Covid, Regioni verso la chiusura: cresce l’ipotesi di lockdown locali. Campania a un passo

Sabato 10 Ottobre 2020 di Alberto Gentili
Covid, Regioni verso la chiusura: cresce l’ipotesi di lockdown locali. Campania a un passo

La seconda ondata della pandemia è ufficialmente arrivata. In ventiquattr’ore il numero dei nuovi positivi è schizzato a quota 5.372 (28 i morti), come ai tempi del lockdown più duro. Quasi mille in più rispetto a giovedì. Ma a far tremare i polsi a Giuseppe Conte e all’intero governo sono i dati di Campania e Lombardia dove i contagi sono cresciuti rispettivamente di 769 e 983 unità. Tant’è, che non viene più esclusa la chiusura dei confini delle due Regioni. «Ma non nell’immediato», dicono fonti di governo. Però il tema c’è. E’ sul tavolo. Anche perché, come ha denunciato il Lazio, sono ben 10 mila i pendolari campani che ogni giorno raggiungono la Capitale e dintorni. E molti sono insegnanti. A fare balenare la possibilità della chiusura dei confini regionali che potrebbe riguardare anche la Lombardia, è stato il ministro degli Affari regionali.

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Di buon mattino Francesco Boccia mette a verbale: «Le limitazioni di spostamento tra le Regioni non possono essere escluse, non si può escludere nulla in questo momento. Dobbiamo difendere il lavoro e la salute a tutti i costi. La mobilità tra le Regioni deve essere salvaguardata, ma la situazione dovrà essere monitorata giorno per giorno. Appena c’è una spia che si accende bisogna intervenire». Narrano che Enzo de Luca, il governatore campano, non l’abbia presa bene. E poco più tardi Boccia ha corretto, ma solo in parte, le sue parole: «Non escludere interventi in caso di aumenti dei contagi non significa chiudere, ma essere pronti a ogni intervento. Evitiamo di generare preoccupazioni. Oggi le reti sanitarie regionali funzionano bene per il lavoro congiunto di rafforzamento quotidiano fatto tra Stato e Regioni. In questi giorni convocheremo con il presidente Bonaccini la cabina di regia per fare il punto sulle proposte delle Regioni».

LA LINEA DEL GOVERNATORE

De Luca pensa piuttosto al lockdown di Napoli e provincia: la vera enclave del contagio. Nelle altre province, come Avellino e Caserta, i dati sono infatti più confortanti. E senza specificare dove e come, il governatore campano ha cominciato a parlare apertamente di questa possibilità: «L’obiettivo è avere equilibrio tra nuovi positivi e guariti. Ma se abbiamo mille contagi e duecento guariti è lockdown». Ancora: «Se c’è un incremento ogni giorno di 800 nuovi positivi chiudiamo tutto. Non drammatizzo, faccio un calcolo numerico. La Campania sta completando la fase C del suo piano, prevista per un livello contagio medio-alto. Ora entriamo nella fase D, quella di contagio elevato o elevatissimo. La mia opinione è che già oggi, forse, siamo arrivati al punto nel quale dovremmo prendere decisioni drastiche, ma attendiamo ancora: sappiamo che una nuova chiusura generalizzata sarebbe una tragedia, però prenderemo le decisioni necessarie e tutelare la sicurezza delle nostre famiglie, non quelle più comode o facili».

Il sindaco di Napoli, Luigi De Magistris, non apprezza però di essere tagliato fuori dal processo decisionale. E ha scritto in una lettera inviata a De Luca e per conoscenza al premier Giuseppe Conte: «Serve leale collaborazione tra tutti, dobbiamo lavorare insieme contro la pandemia in uno spirito di squadra che ci potrebbe consentire di essere più efficaci. Chiedo perciò di avere dati analitici, precisi e in tempo reale per arginare i focolai» in città e nell’area metropolitana di Napoli. «Io rappresento il 56% della popolazione campana e in qualità di sindaco sono la massima autorità sanitaria locale. Sorprende che a distanza di mesi non si riescano ad avere dati puntuali e dettagliati». Secca e ruvida la replica di De Luca: «È bene che i sindaci invece di perdere tempo a fare comparsate in tv si mettano a fare i sindaci. Volevo dire una cosa indirizzata a uno di loro ma sarei andato oltre codice penale e me la risparmio». 

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Ultimo aggiornamento: 13:47 © RIPRODUZIONE RISERVATA