Diabete e Covid: «Conseguenze 5 volte più gravi per chi contrae il virus, subito la terza dose» In Italia 4 milioni di malati

Diabete e Covid: «Conseguenze 5 volte più gravi per chi contrae il virus, subito la terza dose»
Diabete e Covid: «Conseguenze 5 volte più gravi per chi contrae il virus, subito la terza dose»
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Martedì 9 Novembre 2021, 17:41 - Ultimo aggiornamento: 11 Novembre, 08:37

I malati di diabete non devono sottovalutare il rischio di contrarre il Covid. In Italia sono 4 milioni gli affetti da questa malattia: non hanno una maggiore probabilità di subire l'infezione del virus, una volta colpite sono a maggiore rischio di affrontare una forma grave della malattia, fino al decesso, da tre a 5 volte rispetto ai soggetti sani, tanto che il 30% dei ricoverati in terapia intensiva per Covid è rappresentato proprio da questa categoria di pazienti.

Per questo, in vista della Giornata mondiale del diabete che si celebrerà il 14 novembre, i diabetologi lanciano un nuovo appello alla vaccinazione: è fondamentale, affermano, che i soggetti diabetici effettuino il ciclo vaccinale completo e si sottopongano subito anche alla terza dose. Le vaccinazioni stanno procedendo, ma è cruciale fare presto con la terza dose di richiamo per evitare nuove ospedalizzazioni, avvertono i presidenti della Società italiana di diabetologia (Sid), Agostino Consoli, e dell'Associazione medici diabetologi (Amd) Graziano Di Cianni.

 

E se da un lato la priorità è ottenere una piena adesione all'immunizzazione, dall'altro il grande problema oggi è anche recuperare i ritardi dovuti alla pandemia: si stima infatti che a causa dell'emergenza Covid si sia registrato il 30% in meno di nuove diagnosi di diabete. Ciò vuol dire, spiegano gli esperti, che la mancanza di accesso a test e visite ha impedito che tantissime persone scoprissero di essere malate ed ora è necessario recuperare questi pazienti. Insomma, l'assistenza diabetologica va ridisegnata dopo l'era Covid, mettendo a frutto le esperienze fatte e puntando alla grande opportunità rappresentata anche dai nuovi fondi legati al Piano nazionale di ripresa e resilienza Pnrr. Prima grande criticità da risolvere, a 100 anni dall'invenzione dell'insulina, avvertono Sid e Amd, è il grande gap che ancora esiste tra le Regioni per quanto riguarda l'accesso alle cure ed ai device innovativi, se si pensa che attualmente meno del 50% dei pazienti che ne avrebbero l'indicazione riescono ad ottenerli. L'accesso alle cure, afferma Consoli, «deve essere garantito a tutti i cittadini con diabete, in modo uniforme su tutto il territorio nazionale. Questo vuol dire che non è accettabile che vi siano venti e più servizi sanitari diversi in Italia, uno per ogni Regione».

Una diversità inaccettabile quando si tratta si poter usufruire di tecnologie che fanno la differenza per la vita dei malati, dai sensori che permettono di controllare in modo automatico e continuo i livelli di glucosio alle penne 'intelligentì, che arriveranno a breve, per la somministrazione di insulina che mantengono in memoria le unità somministrate ed il tempo della somministrazione.

Una grande opportunità è appunto il Pnrr, che destina 7 miliardi all'assistenza sul territorio per le cronicità. Per la diabetologia, spiega Consoli, le priorità sono rafforzare e rendere disponibili su tutto il territorio i team di diabetologia, dentro gli ospedali o in centri ad hoc, la telemedicina per far 'viaggiare' i dati e non i pazienti, ed aumentare le dotazioni di medici e infermieri specialisti. Indicazioni operative che verranno messe nero su bianco da un tavolo tecnico in partenza proprio per disegnare il futuro del settore nell'era post-pandemia.

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