosinistra, cosa che avrebbe ripercussioni anche sull'assetto del centrodestra. Dopo aver annunciato telefonicamente a Nicola Zingaretti e Paolo Gentiloni la propria decisione, in una lunga lettera Calenda la ha motivata: «nell'ultimo anno e mezzo ho sentito profondamente l'appartenenza a un partito che, per quanto diviso e disorganizzato, consideravo l'ultimo baluardo del riformismo in Italia». Tuttavia coerenza impone ora di lasciare: «Dal giorno della mia iscrizione ho chiarito che non sarei rimasto nel partito in caso di accordo con M5S» perché «in democrazia si possano, e talvolta si debbano, fare accordi con chi ha idee diverse, ma mai con chi ha valori opposti».

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Zingaretti a Calenda: «Ripensaci, abbiamo bisogno di te»

Zingaretti subito dopo essere salito al Quirinale ha risposto con una lettera, sottolineando di aver avuto in questi giorni «mille dubbi» come Calenda. «Non ho cambiato idea su quello di cui ora l'Italia ha più che mai bisogno, ma ho chiaro in testa anche quello di cui non ha bisogno: andare in Europa senza una Finanziaria, rimanere sotto scacco della destra peggiore di sempre, lasciare in vigore leggi che rappresentano un vero e proprio insulto alla civiltà». «Io credo che non si possa scappare dalle responsabilità» conclude Zingaretti che chiede a Calenda per rimanere e dare il suo contributo «critico». Nella lettera di addio, al netto dell'amarezza, Calenda indica dei percorsi di lavoro: Siamo Europei cercherà innanzi tutto di «proporre una visione e un progetto adatto ai tempi» che siano «alternativi alla destra». «Lascio una dirigenza di cui non mi sento più parte, non una comunità che sono orgoglioso di rappresentare» aggiunge Calenda, ricordando le 280mila preferenze ottenute alle Europee: il perimetro di Siamo Europei è dunque il centrosinistra, anche perché Calenda conferma di voler rimanere nel gruppo Eurosocialista a Strasburgo «mentre in Italia rafforzerò Siamo Europei per dare una casa a chi vuole produrre idee concrete per una democrazia liberal-progressista adatta a tempi più duri». Scissione? no: «Cercherò di mobilitare forze nuove» perché «c'è l'urgenza di chiamare all'impegno una nuova classe dirigente».


A fianco a sé Irene Tinagli, Calenda ha già raccolto la disponibilità di decine di persone, da semplici operai ad alti dirigenti, disposti a impegnarsi. L'organizzazione è sul modello dei Comitati Civici di Renzi e di +Europa di Della Vedova, con cui entra in concorrenza sul piano dell'offerta politica. In una prospettiva di offerta civica si muove anche Italia in Comune, il movimento di Federico Pizzarotti e Alessio Pascucci, che oggi ha raccolto 200 adesioni di sindaci e amministratori locali ad un proprio documento. Lo schema dell'alleato «centrista» del Pd verrebbe messo in discussione nel caso in cui si realizzasse la scommessa spiegata da Zingaretti in Direzione: «dietro il governo, nel Parlamento e nel paese, deve vivere una maggioranza che abbia la forza di accompagnare - e quando serve integrare e correggere - le politiche al centro di una nuova stagione politica», dando vita magari ad alleanze tra Pd e M5s nelle imminenti elezioni Regionali, già da ottobre in Umbria.
 

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