Coronavirus, il nodo tamponi. Svolta delle Regioni: «Ora avanti a tappeto»

Mercoledì 18 Marzo 2020 di Mauro Evangelisti
Coronavirus, il nodo tamponi. Svolta delle Regioni: «Ora avanti a tappeto»

ROMA Covid-19, si cambia: ora nelle regioni si effettueranno molti più tamponi per cercare i positivi, a partire dai medici e dagli infermieri che lavorano negli ospedali. La Toscana ha addirittura acquistato mezzo milione di test sierologici per allargare i controlli a tutti. E Vincenzo De Luca, governatore della Campania, ieri alle 23.30 ha scritto su Twitter: «Un milione di test rapidi. Abbiamo deciso di acquistarli e utilizzarli per avviare una campagna di screening di massa». Passa il modello Veneto con il caso di scuola di Vo' Euganeo; o se preferite il modello della Corea del Sud.

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INCENDIO
«Test, test, test: non puoi combattere un incendio con gli occhi bendati» ha detto Tedros Adhanom Ghebreyesus, numero uno dell'Organizzazione mondiale della Sanità. E ieri lo ha rilanciato anche Walter Ricciardi, consigliere del ministro della Salute e rappresentante italiano nell'Oms, che però ha precisato: «Non significa tamponi a tutti ma seguire le linee guida dell'Oms che sottolinea la necessità di fare test ai pazienti sintomatici con fattori di rischio». Ma dalle Regioni, per tutta la giornata di ieri, si sono succedute le prese di posizione dei governatori che promettono: faremo molti più tamponi. In sintesi: la linea iniziale sta cambiando, dai territori parte una spinta a svolgere molte più verifiche per trovare i positivi, ora che è chiaro che gli asintomatici non rilevati sono almeno una delle cause dell'inarrestabile diffusione dell'epidemia.

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In qualche modo sta passando la strategia del governatore del Veneto, Luca Zaia, sia pure con sfumature differenti: si va dal presidente delle Marche (una delle regioni più in sofferenza), Luca Ceriscioli, che promette test anche per gli asintomatici, a quello dell'Emilia-Romagna, Stefano Bonaccini, che annuncia: «Faremo molti più tamponi, a partire dagli operatori sanitari». Dalla Puglia, il professor Pierluigi Lopalco, consulente del governatore Emiliano, dice: «La richiesta di estendere i test con tampone ai medici asintomatici che abbiano avuto contatti con pazienti Covid è condivisibile, più test si fanno meglio è, ma è necessario adottare un strategia: fare i tamponi a caso non ha molto senso».
 


In serata, interviene anche il comitato tecnico scientifico del governo sul coronavirus, dopo l'incontro con il rappresentante dell'Oms, Ranieri Guerra: «L'esortazione del direttore generale Tedros Adhanom Ghebreyesus è di aumentare il più possibile l'identificazione e la diagnosi su casi sospetti e contatti sintomatici di casi confermati. Non viene suggerita, al momento, la raccomandazione ad effettuare screening di massa». Da sindacati e ordini dei medici è però partita forte la richiesta di sottoporre ai test chi lavora in prima linea, spesso con scarsa protezione, negli ospedali. Su questo precisa il comitato scientifico: «Raccomandiamo l'esecuzione dei tamponi tra gli operatori sanitari per contenere quanto più possibile la diffusione del virus».

STRATEGIA
Resta da comprendere come mai non sia stato fatto fino ad oggi. Bonaccini dall'Emilia-Romagna spiega che nella sua regione si andrà oltre allo screening negli ospedali: «Abbiamo deciso di fare molti più test, per scoprire eventuali positivi anche fra chi non ha sintomi. Partiremo da chi lavora nella sanità regionale e proseguiremo sugli altri cittadini, penso ai lavoratori». Ceriscioli (Marche): «Il dato emergente è di asintomatici che diffondono contagio, l'aumento dei tamponi diventa una strategia importante». Alessio D'Amato, assessore regionale del Lazio: «Noi abbiamo moltiplicato il numero di laboratori.

Rispetteremo però le indicazioni del Ministero». Altro esempio: il Piemonte estende i test a tutti gli operatori sanitari, anche se asintomatici. E poi c'è la Campania che ha acquistato un milione di antibody determination kit. De Luca parla di sceening di massa, ma precisa che saranno usati su «pazienti sintomatici» e «consentono di avere un risultato non certo ma altamente probabile». Anche la Toscana usa apertamente l'espressione «screening di massa». Il governatore Enrico Rossi: «Acquisteremo 500mila test sierologici, ovvero del sangue. Pensiamo che lo screening di massa darà risultati importanti. Effettueremo analisi sui 60 mila dipendenti della sanità toscana e poi su quella privata; gli altri 400mila test saranno per i territori e i tamponi con prelievo del sangue saranno svolti da unità speciali».

Ultimo aggiornamento: 12:18 © RIPRODUZIONE RISERVATA