Crimini di guerra, l'archivio online di Kiev tra torture, stupri e foto choc: 167 bimbi uccisi e 7mila edifici distrutti

Creato un portale online e disponibile a tutti che documenta gli orrori della guerra nelle città ucraine distrutte

Torture, stupri e foto choc: oltre 4.800 crimini di guerra nell'archivio online di Kiev
Torture, stupri e foto choc: oltre 4.800 crimini di guerra nell'archivio online di Kiev
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Sabato 9 Aprile 2022, 16:55

Apri l'archivio online sul sito e subito il suono dell'allarme antiaereo ti entra nelle orecchie. «Al di là del male, anche durante la guerra» è la scritta che accoglie i visitatori all'interno del portale creato da Kiev per documentare tutti i crimini di guerra russi. Torture, ostaggi, stupri: il sito ha una sezione per ognuno di questi, con le foto agghiaccianti degli orrori della guerra e dei «prima e dopo» di alcuni dei luoghi più iconici colpiti e distrutti dalle milizie. E poi i numeri: 1.563 morti, tra cui 167 bimbi, 4.820 crimini di guerra, 6.800 edifici distrutti. Cifre che Kiev documenta con testimonianze di civili ma anche di media. Ma soprattutto con foto: dall'ospedale pediatrico bombardato di Mariupol e quelle del massacro di Bucha. Il sito è aggiornato a ieri con l'attacco alla stazione di Kramatorsk.

«Abbiamo creato un archivio online per documentare i crimini di guerra della Russia - ha spiegato il ministro degli Esteri dell'Ucraina Dmytro Kuleba -. Le prove raccolte delle atrocità commesse dall'esercito russo in Ucraina impediranno ai criminali di guerra di sfuggire alla giustizia», ha aggiunto il ministro dopo la nuove strage di Makariv, nella regione di Kiev, dove i soccorritori hanno trovato 132 corpi di persone torturate e uccise. 

La denuncia alla corte dell'Aja

«Sì, ci sarà giustizia», si legge nell'archivio online. «A causa dei crimini di guerra della Russia in Ucraina, 42 Paesi hanno già presentato ricorso alla Corte penale internazionale dell'Aja per avviare un'indagine. Se il tribunale decide contro la Russia, le persone che hanno perpetrato questi crimini possono essere detenute in qualsiasi Paese che riconosca la giurisdizione di questo tribunale. Questo è solo l'inizio», si legge nella sezione «Ci sarà giustizia?» a conclusione delle storie e delle testimonianze raccolte nell'archivio. «La comunità internazionale è determinata a condannare la Russia e a ritenerla responsabile di questi crimini atroci. Proprio come il mondo ha perseguito e ristabilito la giustizia nel ventesimo secolo per ogni criminale del regime nazista per le sue atrocità contro l'umanità e la vita, l'Ucraina non si arrenderà finché tutti i colpevoli non saranno puniti. Stiamo raccogliendo prove e rapporti di testimoni oculari, comprese foto e video choc, in modo che il tribunale possa emettere una sentenza punitiva sugli autori di questi crimini di guerra».

Makariv, «donna sgozzata dopo gli abusi»

«A Makariv, dove il bilancio è salito a 133 morti, ci sono state diverse torture, con cadaveri rinvenuti con le mani legate, e almeno due casi di donne stuprate e poi uccise: una di queste è stata sgozzata. Abbiamo trovato i corpi», ha detto all'inviato dell'Ansa il sindaco di Makariv, Vadano Tokar. Tokar, che è un avvocato e dall'inizio della guerra veste una divisa militare, ha anche riferito di essere stato insignito di una medaglia d'onore da Zelensky dopo l'occupazione dei militari russi. Proprio a Makariv l'ultimo terribile racconto della violenza della guerra: i soccorritori hanno trovato 132 corpi di persone torturate e uccise. Nella città liberata da pochi giorni (e per metà distrutta) i soccorritori stanno cercando anche le vittime dei bombardamenti russi rimaste sotto le macerie.

Le prove delle torture sulla stampa

Civili, bambini ma anche membri della stampa. La guerra non risparmia nessuno. I russi «stanno uccidendo e torturando anche giornalisti», ha denunciato la commissaria per i diritti umani del Parlamento ucraino Lyudmyla Denisova su Telegram, aggiungendo che ci sono nuove informazioni sulle circostanze della morte del regista lituano Mantas Kvedaravicius a Mariupol. «È stato fatto prigioniero dai razzisti, che poi gli hanno sparato. Gli occupanti hanno gettato il corpo del regista nella strada. La moglie, rischiando la propria vita, ha portato il suo corpo fuori dalla città bloccata e portato in Lituania. La vera causa della morte del regista non è stata annunciata prima che lei si fosse messa in sicurezza».

La commissaria cita poi il caso del giornalista, scrittore, volontario e membro dell'Unione nazionale dei giornalisti dell'Ucraina Yevhen Bal «morto per le azioni degli occupanti russi». L'uomo di 78 anni il 18 marzo «è stato sequestrato dall'esercito russo nella sua casa a Melekino vicino a Mariupol. Il motivo della detenzione è il presunto possesso di foto «compromettenti» con l'esercito ucraino. È stato rilasciato tre giorni dopo con gravi percosse. Il 2 aprile, poi, è morto Eugene Ball: «La sua morte - scrive Denisova - è il risultato delle torture sul giornalista da parte degli occupanti russi».

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