Cambiamenti climatici, nessuna visione di futuro: le idee (poche) dei partiti

Cambiamenti climatici, nessuna visione di futuro: le idee (poche) dei partiti
Il primo mattone ufficiale è stato impilato a novembre dello scorso anno. Ma sarà la prossima legislatura europea a disegnare concretamente il profilo della strategia Ue in tema di cambiamenti climatici, ambiente, emissioni. Il 28 novembre la Commissione europea ha presentato - veniva annunciato - «la visione strategica a lungo termine per un'economia prospera, moderna, competitiva e climaticamente neutra entro il 2050», con l'obiettivo di ritagliarsi «un ruolo guida per conseguire un impatto climatico zero, investendo in soluzioni tecnologiche realistiche». Non solo: «Facendo seguito agli inviti formulati dal Parlamento europeo e dal Consiglio europeo, la visione della Commissione per un futuro a impatto climatico zero interessa quasi tutte le politiche dell'Ue ed è in linea con l'obiettivo dell'accordo di Parigi di mantenere l'aumento della temperatura mondiale ben al di sotto i 2°C e di proseguire gli sforzi per mantenere tale valore a 1,5°C».
Queste le premesse e la cornice in cui dovrebbero muoversi le forze politiche verso le elezioni europee del 26 maggio. Ma i programmi (lì dove presenti) su cambiamenti climatici, emissioni ed energia deludono: poche o nessuna idea, dichiarazioni di principio, impegni vaghi e appelli generici allo sviluppo sostenibile, sconfinamenti spesso fuori traccia. Una carenza per nulla marginale, non solo in termini assoluti, ma anche in ottica strettamente meridionale e pugliese: tra polo siderurgico tarantino su cui è perennemente acceso il faro europeo, produzione d'energia a carbone e ipotesi di uscita dal fossile dal 2025, transizione verso le rinnovabili e gas individuato come strategia ponte anche grazie ai due gasdotti, la Puglia è senza dubbio sulla prima linea del dibattito a base di cambiamenti climatici ed emissioni.
I programmi, dunque. Il M5s pubblica periodicamente sul blog delle stelle post monotematici, uno dei quali è stato dedicato proprio ad ambiente e clima. «L'obiettivo della politica energetica dell'Ue - si legge - è la completa decarbonizzazione entro il 2050. Perseverare con le trivelle ci allontanerebbe da questo proposito. Ecco perché in Europa il Movimento 5 Stelle sta lottando per l'abbandono graduale delle fonti fossili e per più energia rinnovabile ed efficienza energetica». E ancora: «La soluzione è risparmiare e produrre energia pulita a casa propria agevolando i cosiddetti prosumer che producono, accumulano e scambiano l'energia e partecipano a schemi di efficienza energetica, riducendo quindi le proprie bollette, ma anche l'inquinamento», tuttavia «i piani di finanziamento dell'Ue per i prossimi sette anni prevedono ancora importanti flussi di risorse verso le fonti fossili. Serve un piano europeo di investimenti massicci in efficienza energetica e rinnovabili. L'Europa del futuro deve essere ancora più ambiziosa, parlare efficiente e rinnovabile puntando su target più elevati, misure e politiche concrete per promuovere la democratizzazione del sistema energetico». La Lega latita: ancora nessun programma elettorale. Indizi? In vista delle elezioni politiche, il partito di Matteo Salvini non s'era concentrato particolarmente su cambiamenti climatici.
Il Pd cita esplicitamente il problema: «Se vogliamo fermare il cambiamento climatico e rilanciare lo sviluppo sostenibile dobbiamo rivedere in modo più ambizioso il pacchetto clima-energia per giungere al dimezzamento delle emissioni nel 2030 e a zero emissioni nette nel 2050. Con la definizione di un Piano straordinario, l'Ue dovrà essere capace di mobilitare i 290 miliardi l'anno di investimenti necessari per la completa decarbonizzazione del sistema energetico europeo».
Capitolo ad hoc anche per La Sinistra: «Il nostro obiettivo è che l'Europa entro il 2030 riduca le emissioni di gas serra del 65%, il consumo di energia del 40%, e perché il 45% dell'energia venga da fonti rinnovabili. Per questo motivo proponiamo un programma di riconversione ecologica con investimenti nelle filiere industriali, dei trasporti, dell'efficienza energetica e nelle fonti rinnovabili, pari ad almeno il 3% del Pil europeo, che si può finanziare con buoni emessi dalla Banca Europea degli investimenti e sostenuti dalle Banche Centrali Europee». Per +Europa programma ancora in fase di lancio, ma sul sito c'è un riferimento alla battaglia della giovane Greta Thunberg: «Negli ultimi anni i movimenti ambientalisti hanno fatto grandi manifestazioni partecipate contro i trattati di libero scambio, contro gli Ogm, contro l'alta velocità, contro l'energia nucleare, contro la globalizzazione. Non c'è stata finora una call to action contro i cambiamenti climatici che sia stata raccolta e trasformata in un movimento partecipato, e che non scomodasse al tempo stesso riferimenti ideologici anticapitalistici e pauperisti. Se riteniamo, come riteniamo, che i cambiamenti climatici siano una minaccia grave, ma che il libero scambio, l'innovazione tecnologica, l'allocazione efficiente delle risorse e degli input produttivi, siano necessariamente parte della soluzione e non del problema, allora c'è posto anche per noi».
Forza Italia ammette un generico problema ambientale: «L'essere umano è il custode del creato e non è il nemico della natura. I cambiamenti climatici devono essere al centro dell'agenda politica europea, senza inutili estremismi, ma mettendo insieme sviluppo e difesa del pianeta». Fratelli d'Italia non cita invece i cambiamenti climatici: «Vogliamo che l'Europa sia all'avanguardia nella tutela del territorio, del paesaggio e della natura», per esempio con il «contrasto a ogni forma di inquinamento», con il «sostegno alla riconversione delle aziende a elevato impatto ambientale» e alle «energie rinnovabili».
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Martedì 23 Aprile 2019 - Ultimo aggiornamento: 09:37