Dramma rimorchiatore, le storie delle vittime: «Il mare era tutta la loro vita»

Dramma rimorchiatore, le storie delle vittime: «Il mare era tutta la loro vita»
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Venerdì 20 Maggio 2022, 08:00 - Ultimo aggiornamento: 20:42

Il dramma che si è consumato a bordo del rimorchiatore Franco P. naufragato al largo di Bari, vede la tragica conta di tre morti e due dispersi, tutti membri dell'equipaggio, mariti e padri di famiglia. Un dolore immenso che ha sconvolto le comunità a cui appartenevano del centro e sud Italia. A salvarsi soltanto il comandante Giuseppe Petralia, 63enne siciliano, trasportato a tarda notte all'ospedale di Bari completamente sotto choc.
Pugliesi i due dispersi, Mauro Mongelli, e Sergio Bufo, di Terlizzi. Fino alla tarda serata di ieri, i loro corpi non erano stati ancora individuati.

Sempre nella tarda serata è arrivata invece la conferma che due dei tre corpi ritrovati senza vita in mare appartenevano ai due anconetani d'adozione: Andrea Massimo Loi, 57enne che si era imbarcato con la qualifica di marò e Luciano Bigoni, motorista di 64 anni originario di Civitanova ma da sempre impegnato come pescatore nei mari del capoluogo dorico. Il terzo cadavere appartiene invece ad Ahmed Jelali, marinaio di 63 anni di origine tunisina ma residente a Pescara. In quell'imbarcazione era prevista anche la presenza di una settima persona, un ufficiale siciliano che, però, per motivi ancora non precisati, non è più salito a bordo del rimorchiatore.
Proprio a lui è toccato il drammatico compito di fare un pre-riconoscimento delle vittime al porto di Bari dove sono rientrate le salme.

I ritratti

Al porto dorico, intanto, sono molte le persone che piangono la morte del pescatore Luciano Bigoni. Sull'imbarcazione affondata ricopriva il ruolo di motorista, ossia meccanico specializzato nell'installazione, manutenzione e riparazione dei motori di imbarcazioni da diporto. Aveva uno spirito forte e battagliero, inoltre aveva tantissimi amici e conoscenti che condividevano con lui la passione per il mare. «Era un gran lavoratore - ricorda Luigi Calderoni, presidente della Cooperativa pescatori - per tanti anni ci siano visti e frequentavamo gli stessi ambienti. Mi dispiace moltissimo sapere che fosse a bordo di quel rimorchiatore».

Il cugino Giuseppe Emili ricorda com'era difficile per lui staccarsi dall'acqua, il suo elemento naturale: «Era in pensione da qualche anno - racconta commosso - ma nonostante questo andava e veniva in mare. Non riusciva a farne a meno. Si imbarcava, poi tornava dopo qualche giorno e così per mesi. Amava troppo il mare. Una notizia che mi distrugge». Luciano Bigoni era sposato con la moglie Susanna ed era originario di Civitanova ma da sempre, come tante famiglie storiche della città maceratese, si era spostato ad Ancona per vivere di pesca. È stato armatore e comandante di un peschereccio, Angela Luciana, nel porto dorico. Una volta dismesso, ha continuato a lavorare in mare su diverse imbarcazioni.

L'ultima proprio il rimorchiatore Franco P. Di origini sarde invece era Massimo Andrea Loi, anche lui esperto marinaio da anni con la ditta Ilma. Oltre ai due marchigiani e al tunisino, nell'equipaggio c'erano anche due pugliesi: uno di Molfetta Mauro Mongelli, 59 anni, direttore di macchina diplomato al Nautico Caracciolo di Bari e Sergio Bufo, di Terlizzi, nostromo di sessant'anni. I loro corpi fino a notte erano ancora dispersi in mare e ormai sono davvero flebili le possibilità di ritrovarli vivi. Mongelli sarebbe dovuto rientrare nella sua bellissima città per il matrimonio della figlia a inizio giugno. Era un padre esemplare e, come gli altri sfortunati colleghi, un marittimo esemplare.
 

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