Gas, l'Italia rischia di rimanere senza? Le mosse (anche di Germania e Austria) per arginare i pagamenti in rubli di Putin

La richiesta di Putin di accettare solo pagamenti in rubli apre nuovi scenari per l'Europa

Gas, l'Italia rischia davvero di rimanere senza? Le mosse della Germania e dell'Austria sui razionamenti per arginare Putin
Gas, l'Italia rischia davvero di rimanere senza? Le mosse della Germania e dell'Austria sui razionamenti per arginare Putin
di Francesco Malfetano
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Venerdì 1 Aprile 2022, 19:24

Sanzioni, rubinetti chiusi e, soprattutto, il pagamento in rubli. Fin dall'inizio della sanguinosa invasione in Ucraina da parte della Russia c'è un dubbio che continua a tenere con il fiato sospeso l'intera Europa. Il Vecchio Continente rischia davvero di restare senza gas? Si tratta forse della domanda più importante in termini di ricadute economiche e sociali, a cui però non è del tutto possibile dare una risposta. Se l'intera Unione Europea è fortemente legata alle importazioni da Mosca per soddisfare il proprio fabbisogno energetico infatti, è vero anche il contrario. E cioè che il Cremlino, e le diverse aziende che gli orbitano attorno, dipendono dai pagamenti effettuati dagli europei.

Gas, gli scenari

In linea di massima quindi sarebbe difficilmente immaginabile uno stop totale della fornitura. Il rischio tuttavia esiste come mostra lo stop di stamane di Gazprom al flusso verso la Germania, con alcuni però. Chiudere completamente i rubinetti dall’oggi al domani ad esempio, oltre alla già fragile economia russa, potrebbe danneggiare strutture produttive e giacimenti per colpa dalle basse temperature e della possibile formazione di sostanze acquose. Inoltre, senza dimenticare che il gas siberiano che arriva in Europa rifornisce anche il mercato interno russo, si parla di gasdotti lunghi migliaia di chilometri in cui circola un combustibile che ha comunque bisogno di mantenere specifiche caratteristiche. Al netto di qualche stop usato dal Cremlino per mostrarsi pronto a tutto, l'interruzione totale e improvvisa non solo necessiterebbe di tempo per essere messo in atto, quanto costerebbe miliardi in termini di manutenzione. Senza contare gli investimenti che servirebbero poi per riavviare e far tornare a regime gli impianti. Ed è per tutti questi motivi che la Russia al momento potrebbe con maggiore probabilità - in caso di rottura con l'Occidente a seguito dell'aut aut già avanzato da Vladimir Putin sui pagamenti in rubli del gas - diminuire i flussi un po' come accaduto già a gennaio o dirigerli solo verso quei Paesi disposti a cedere alle condizioni del Cremlino.

Anche questo però è uno scenario che rischierebbe di mettere in ginocchio l'Europa, o quantomeno quei Paesi più dipendenti dalle forniture di Mosca. I piani per emancipare il proprio mix energetico dai gasdotti siberiani necessitano di anni per essere attuati anche se ci si è già impegnati a ridurre di due terzi l'uso del gas russo entro la fine dell'anno. Non è un caso che il piano di risposta immediato elaborato da Bruxelles preveda il riempimento al 90% degli stoccaggi Ue entro il novembre. Una corsa contro il tempo di cui Putin, aumentando la pressione sulle formule di pagamento, sta cercando di avvantaggiarsi. Tant'è che Germania e Austria, i più esposti assieme all'Italia tra i Ventisette in termini di dipendenza energetica dal Cremlino, sono a un passo dal razionamento del gas proprio per aggirare questo ricatto. Il ministro dell'Economia tedesco Robers Habeck ha infatti avvisato i consumatori e le imprese sul pericolo di un improvviso rallentamento e tutti i cittadini sono quindi stati invitati a ridurre i consumi in vista di una possibile crisi. La Germania è uno dei Paesi più legati al gas del Cremlino e le sanzioni inflitte dall'Unione Europea che ha voluto ridurre la dipendenza energetica da Mosca potrebbero essere motivo di grandi difficoltà per Berlino. Con i sindacati che sono già in agitazione sostenendo che l'impatto delle misure porterebbe alla perdita di migliaia di posti di lavoro. Una «fase di allerta precoce» comune anche alla vicina Austria, in cui le rispettive task force controlleranno le importazioni e lo stoccaggio con la loro regolamentazione.

Cosa succede in Italia?

Per quanto riguarda l'Italia invece, l'attivismo del ministero degli Esteri e dell'Eni per diminuire l'influenza russa è noto a tutti. Anche in questo caso però, per l'emancipazione serve tempo. Tuttavia il rischio di restare completamente senza gas (e quindi anche ridurre la produzione di energia elettrica) è considerato abbastanza remoto nonostante l'intenzione di proseguire con la linea dura nei confronti della Russia ribadita ieri dal premier Mario Draghi al tedesco Scholz nel corso di una telefonata. Se il presidente del Consiglio era stato più cauto nei giorni scorsi («Niente allarmi ma se le cose continuassero a peggiorare dovremmo cominciare ad entrare in una logica di razionamenti»), ieri il ministro della Transizione ecologica Roberto Cingolani si è mostrato ottimista: «Al momento le riserve italiane di gas consentono comunque di mandare avanti le attività del paese anche in caso di brusche  ed improbabili interruzioni delle forniture russe». Concludendo, la Russia potrebbe davvero decidere di vincere il braccio di ferro con l'Europa - che faticherebbe a gestire la situazione - bloccando del tutto la fornitura di gas ma solo esponendosi ad importanti ricadute. Ma date le mosse a dir poco avventate con cui Mosca sta muovendosi nelle ultime settimane è impossibile escluderlo. 

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