Gli errori del Mezzogiorno e il bivio della responsabilità

Sabato 14 Dicembre 2019 di Stefano MARTELLA
La genesi della questione meridionale, il passaggio alla questione meridionali, le responsabilità della classe dirigente locale, i fondi comunitari non spesi. E ancora xylella, Ilva, Tap, statale 275. Una moltitudine di temi, fitti e densi come una bufera di grandine. Al centro, assediato, un grande protagonista: il Sud. Se ne è discusso ieri, a Lecce, in occasione della prima presentazione del libro Le colpe del Sud, scritto da Claudio Scamardella, direttore del Nuovo Quotidiano di Puglia, ed edito da Manni. Ad affiancare l'autore c'erano il sindaco di Lecce, Carlo Salvemini, l'europarlamentare Raffaele Fitto, il direttore de La Gazzetta del Mezzogiorno, Giuseppe de Tomaso, e il giornalista Rai-Porta a Porta Mauro Giliberti, nel ruolo di moderatore. Assente il ministro Teresa Bellanova, bloccata a Roma da impegni istituzionali e dallo sciopero di Alitalia. Gremita la sala delle Officine Cantelmo.
Il libro si sviluppa in due parti: nella prima domina la ricostruzione storica della questione meridionale, nella seconda entrano i temi specifici, che hanno infiammato il dibattito pubblico della Puglia degli ultimi anni. Da questi due binari ha preso vita il dibattito. E da una domanda, una scintilla: come ha fatto il Sud a diventare leghista? Per Scamardella il Sud non ha saputo leggere e reggere il cambiamento dei tempi e le grandi sfide della globalizzazione. Non è attrezzato a farlo, per responsabilità antiche e recenti. «Il Sud non ha saputo rinnovare la sua cassetta degli attrezzi ha spiegato il direttore di Quotidiano - Dopo il matrimonio che abbiamo fatto con l'Unità d'Italia, il contratto è andato in crisi nell'ultimo decennio del secolo scorso. Quando il Nord e il Sud hanno avuto ambizioni, aspettative e sogni completamente diversi. Il Nord ha avuto la capacità di creare una idea forza, imponendola all'intero Paese, noi abbiamo rincorso, abbiamo giocato in difesa. Perché non abbiamo creato un'idea forte di Sud». L'intervento di Fitto, da europarlamentare, si concentra sulla programmazione dei fondi europei, che pure sono una traccia importante all'interno del libro. Questi soldi che arrivano dell'Unione Europea, siamo in grado di spenderli o meno? Una domanda amara, forse grottesca ma fin troppo realistica. «Il tema delle risorse comunitarie è cruciale per il Mezzogiorno ha commentato Fitto e spesso non siamo stati in grado di spenderle perché c'è un sistema burocratico sbagliato, una programmazione molto parcellizzata, in cui si fanno tantissime cose e nessuna. È mancato il coraggio di incidere nel cambiamento». Il direttore De Tommaso ha esordito citando un pezzo del libro, che è anche un identikit secco e implacabile della classe dirigente del Sud: i meridionali «servono il padrone del momento, rimpiangono il padrone del passato, aspettano il padrone che verrà. Nel Sud la personalizzazione del potere è dominante, mentre al Nord è molto più sfumata ha proseguito De Tommaso perché il Sud non chiede libertà ma protezione. Allora occorre svegliare le migliori intelligenze del territorio». Per Salvemini la questione meridionale è un tema nazionale. «Il ritardo del Sud è una grande questione nazionale. Le fragilità del nostro spirito pubblico sono le stesse da Torino a Trapani, che non ritengo una caratteristica esclusiva dei meridionali, altrimenti non si spiegherebbero le vicende politiche degli ultimi trent'anni di questo paese. Non è un'assoluzione ma se la questione meridionale esiste è anche per una inadeguatezza della classe dirigente nazionale e settentrionale, oltre che di quella ascrivile al Sud».
Il dibattito si è poi spostato sull'attualità. Su xylella e su come si possa ideologizzare la malattia di una pianta, che affonda le motivazioni in un sentimento sempre più antiscientifico, spesso non contrastato, se non proprio cavalcato, dalle istituzioni. Le mancate compensazioni al territorio per la costruzione del gasdotto Tap e l'incapacità della classe dirigente di coniugare il tema dell'approvvigionamento da gas con quello della decarbonizzazione dell'Ilva e della centrale di Cerano. Decremento demografico e fuga dei giovani, infine, sono per Scamardella le minacce più grandi per il Sud di oggi. Questo il presente amaro, ma quale futuro? Da dove partire e dove arrivare? Da Scamardella arriva un monito alla borghesia, cuore pulsante e propulsore di ogni società che si possa definire progressista. «La borghesia deve uscire dalla palude della pigrizia e dell'egoismo, ed essere propensa ad accettare le sfide del nostro tempo e l'importanza del bene comune. Poi occorre sedimentare una visione macroregionale del Mezzogiorno, che possa garantire ai nostri ragazzi il diritto di tornare e per chi vuole, quello di restare».
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