Egyptair, gli 007 israeliani: «Piccole bombe nella stiva»

Egyptair, gli 007 israeliani: «Piccole bombe nella stiva»
di Francesca Pierantozzi
4 Minuti di Lettura
Mercoledì 25 Maggio 2016, 09:02 - Ultimo aggiornamento: 26 Maggio, 12:49

PARIGI - I prelievi si svolgono al primo piano dell'Hotel Le Passage. È un albergo di lusso vicino all'aeroporto del Cairo, con piscina, parco, grandi saloni per matrimoni. I tecnici di laboratorio dell'istituto di medicina legale ripartono con campioni di Dna dei familiari delle vittime del volo MS804. Sono indispensabili per dare un nome ai resti trasportati all'obitorio Zeinhom. Ieri, una fonte egiziana parlava di corpi smembrati, di piccole parti.

LA SOSTA DI UN'ORA
Per una fonte anonima che ha parlato con l'agenzia americana Associated Press che lavora a Zeinhom e che ha potuto esaminare i resti, ci sarebbero pochi dubbi: portano i segni di un'esplosione in volo. In mancanza di qualsiasi spiegazione della tragedia, per tutta la mattina è ripartita la pista dell'attentato. Di una bomba a bordo. Piazzata magari a Roissy, dove l'Airbus Egyptair era rimasto per un'ora prima di ridecollare in direzione del Cairo. Ma di nuovo è arrivata una smentita dalle autorità egiziane, che dirigono l'inchiesta: nessuna esplosione, o meglio, nessuna spiegazione. «In un aereo che precipita, si verifica necessariamente un'esplosione, che riduce l'apparecchio a pezzi, che sia in volo, come risultato di un'avaria o di un atto criminale, o allora quando l'apparecchio si schianta sulla superficie del mare, dopo una caduta di undici chilometri, come è stato il caso dell'Airbus Egyptair». Per le famiglie, un dramma che si aggiunge al dramma: le ipotesi che si accumulano, nessuna spiegazione, soltanto corpi smembrati, valigie, scarpe, zainetti, brandelli di vestiti. Anche i pezzi di lamiera finora ripescati parlano poco. Nessuno è abbastanza grande da indicare se la deformazione sia verso l'esterno (in questo caso indicherebbe un'esplosione all'interno dell'aereo) o verso l'interno, cosa che rivelerebbe l'impatto sull'acqua di un mezzo ancora integro, magari distrutto da un incendio. Soltanto tracce di esplosivo sui detriti o sui resti umani potrebbero attribuire allo schianto una firma terrorista. Ma per ora niente. Un portavoce del ministero della Giustizia egiziano ha assicurato che finora di esplosivo non è stata trovata traccia. A Roissy i controlli sul personale entrato in contatto con l'aereo e le immagini delle videocamere non avrebbero rivelato niente di sospetto. Le autorità egiziane si sono limitate a spiegare come normale routine la presenza a bordo del volo MS804 di tre agenti della sicurezza. Alcuni esperti hanno rilevato ieri che tre agenti su un aereo con un totale di 66 persone a bordo sembra eccessivo a meno che non ci fosse una «personalità particolare» da sorvegliare. Notizia non confermata, ma nemmeno smentita da Egyptair.

LA NUOVA TECNICA
Altra ipotesi, sostenuta dall'intelligence israeliana: a provocare la scomparsa repentina dai radar dell'aereo sarebbe stata sì un'esplosione, ma provocata da piccoli ordigni, da piccole cariche esplosive. Sarebbe questa una nuova tecnica utilizzata dall'Isis e sperimentata tra l'altro sull'Airbus della compagnia russa Metrojet decollato da Sharm el Sheikh il 31 ottobre. L'aereo è esploso in volo uccidendo le 224 persone a bordo. Nella rivendicazione i jihadisti hanno pubblicato la foto di una lattina in cui era stato piazzato il micro-ordigno responsabile della tragedia. In quel caso la carica era stata piazzata sotto un sedile nella parte posteriore dell'aereo. Nel caso del Parigi-Cairo, il fuoco si sarebbe dichiarato nella parte anteriore dell'aereo, come hanno rivelato i sei successivi messaggi di avaria inviati automaticamente dall'Airbus prima di scomparire dai radar. Piccoli ordigni potrebbero essere stati piazzati in modo di rendere l'aereo ingovernabile. Ma di nuovo: solo ipotesi. E soprattutto: nessuna rivendicazione. Le scatole nere restano ancora silenziose. Per i francesi e gli egiziani al lavoro su una fregata e su un sottomarino nelle acque a nord di Alessandria, la ricerca è difficile quanto quella del Rio-Parigi di Air France, precipitato nell'oceano Atlantico nel 2009.


 

© RIPRODUZIONE RISERVATA