Covid, per i giovani gravi danni multiorgano: dopo il contagio ecco quali ripercussioni insorgono

Lunedì 16 Novembre 2020 di Michela Allegri
Covid, per i giovani gravi danni multiorgano: dopo il contagio ecco quali ripercussioni insorgono

I pazienti più giovani che hanno sviluppato una malattia da Covid che si protrae nel tempo possono avere ancora disturbi – anche gravi – fino a 4 mesi di distanza dall'infezione. Emerge da uno studio britannico che analizza l'impatto del virus sulle categorie considerate a basso rischio: più di 60mila cittadini inglesi sono affetti da sintomi di lunga durata del Covid-19. Disturbi che vanno dall'affaticamento alla mancanza di respiro, fino a un dolore diffuso. Ma le patologie possono essere anche più severe. Dai primi dati dello studio Coverscan emerge infatti che quasi il 70 per cento dei pazienti monitorati ha danni a uno o più organi, inclusi cuore e polmoni. E anche il professor Amitava Banerjee, dell'University College di Londra, ha confermato che circa il 25 per cento dei pazienti ha avuto danni multiorgano associati della malattia. Secondo Banerjee si tratta di un dato «interessante, perché dobbiamo sapere se i problemi proseguono in modo statico o migliorano, oppure se in alcune persone possono anche peggiorare».

 

 

 

 

Lo studio ha permesso di monitorare il decorso di 201 pazienti. Di questi, 197 hanno affermato di soffrire di affaticamento, mentre 176 hanno lamentato dolori muscolari e 166 mal di testa. L'età media è 44 anni. In alcuni malati il danno al cuore o ai polmoni provocava come sintomo la mancanza di respiro, mentre i danni al fegato e al pancreas erano associati a disturbi gastrointestinali. Bisogna però specificare una cosa: nessuno dei partecipanti era mai stato sottoposti ad esami specifici prima di avere sviluppato la malattia da Covid-19, quindi alcuni di loro potrebbero aver avuto condizioni preesistenti. Intanto il National Health Service ha annunciato che questo mese aprirà 40 cliniche Covid per studiare i sintomi fisici e psicologici a lungo termine associati alla malattia.

 

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Anche in un altro studio pubblicato da The Journal of Infectious Diseases, i ricercatori dell’Istituto Nazionale per le Malattie Infettive Lazzaro Spallanzani di Roma, in collaborazione con il Dipartimento di malattie infettive dello University College, hanno analizzato le conseguenze della malattia causata dal SARS-CoV-2. In particolare sono stati confrontati gli esiti delle autopsie su 22 pazienti deceduti, età media di 76 anni. Per tutti la causa di morte è stata un’insufficienza cardio-respiratoria, provocata da danni polmonari acuti, danni microvascolari o trombosi. Ma sono emerse alterazioni anche a carico di fegato, reni, milza e midollo osseo. Diciotto dei pazienti avevano patologie concomitanti, come diabete, tumore, ipertensione, patologie cardiache, malattie respiratorie o renali. Mentre altri quattro, con età media pari a 48 anni e mezzo, non avevano disturbi pregressi.

 

 

 

In tutti i casi, le autopsie hanno permesso di studiare le conseguenze dell'infezione. I polmoni di tutti i pazienti erano aumentati di volume, congestionati, con ispessimento versamento pleurico. Nei campioni polmonari è stata dimostrata una sovraregolazione del recettore delle citochine CXCR3, dettaglio importante per impostare futuri trattamenti. Per quanto riguarda il cuore sono stati rilevati un incremento delle dimensioni e del peso, ipertrofia e dilatazione degli atri e dei ventricoli. I problemi cardiaci preesistenti sono un fattore di rischio per i pazienti Covid-19, ma la malattia può compromettere la funzione cardiaca anche nei soggetti sani. Il 30 per cento dei pazienti esaminati – vale soprattutto per quelli che avevano patologie concomitanti – ha inoltre riportato lesioni ai reni. La stessa cosa vale per i danni al fegato: nei soggetti che avevano fattori di rischio preesistenti sono state evidenziate lesioni epatiche più pronunciate.

Ultimo aggiornamento: 16:06 © RIPRODUZIONE RISERVATA