Coronavirus, ondata di ricoveri di bambini: «Il contagio tra casa e scuola»

Giovedì 12 Novembre 2020 di Nicoletta Cozza
Coronavirus, ondata di ricoveri di bambini: «Il contagio tra casa e scuola»

PADOVA Diciassette sono i bimbi ricoverati in questo mese di novembre per il Covid nella pediatria dell'ospedale di Padova. In pratica, il 10% dei 170 adulti ora degenti per le complicanze causate dal virus. Un numero elevato, quindi, se si tiene conto che nella prima ondata della pandemia i contagi tra i più piccoli erano rarissimi. E proprio per rispondere alle esigenze dettate da questa nuova casistica, a Padova è stato attivato l'hub del nordest riservato appunto ai positivi più gravi che hanno un'età compresa tra zero e quindici anni, e che stanno arrivando anche da fuori regione.


Covid, bambini contagiati

In questo momento nella struttura sanitaria dedicata al Coronavirus sono 13 i ricoverati (un ragazzino adolescente è stato trasferito ieri a Malattie Infettive), la maggior parte dei quali ha meno di cinque anni e sei sono addirittura al di sotto dei 12 mesi, mentre 3, entrati nelle ultime ore, non hanno ancora 60 giorni. L'hub pediatrico Covid-dedicato dispone di stanze singole, o a due letti, e a fianco dei piccoli pazienti possono restare i genitori, la cui presenza è fondamentale per favorire la guarigione. Nelle camere doppie vengono messi bambini che presentano analoghe condizioni cliniche e quindi non si creano situazioni di rischi ulteriori. 
Liviana Da Dalt, professore ordinario di Pediatria nonché direttore del Dipartimento di Salute della Donna e del Bambino e del Pronto Soccorso pediatrico dell'Azienda patavina, spiega: «Ne avevamo 17, mentre ora sono 13 perché abbiamo avuto tre dimissioni e un trasferimento. Padova accentra numeri più significativi perché è il punto riferimento, e lo è indipendentemente dall'emergenza-Covid, per la cura di patologie complesse o croniche, che colpiscono i più piccoli. E infatti un buon numero dei pazienti oggi degenti nel reparto dedicato al Coronavirus sono risultati positivi durante un controllo effettuato nell'ambito del monitoraggio della malattia per cui li stiamo seguendo. Certo, ci sono anche soggetti sani, che accedono da casa al Pronto Soccorso Pediatrico, ma sono in numero minore. Non si può generalizzare, perché le situazioni sono diverse».

 

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Perché il covid colpisce i bambini?

Sulle cause che hanno portato a questa inversione di tendenza rispetto alla prima ondata di Covid 19, la professoressa spiega: «I bimbi piccoli, e sicuramente i neonati, è molto probabile che siano stati contagiati in ambito familiare dagli adulti. Per i ragazzini, invece, il discorso è inverso e a causare l'impennata in generale dei casi pediatrici sono gli stili di vita, non tanto all'interno delle scuole dove la sorveglianza nelle classi è assicurata, quanto piuttosto prima e dopo, durante i momenti di aggregazione o di viaggio, in cui è più facile che si dimentichino di rispettare distanze e prescrizioni. E questo è uno dei motivi per cui gli infettati sono di più rispetto al periodo del lockdown, rappresentando ora il 7% dei casi totali, mentre nella prima ondata erano intorno al 2%».

 

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Virus, evoluzione nei pediatrici

C'è però pure un dato positivo, che è quello riguardante l'evoluzione della malattia in età pediatrica. «Anche se la casistica a tutt'oggi è ancora limitata - osserva Liviana Da Dalt -, per il momento abbiamo visto che le conseguenze sui bambini dovute al contagio da Covid sono rare. Quelli ricoverati sono sottoposti a terapie sintomatiche, anche perché non esistono cure di provata efficacia, essendo appunto ridotti al minimo i casi riguardanti questa fascia di età. Però c'è anche da sottolineare che nessuno dei bambini o dei ragazzini risultati positivi al tampone presenta manifestazioni particolarmente gravi, e neppure evidenti, legate all'infezione da Coronavirus.

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Durante il ricovero, quindi, vengono monitorati costantemente e i motivi per cui decidiamo di trattenerli nell'hub pediatrico sono sostanzialmente due: o la tenerissima età, mi riferisco a poche settimane di vita, oppure la presenza di una malattia cronica, che ci spinge ad avere una maggiore cautela. Tutti gli altri vengono mandati a casa, con le indicazioni e le raccomandazioni che ogni singola situazione richiede. Non sempre, quindi, è necessario il ricovero e quindi i posti cerchiamo di riservarli ai malati che hanno una situazione pregressa che richiede un'attenzione maggiore, o appunto alla fascia neonatale, che va ugualmente controllata in modo molto accurato».

 

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Ultimo aggiornamento: 16:11 © RIPRODUZIONE RISERVATA