Fisco, 400 miliardi inesigibili: ipotesi stralcio delle cartelle

Venerdì 29 Maggio 2020 di Andrea Bassi e Giusy Franzese

Il dossier è sul tavolo del governo. Fa parte del disegno più complessivo della riforma fiscale annunciata per fine anno a più riprese dal presidente del Consiglio Giuseppe Conte e dal ministro dell'Economia Roberto Gualtieri. E ne costituirà, probabilmente, un tassello importante. Si tratta della cancellazione di una quota consistente dei vecchi debiti degli italiani con il Fisco. Un nuovo mega stralcio delle cartelle esattoriali dopo quello che, negli anni scorsi, ha portato alla cancellazione dei debiti inferiori a mille euro nei confronti della vecchia Equitalia più datati (dal 2000 al 2010). Ma questa volta il progetto sarebbe più ambizioso.

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Le dimensioni del problema le ha ben spiegate il direttore dell'Agenzia delle Entrate, Ernesto Ruffini, nella sua ultima audizione in Parlamento. Nel magazzino ruoli dell'Agenzia, ci sono 954 miliardi di euro di tasse ancora da riscuotere. Il 40% di queste, quindi circa 400 miliardi di euro, sono ormai da considerare non più incassabili. Ci sono 153 miliardi dovuti da soggetti falliti, quasi 119 miliardi che andrebbero chiesti a persone decedute, 109 miliardi di crediti verso nullatenenti. Per l'Agenzia tenere questi crediti inesigibili ha un costo. Anche alto. Meglio sarebbe, insomma, cancellarli e ripulire il bilancio pubblico da queste scorie. Il punto complicato, però, è proprio questo.

Per farlo sarebbe necessario trovare delle coperture. Anche perché c'era una legge introdotta dal governo Letta che obbligava tutti gli enti a indicare i crediti non più esigibili entro scadenze prestabilite la cui attuazione è stata sempre rinviata. I nodi ora sono al pettine. Una delle strade che si starebbe valutando, è quella di un qualche tipo di sanatoria sulla parte di crediti non del tutto inesigibili, ma considerati, per usare un termine bancario, incagliati da tempo. Il problema in questo caso, potrebbe essere politico. Il termine condono è da tempo bandito, sostituito da rottamazioni o emersioni volontarie.

Bisognerà capire che forma potrà prendere questa nuova ipotetica pace fiscale. Anche perché è difficile ipotizzare che, terminato il blocco dell'invio degli accertamenti e delle cartelle dovuto all'emergenza del virus, tutto possa tornare come prima: con sanzioni e interessi che raddoppiano gli importi dovuti dai contribuenti. Il Fisco, anche quando va a caccia dei mancati versamenti, dovrà usare nuovi strumenti. E magari anche premiare chi le tasse le ha sempre pagate.

IL SALVAGENTE
Intanto scorrendo il decreto Rilancio si scoprono altre novità in campo fiscale. Ce n'è una in particolare che lancia una sorta di salvagente nei confronti dei contribuenti che, pur avendo aderito alla rottamazione ter e al saldo e stralcio, non sono poi riusciti a pagare le rate in scadenza entro il 31 dicembre 2019 . In questi casi il decreto dà la possibilità di pagare il debito accedendo alla rateizzazione. Quindi non ci saranno più sconti sulla cartella, ma almeno si potrà dilazionare il pagamento.

Chi invece è in regola con le rate del 2019, per quest'anno può stare tranquillo: c'è tempo fino al 10 dicembre per versare le rate 2020 della rottamazione-ter e del saldo e stralcio, non pagate alle relative scadenze. Attenzione però: il 10 dicembre è davvero il termine ultimo, non ci sarà tolleranza nemmeno di un giorno. Il rischio è di perdere tutti i benefici e gli sconti previsti dalla rottamazione. Altra data da tenere a mente: 31 agosto. Fino ad allora sono sospesi i termini per i versamenti derivanti da cartelle di pagamento, avvisi di addebito e avvisi di accertamento affidati all'Agente della riscossione (il Cura Italia li aveva sospesi fino al 31 maggio) in scadenza dall'8 marzo.

I versamenti sospesi dovranno essere effettuati entro il 30 settembre 2020. Fino al 31 agosto inoltre non troveremo nelle nostre cassette postali notifiche di nuove cartelle o altri atti della riscossione, e l'Agenzia non potrà avviare azioni cautelari ed esecutive, come fermi amministrativi, ipoteche e pignoramenti. Resta invece fissata al 16 giugno la prima rata Imu, ma non è detta l'ultima parola: i comuni possono decidere di rinviare la scadenza ai contribuenti con difficoltà economiche causa Covid.

 

Ultimo aggiornamento: 30 Maggio, 00:13 © RIPRODUZIONE RISERVATA