Sea Watch, Carola Rackete oggi sarà scarcerata. Il pm: «Ma lasci Lampedusa»

L'udienza di convalida davanti al gip è stata fissata per questo pomeriggio. E subito dopo l'interrogatorio, la comandante Carola Rackete lascerà gli uffici giudiziari di Agrigento in stato di libertà, ma potrebbe dovere abbandonare al più presto l'isola di Lampedusa. Perché la procura ha chiesto la convalida dell'arresto operato dalla Guardia di finanza, ipotizzando la resistenza e la violenza contro una nave da guerra - reato punito con la reclusione da tre a dieci anni - e la resistenza a pubblico ufficiale. Ma non ha chiesto la misura cautelare degli arresti domiciliari. Per la giovane comandante tedesca, la pm Gloria Andreoli, sotto il coordinamento del procuratore Luigi Patronaggio e dell'aggiunto Salvatore Vella, ha sollecitato il divieto di dimora in provincia di Agrigento. E visto che il gip, per legge, non può disporre misure più severe rispetto a quelle chieste dalla procura, la giovane comandante tedesca tornerà liberà, in attesa della conclusione delle indagini.

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L'ARRESTO
Per i magistrati, insomma, l'arresto operato dalla Finanza in flagranza di reato è stato corretto, ma non sono più necessarie misure di privazione della libertà personale per garantire la sicurezza e per portare avanti le indagini. Nella richiesta della procura, inoltre, non viene contestato il reato di tentato naufragio - riferito allo speronamento della motovedetta della Finanza -, che era stato ipotizzato dalla polizia giudiziaria e che è stato riassorbito nell'accusa di resistenza e violenza contro la nave da guerra. La Rackete, comunque, resta anche indagata per favoreggiamento dell'immigrazione clandestina aggravato. E a suo carico, quindi dovrebbe scattare anche il decreto di espulsione dall'Italia già annunciato dal ministro dell'Interno, Matteo Salvini, in caso di scarcerazione. Davanti al gip verrà assistita dagli avvocati Leonardo Marino e Alessandro Gamberini.

LA DIFESA
Intanto, chiusa nell'appartamento top secret di Lampedusa, affittato appositamente dalla Ong e dove ha trascorso le ultime ore ai domiciliari, la comandante della Sea Watch 3, arrestata due giorni fa per avere forzato il posto di blocco della Finanza facendo ingresso nel porto di Lampedusa e per avere colpito la motovedetta V808 durante l'operazione - non autorizzata - di attracco, prepara la sua difesa. «Non volevo speronare la motovedetta o uccidere qualcuno, volevo solo salvare delle vite. Ho fatto un errore di manovra», ha già detto la giovane tedesca. «È stata fatta una manovra in condizioni di estrema difficoltà, ma non c'è stato alcun atto criminale», ha spiegato la capitana a uno dei legali della Ong, Salvatore Tesoriero, ricostruendo la manovra di attracco e sottolineando che «non c'è stato alcun contatto» con la motovedetta della Finanza. Per l'avvocato, una possibile strategia difensiva sarà quella di contestare il fatto che la motovedetta fosse una «nave da guerra», come ipotizzano invece gli inquirenti. La Rackete sostiene inoltre di avere forzato il blocco per uno «stato di necessità»: c'era il timore che i migranti a bordo, prostrati dalla lunga permanenza in mare, potessero compiere gesti autolesionistici. Una tesi che non trova d'accordo il vicepremier leghista: «Ma se nessuno dei 41 immigrati a bordo aveva problemi di salute, di quale necessità parlava?», ha detto ieri Salvini.

L'EQUIPAGGIO
Intanto l'equipaggio della Sea Watch 3 si schiera con la comandante: «Siamo orgogliosi di lei, ma anche preoccupati per le conseguenze a cui potrà andare incontro - dice uno dei volontari - Mi auguro che la giustizia italiana faccia il suo corso, siamo fiduciosi. Non volevamo fare del male ai finanzieri. La loro imbarcazione all'improvviso si è messa tra noi e la banchina». Mentre ieri pomeriggio la Ong tedesca è passata al contrattacco, accusando la Finanza di avere agito da «irresponsabile» per avere tentato di impedire l'attracco della nave al porto di Lampedusa.
Lo dice in conferenza stampa dalla villetta comunale di Lampedusa, Giorgia Linardi, la giovane portavoce della Ong: «Noi crediamo che sia irresponsabile che, anche nel momento in cui è stato violato un alt, si faccia questo tipo di manovra ostruttiva nei confronti di una nave che non voleva certamente minacciare o bombardare - ha aggiunto - la Guardia di Finanza ha deciso di infilarsi nello spazio già ridotto tra la nave e la banchina nel momento in cui la nave stava già attraccando. È rimasta in quello spazio che inevitabilmente si sarebbe chiuso. È stata una manovra molto difficile che non si aspettava di dover fare».
Poi conclude difendendo a spada tratta la Rackete: «Carola si è effettivamente scusata con la Guardia di Finanza, ma non per essere entrata in porto. Mi ha detto che non aveva scelta perché non poteva fare un'altra notte in mare. Lo stato di necessità invocato è stato ignorato per oltre 36 ore».
 
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Lunedì 1 Luglio 2019 - Ultimo aggiornamento: 16:09