Giovane ucciso da un cacciatore, l'ultima telefonata al papà: «Mi hanno sparato»

Aveva con sé un fucile da caccia calibro 12 e una cinquantina di munizioni, ma senza avere mai conseguito il porto d'armi, Nathan Labolani, il diciannovenne di Apricale (Imperia), ucciso per errore con un colpo di fucile all'addome ieri da un cacciatore di 29 anni, di Ventimiglia, che lo avrebbe scambiato per una preda. 

LEGGI ANCHE Elisabetta Canalis: «La caccia è da sfigati»

La notizia, trapelata oggi e confermata dalla procura, può cambiare lo scenario della disgrazia avvenuta ieri mattina sulle montagne di Apricale, ponente della Liguria, in mezzo a un bosco dove era in atto una battuta di caccia al cinghiale che impegnava circa 25 persone. Nathan, coperto dalla vegetazione, è stato scambiato per un animale e colpito dai pallettoni alla pancia. Stava andando in gita con il suo cane hanno raccontato ieri i familiari e gli amici. Il cacciatore che ha sparato, indagato per omicidio colposo, ha raccontato di avere dato il consueto grido per capire se dietro al cespuglio ci fosse qualcuno e non avendo ricevuto risposta ha sparato. 
 
 

Il giovane è morto dopo una breve agonia, dopo avere parlato al telefono con il papà Enea, che lo stava cercando disperato dopo avere saputo di un incidente di caccia da un amico: «papà mi hanno sparato alla pancia» gli ha gridato prima di fare cadere la comunicazione. «Non sapevo che avesse un fucile, non so se è suo quello che gli hanno trovato accanto - ha detto il papà -. Ma non è lui che ha sparato. Voglio giustizia». La procura sta approfondendo le indagini per verificare ogni ipotesi, anche quella che il giovane stesse a sua volta cacciando o facesse parte di una delle due squadre. «Ho già detto tutto ai carabinieri, la verità è dai carabinieri, il ragazzo non cacciava con noi» ha detto Luciano Bacigaluppi, capo squadra di Camporosso -. Conoscevo Nathan, il papà e il nonno. È stata una disgrazia. Abbiamo cacciato a squadre congiunte, in 25 o 26 su un'area con una circonferenza di circa 3 km. Nella caccia al cinghiale un passista attende la preda e un battitore spara. Sappiamo sempre dove siamo tutti, ci sentiamo via radio». Enea aveva appena finito di fare colazione a Isolabona poco prima delle 8 quando ha avuto notizia dell'incidente: «Sapendo che mio figlio frequenta quella zona l'ho chiamato e alla terza volta mi ha risposto». Enea corre verso il sentiero ma «i carabinieri mi hanno fermato. Sentivo il dottore gridare 'Nathan, respira, rispondimì e ossigeno, ossigeno».

Il papà della vittima respinge l'ipotesi che il figlio stesse partecipando a una battuta di caccia con una delle due squadre. «Ritengo di no. Mio figlio era un solitario e non ero a conoscenza del fatto che avesse un'arma, ammesso che quella fosse sua». Una cosa lo ha colpito: »nessuno dei cacciatori, anche quelli che conosco in paese, si è fatto sentire. Nathan si è trovato nel posto sbagliato al momento sbagliato, se fosse stato una decina di metri più in là il rumore tra le fronde si sarebbe confuso con quello del fiume e nessuno si sarebbe accorto di lui«. Sullo sfondo le polemiche. Il ministro Costa ha chiesto alle Regioni di proibire le battute alla domenica. Il presidente del Piemonte Chiamparino è d'accordo: «Faccia un decreto che diventi immediatamente esecutivo, le ragioni d'urgenza mi pare non manchino». La Lega invece frena. Le associazioni animaliste denunciano che il numero degli incidenti di caccia è cresciuto nelle ultime stagioni e chiedono provvedimenti più incisivi.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Lunedì 1 Ottobre 2018 - Ultimo aggiornamento: 02-10-2018 16:23
COMMENTA LA NOTIZIA
0 di 0 commenti presenti