Cantieri, niente fondi: in Puglia ferme 41 opere strategiche

Sabato 21 Settembre 2019 di Vincenzo DAMIANI
In tutta Italia i cantieri fermi sono 610, opere incompiute che valgono quattro miliardi di euro. Di queste, lancia l’allarme la Corte dei Conti, 425 interessano il Sud (172) e le isole (253), solo marginalmente il Nord (appena 86), minore l’incidenza anche nel Centro (136). In Puglia sono 41 e alcune sono considerate persino “strategiche”: strade come la statale 172 oppure il raddoppio della statale 275 Maglie-Leuca, progettato 22 anni fa. Dall’elenco emerge che è la provincia di Foggia quella con più incompiute (16), a quota 8 Lecce e Taranto, poi Bari (6) e tre a Brindisi. 
<WC1>Nell’elenco non ci sono solamente strade, sono fermi anche diversi cantieri per realizzare scuole, palestre, interventi per le infrastrutture dei consorzi di bonifica. Se, come annunciato in Fiera del Levante, a Bari, dal premier Giuseppe Conte, il “Piano straordinario per il Mezzogiorno” parte dalle infrastrutture, per il nuovo governo giallo-rosso non possono esserci dubbi: i finanziamenti per sbloccare l’Italia devono essere investiti nel Sud. Basti pensare che, secondo il “Rapporto 2019 sul coordinamento della finanza pubblica” elaborato dalla Corte dei Conti, il valore delle opere incompiute al Sud è di oltre 1,2 miliardi di euro. La maggior parte degli interventi è di interesse regionale e locale, ma ci sono pure 37 cantieri di interesse nazionale di cui 18 al Sud, 15 al Centro e appena quattro al Nord.<WC> «<WC1>Le 37 opere incompiute di interesse nazionale - spiegano i magistrati contabili - hanno comunque un valore economico di pari importanza: un valore dei quadri economici complessivi aggiornati di circa 1,8 miliardi, (il 47 per cento del totale delle opere incompiute), lavori approvati per 1,4 miliardi di cui realizzati per 491,2 milioni». Per quanto riguarda, invece, i cantieri di interesse regionale e locale, complessivamente sono 610 quelli fermi per un valore complessivo di 2,1 miliardi. Il 66 per cento del totale riguarda lavori già approvati (valore 1,5 miliardi) con uno stato di avanzamento del 50,7 per cento. La Puglia è al terzo posto per numero di opere incompiute, preceduta da Sicilia (162 cantieri fermi) e Sardegna (86).
«Si tratta di opere <WC>-<WC1> commenta la Corte dei Conti - per le quali le stazioni appaltanti sono principalmente costituite da Comuni; seguono le aziende sanitarie, i consorzi e le aziende territoriali per l’edilizia residenziale<WC>»<WC1>. In termini di valori gli importi più rilevanti sono riconducibili alle infrastrutture sociali, di trasporto e a quelle ambientali e idriche. Nel primo caso le opere incompiute riguardano soprattutto quelle relative a infrastrutture sportive, per spettacolo e tempo libero e nell’ambito della difesa. A seguire quelle abitative, del settore sanitario e scolastico, giudiziarie e penitenziarie. 
Nel settore trasporto, le opere censite dalla Corte dei Conti riguardano in maggior parte alle infrastrutture stradali e a quelle ferroviarie. Seguono quelle legate al trasporto urbano e aeroportuale. Le 77 opere ambientali riguardano principalmente opere relative alla difesa del suolo; quelle idriche, le dighe e gli interventi per la captazione e adduzione delle acque per usi non agricoli. Gli impianti sportivi, con 61 interventi, è la categoria con il più alto valore finanziario di circa 720 milioni. Ma sono soprattutto le strade regionali, provinciali e comunali del Mezzogiorno, con 68 interventi non conclusi, a soffrire maggiormente. Dando uno sguardo alla provenienza finanziaria delle risorse destinate al finanziamento degli interventi, su 610 opere incompiute 171 hanno usufruito di una copertura finanziaria statale, 316 almeno di una copertura regionale, che risulta essere quindi la fonte più ricorrente, 139 di una copertura da parte dell’ente comunale. Solo 42 di una copertura da parte dei privati e 44 di copertura anche mediante utilizzo di risorse dell’Unione europea. 
Ma perché i cantieri restano fermi per anni e anni? Le risposte le forniscono i magistrati contabili: La mancanza di fondi - si legge nella relazione - rappresenta la causa più ricorrente, anche se non può stabilirsi se sia la principale causa che sta alla base del fenomeno della mancata realizzazione delle opere. Infatti, le cause così come individuate non sottostanno né ad un criterio ordinale né hanno un peso relativo. Difficile trarre delle conclusioni. Non risulta facile, infatti, cogliere in maniera univoca il significato di mancanza di fondi: se vada intesa nel senso che il finanziamento non è stato sufficiente a coprire il costo dell’opera o se invece vi sia stato, ad esempio, un mancato trasferimento da parte dell’amministrazione pubblica per qualunque altra causa.

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