Ostia, sotto choc il bimbo “in vendita”. La madre lo cerca: «Dove sta?»

Martedì 28 Luglio 2020 di Moira Di Mario e Raffaella Troili
Ostia, sotto choc il bimbo “in vendita”. La madre lo cerca: «Dove sta?»

Da Ostia ad Ardea, come un ambulante che vende la sua merce, solo che lui offriva ai passanti il figlio di 3 anni. I viaggi dell’orrore iniziavano ad Ardea dove l’uomo, A.H., 23 anni, rom, risiedeva nel complesso Le Salzare, un bronx dove regnano illegalità, degrado e disagio sociale e dove la componente rom la fa da padrone. L’incubo è finito domenica quando l’aguzzino con il figlio sottobraccio ha proposto a un turista: «Vuoi fare sesso con lui?», indicando il bambino. Il passante sconvolto trovandosi su lungomare Vespucci tra l’ex Amanusa e lo stabilimento delle Fiamme gialle ha avvertito immediatamente gli uomini della Guardia di Finanza che hanno rintracciato il 23enne e il bambino. L’uomo ha mollato il piccolo e tentato la fuga, alla fine è stato bloccato. Ora il piccolo è ancora in ospedale. Non parla, i medici stanno cercando di capire se è una conseguenza degli orrori subiti, perché nonostante la tenera età non emette un gemito né prova a farsi capire.

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Piange, spaventato e si ritrae se gli si avvicina una figura maschile, che sia un medico o un infermiere. «Sicuramente ha vissuto brutti momenti» dice chi in queste ore ha cercato di sciogliere il bandolo della matassa. Per questo i medici di pediatria stanno con delicatezza eseguendo tutta una serie di accertamenti sul suo stato di salute. Dunque, l’uomo che ha tentato di vendere un bimbo in cambio di prestazioni sessuali era il padre. A confermarlo è stata la Guardia di finanza dopo un lungo lavoro di incrocio dei dati anagrafici forniti ieri dalla mamma del piccolo con quelli dei Comuni di Roma e Ardea, dove vivono la donna, il 23enne e il bambino. Il padre ha numerosi precedenti per furto, truffa, stupefacenti, resistenza a pubblico ufficiale. La madre, con la nonna e una zia ieri mattina si è presentata alla compagnia pronto impiego dei baschi verdi: «È mio figlio, dove sta, voglio vederlo». Il padre orco si trova nel penitenziario di Regina Coeli in attesa dell’udienza di convalida. Quando è stato ammanettato si è limitato a dire l’età e l’etnia. Poi non ha più parlato. Arrestato con l’ipotesi di sfruttamento della prostituzione minorile e resistenza a pubblico ufficiale, da ieri la sua posizione si è aggravata.
 

SOTTO OSSERVAZIONE

È poco probabile che il piccolo rientri in famiglia, per ora resta ricoverato al Grassi, sotto costante osservazione da parte dei medici, degli psicologi e delle assistenti sociali. Arrivato al pronto soccorso sporco e denutrito, piangeva e non si dava pace. Non riesce a dire nulla, nemmeno mamma o papà. I medici stanno cercando di capire se il mutismo sia dovuto allo choc oppure a una patologia. Domenica girava per Ostia insieme al padre, scalzo e indossava solo le mutandine. A rassicurarlo e a mettergli una maglietta è stata un’agente della Polizia che lo ha preso in braccio e lo ha fatto bere. La famiglia abita alle Salzare, serpentone di cemento armato sul lungomare degli Ardeatini finito spesso sotto i riflettori per smaltimento illegale di rifiuti, spaccio di stupefacenti e roghi tossici sotto le finestre degli appartamenti. Una zona completamente degradata dove centinaia di famiglie bosniache e rom vivono nelle case occupate e dove le condizioni igieniche e sanitarie sono disastrose.

 

L'arresto

Ultimo aggiornamento: 29 Luglio, 10:02 © RIPRODUZIONE RISERVATA