Variante brasiliana, sudafricana e inglese sono più pericolose (anche per i giovani). Lo studio europeo: più ricoveri e terapie intensive

Covid, le varianti sono più pericolose (anche per i giovani): più ricoveri e terapie intensive
Covid, le varianti sono più pericolose (anche per i giovani): più ricoveri e terapie intensive
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Domenica 2 Maggio 2021, 13:17 - Ultimo aggiornamento: 4 Maggio, 09:43

Le varianti del Covid sono più pericolose, soprattutto per i giovani. Lo sostiene uno studio di Eurosurveillance, una rivista scientifica specializzata in epidemiologia, sorveglianza, prevenzione e controllo delle malattie trasmissibili, in un articolo pubblicato il 22 aprile sulle conseguenze delle tre varianti di coronavirus più diffuse in Europa. Secondo i dati elaborati dai ricercatori, chi viene contagiato da variante inglese, sudafricana o brasiliana ha maggiori probabilità di finire in ospedale. In particolare, si osserva nelle varianti B.1.351 (sudafricana) e P.1 (brasiliana) un rischio significativamente maggiore di ospedalizzazione e terapia intensiva rispetto alla versione "non mutata" del virus.

 

I DATI - Lo studio prende in considerazione gli oltre 23mila casi di contagi da varianti (segnalati da settembre a marzo in Italia, Cipro, Portogallo, Estonia, Finlandia, Irlanda, Lussemburgo) con relativi esiti (ricoveri, ricoveri in terapia intensiva e decessi) e li paragona agli esiti dei casi "senza varianti" (derivanti dal Sistema europeo di sorveglianza). Lo studio mostra come alle varianti sia associato un maggior rischio di ricovero anche negli individui di mezza età.

La variante inglese aumenta il rischio di ospedalizzazione dell’11% e di terapia intensiva dell’1,4%. I casi ospedalizzati, inoltre, risultano significativamente più giovani con età media di 63 anni (il coronavirus "senza varianti" si attesta su età media di 69 anni). La variante sudafricana aumenta il rischio di ospedalizzazione del 19,3%, di terapia intensiva del 2,3%, mentre l’età media si attesta a 67 anni. La variante brasiliana aumenta il rischio di ospedalizzazione del 20%, di terapia intensiva dell’2,1%, mentre l’età media risulta più alta, attestandosi a 76 anni.

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GIOVANI - I casi di variante inglese nei gruppi di età 20-39 e 40-59 anni hanno, rispettivamente, probabilità di ospedalizzazione di 3 e 2,3 volte maggiore rispetto ai casi "senza varianti" (poche differenze si registrano fra i gruppi di età per terapia intensiva o morte). Per i casi di variante sudafricana lo studio evidenzia una probabilità di ospedalizzazione di 3,5-3,6 volte superiore per i gruppi di età 40-59 e 60-79. Il ricovero in terapia intensiva risulta più probabile per le età comprese tra 40 e 59 anni. Per i casi di variante brasiliana si osserva una probabilità di ospedalizzazione tra le 3 e le 13,1 volte maggiore nei gruppi di età 20-39, 40-59 e 60-79, ma anche una probabilità di ricovero in terapia intensiva di 2,9-13,9 volte superiore. 

Non si registrano grosse differenze sui decessi: la versione "non mutata" del Covid è in linea con le varianti, ad eccezione di quella inglese che sembra essere addirittura meno letale. Emerge, invece, piuttosto chiaramente la maggiore incisività delle varianti nelle fasce di età più giovani. 

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