Coronavirus, Cdm approva la stretta anti-furbetti: carcere per chi viola quarantena. Conte: spero che il blocco non duri mesi

Martedì 24 Marzo 2020
Coronavirus, Cdm approva la stretta anti-furbetti: ecco il nuovo decreto

Carcere fino a cinque anni per chi viola quarantena. Viene punito col carcere da uno a cinque anni chi è in quarantena perché positivo al Coronavirus ed esce intenzionalmente di casa violando il divieto assoluto di lasciare la propria abitazione. Lo prevede, a quanto comunica Palazzo Chigi all'esito del Cdm, il nuovo decreto che inasprisce le sanzioni per le misure anti Coronavirus. Si incorre in un reato contro la salute pubblica, provocando il diffondersi dell'epidemia.

Multe salate, da 400 a 3000 euro, per chi viola le regole anti contagio. E la possibilità per singole Regioni di adottare misure più dure di quelle nazionali se il contagio si acuisce, ma in coordinamento con il governo. Ecco il decreto legge con cui il premier Giuseppe Conte prova a mettere ordine tra le ormai tante norme anti coronavirus, a un mese dalla creazione delle prime zone rosse. Il decreto elenca 28 restrizioni e regole, accorpando quelle adottate con i diversi dpcm: dallo stop agli spostamenti alla possibile chiusura di strade e parchi, cinema e ristoranti. L'orizzonte temporale è il 31 luglio, perché a fine luglio è ad ora fissata la fine dell'emergenza, dichiarata a gennaio. 

L'informativa urgente del premier Giuseppe Conte si terrà domani pomeriggio alle 18, alla Camera, in diretta televisiva. Il presidente del Consiglio riferirà, dunque, prima nell'Aula di Montecitorio sull'emergenza Covid-19 e poi, il giorno dopo, al Senato. Ogni gruppo parlamentare avrà a disposizione dieci minuti a disposizione per intervenire. Lo ha deciso la capigruppo che si è riunita stasera alla Camera.

A Pasqua saremo ancora bloccati in casa? «Sulla Pasqua non mi faccia far previsioni, ci atteniamo all'andamento epidemiologico, ragionevolmente non è una soluzione dei prossimi giorni ma confidiamo che non lo sia neppure dei prossimi mesi». Lo dice il premier Giuseppe Conte in un'intervista allo Speciale Tg5.

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Ma Conte tranquillizza gli italiani: non staranno chiusi in casa fino a luglio. Sulle singole misure si deciderà di mese in mese, in base ai dati del contagio. Ma il premier, alla terza giornata di leggero calo dei contagi ma con aumento dei morti, spera di «allentare prestissimo la morsa»: «Più rispettiamo le regole prima ne usciamo tutti, con uno stile di vita migliore». Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella lancia intanto un appello all'unità, auspicando che sia pari a quella che consentì la rinascita nel dopoguerra. Il presidente del Consiglio parla in una conferenza stampa da Palazzo Chigi dopo una discussione norma su norma lunga oltre due ore in Consiglio dei ministri. Nelle stesse ore il governo è impegnato in un confronto serrato con i sindacati: incombono scioperi come quello dei metalmeccanici in Lombardia e la minacciata chiusura dei benzinai a partire da mercoledì notte. 
 

Conte auspica che non ci siano scioperi e professa dialogo, si dice convinto che non servirà la precettazione, e annuncia che sarà rivista la lista delle attività aperte, per limitarla per quanto possibile, ferma restando la filiera alimentare e sanitaria. Ma con fermezza avverte che è il governo a decidere: «La concertazione anni '90 è superata, con i sindacati c'è confronto». Per garantire il rifornimento di carburante, annuncia, arriverà un'ordinanza del ministro dei trasporti con fasce orarie su tutto il territorio. Anche sulle sanzioni per chi viola il contagio l'esecutivo, su stimolo del capo della polizia Franco Gabrielli e pressing dei Dem guidati da Andrea Orlando, sceglie una linea ferma: finora c'era un'ammenda di massimo 200 euro che viene sostituita da una multa che parte da 400 euro, per arrivare nei casi più gravi a 3000. Si era ipotizzato anche la confisca dell'auto a chi esce senza motivi validi ma in questi casi aumentano le multe fino a un terzo. «Misure rigorose ma necessarie», dice il sottosegretario Riccardo Fraccaro. C'è anche la chiusura per 30 giorni, una volta superati i blocchi, per i bar e i negozi che violino i divieti. E controlli affidati sul territorio anche ai militari, per rafforzare le forze dell'ordine: «Non c'è nessuna militarizzazione»,chiarisce però Conte. Il presidente del Consiglio decide anche, sia pur mantenendo in capo al governo ogni iniziativa, di intensificare il coordinamento con il Parlamento, dopo le proteste delle opposizioni e di Iv: d'ora in poi tutti gli interventi, anche i dpcm, saranno comunicati ai presidenti delle Camere e ogni 15 giorni il premier o un ministro riferiranno in Aula. C'è poi il nodo spinoso delle Regioni e i Comuni, dopo il proliferare di ordinanze locali a volte in contrasto con quelle nazionali: è il governo a «stabilire la cornice» entro la quale tutti dovranno muoversi, afferma il premier. Ma uno spazio di manovra alle Regioni resta, nessun commissariamento: potranno introdurre d'urgenza e per tempo limitato misure più dure restrittive, concordate col governo. C'è infine il tema del rilevamento dei contagi, dopo che il commissario Angelo Borrelli ha considerato realistica la stima di un contagiato ogni dieci persone non censite. «È un dibattito aperto tra gli scienziati», taglia corto Conte. E dice che per ora l'Italia, seguendo le indicazioni degli esperti, continuerà a fare tamponi solo ai sintomatici. Quanto alla possibilità di tracciare i contagiati mediante i cellulari, non si sbilancia: «Le nostre regole sono sempre trasparenti, gli italiani amano la loro democrazia».

Ultimo aggiornamento: 25 Marzo, 07:25 © RIPRODUZIONE RISERVATA